IL RISCHIO VELATO DEGLI ACCORDI DI OSLO ‘MORTI’

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di Ramzy Baroud

14 settembre 2018

Yossi Beilin è tornato. Questo incorreggibile ‘pacificatore’ israeliano è come la mitica fenice che risorge dalle sue ceneri. In un recente articolo su AL-Monitor, Beilin ha scritto a favore dell’idea di una confederazione tra Israele e la Palestina.

Un confederazione “potrebbe prevenire la necessità di evacuare i coloni e di permettere a coloro che vivono in Palestina come cittadini israeliani, proprio come un analogo numero di cittadini palestinesi potrebbero vivere in Israele,” ha scritto.

Curiosamente, Beilin sta promuovendo una versione di un’idea proposta dal Ministro della Difesa israeliano, di sinistra, Avigdor Lieberman.

La differenza tra Beilin e Lieberman è nel modo in cui scegliamo di percepirli: il primo è stato il padrino degli Accordi di Oslo di 25 anni fa, una nota ‘colomba’ politica ed ex presidente del partito Meretz, di sinistra. Lieberman, d’altra parte, è, presumibilmente, l’esatto opposto.

Quando, tuttavia Lieberman ha suggerito il trasferimento della popolazione e gli scambi territoriali, si è scatenato l’inferno. Quando Beilin l’ha fatto, i suoi sforzi sono stati percepiti come un onesto tentativo di resuscitare il ‘processo di pace’ dormiente.

Questa è la genialità di Beili, dei suoi sostenitori, e di tutto il ‘processo di pace’ che è culminato negli Accordi di Oslo e nella famosa stretta di mano  alla Casa Bianca   tra il defunto Presidente dell’OLP, Yasser Arafat, il defunto Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin, nel settembre 1993. Sono riusciti a etichettare la  loro orribile violazione della legge internazionale, come uno sforzo sincero di raggiungere la pace tra due parti contrastanti.

L’Amministrazione di Donald Trump ha da lungo tempo superato Oslo e i suoi logori cliché di ‘processi di pace’, di compromessi penosi’,  di esercizi ‘per costruire la fiducia’, ecc. dato che sta promuovendo qualcosa di interamente diverso, il cosiddetto ‘Accordo del secolo’.

Oslo, però, non se ne andrà. Rimane un problema perché il fondamento intellettuale che ha portato alla sua concezione, è ancora saldamente in atto, dove soltanto Israele è importante e le aspirazioni del popolo palestinese sono ancora  irrilevanti.

Mentre Beilin non è più un politico influente, ci sono molti Yossi Beilin che sono ancora occulti e che svolgono il ruolo di ‘pacieri’, incontrandosi a porte chiuse, in margine alle conferenze, offrendo i loro servizi come interlocutori, ‘faccendieri’, intermediari e salvatori.

Il defunto professore palestinese, Edward Said, non faceva una profezia quando avvertiva delle conseguenze disastrose future di Oslo, mentre veniva firmato. E’ stato ignorato dai media ordinari e dagli opinionisti in quanto ’radicale,  messo insieme ad    altri ‘nemici della pace’ di entrambe le parti’, ma, come molti altri Palestinesi, aveva ragione.

I leader di Labor e del Likud, allo stesso modo, non hanno nascosto il fatto che Oslo era stata designata a isolare i Palestinesi in enclave non adiacenti, economicamente non fattibili, circondate da confini controllati dagli Israeliani, con insediamenti e strade degli insediamenti che punteggiano e di fatto violano l’integrità dei territori,” ha scritto su The Nation.

La colonizzazione della Palestina, per la prima volta, stava accelerando con il consenso della leadership palestinese. L’OLP è stato trasformato in un organismo locale con la nascita dell’Autorità Palestinese (AP) nel 1994. I diritti di milioni di rifugiati ebrei nella diaspora sono stati declassati. La Cisgiordania è stata divisa in tre zone, A, B, C, ognuna governata da regole diverse, per lo più sotto il controllo delle forze armate israeliane.

La ‘rivoluzione palestinese’ si è trasformata in un processo angosciante di ‘costruzione dello stato’, ma senza stato o neanche territori contigui. I Palestinesi che rifiutavano gli orribili esiti di Oslo – espansione prolungata delle colonie ebraiche, Occupazione prolungata e violenta, normalizzata tramite il ‘coordinamento di sicurezza’ tra Israele e l’AP – venivano spesso maltrattati e considerati estremisti.

Nel frattempo, le successive amministrazioni statunitensi hanno continuato a finanziare e a difendere Israele, indifferenti al loro appellativo fatto su misura, di ‘onesto mediatore di pace’.

L’AP è stata al gioco perché  erano davvero troppo redditizi per essere abbandonati   per principio. Era sorta una nuova classe di Palestinesi che dipendeva da Oslo per la sua ricchezza e per il suo benessere.

Anche quando l’Amministrazione Trump ha tagliato tutti i fondi all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), e ha  stralciato  i 200 milioni di dollari in aiuti umanitari all’AP, gli Stati Uniti hanno comunque concesso 61 milioni di dollari all’AP per mantenere la sua ‘collaborazione alla sicurezza’ con Israele. La sicurezza di ‘Israele’ è proprio un vincolo troppo sacro per essere infranto.

Questo è il motivo per cui Oslo rimane pericoloso. Non è l’accordo in sé che è importante, ma la mentalità che c’è dietro – il discorso diplomatico e politico che è interamente fabbricato per servire esclusivamente a Israele.

Nel 2017, a Daniel Pipes, del Middle East Forum,  pro-Israele, *è venuta in mente quella che sembrava un’idea puerile: una ‘strada per la pace’ tra Israele e i Palestinesi, basata sulla semplice dichiarazione che Israele ha vinto.

La nuova strategia richiede poco nel senso di negoziati. Implica semplicemente che Israele dichiari ‘vittoria’, che Pipes ha definito come ‘imporre la propria volontà al nemico, costringendolo tramite la perdita a rinunciare alle sue ambizioni belliche.’

Da allora, gli Stati Uniti stanno, ovviamente, seguendo un piano per un strategia in cui gli Stati Uniti fanno progredire la ‘vittoria’ di Israele, imponendo, contemporaneamente,  condizioni di resa ai Palestinesi sconfitti. Malgrado il loro linguaggio più diplomatico e legale, questa è stata anche l’essenza di Oslo.

Trump, per la soddisfazione del Primo Ministro israeliano di destra, Benjamin Netanyahu, potrebbe pensare che da solo ha distrutto gli accordi di Oslo o qualunque parte ne fosse rimasta. Comunque, giudicando dalle sue parole e azioni, Trump ha indicato che lo spirito di Oslo resta vivo: le tangenti, la prepotenza  e le lotte per quella ‘vittoria’ finale israeliana fortemente desiderata.

Oslo non è un documento legale specifico che può essere reso effettivo o rifiutato. E’ uno spettri in cui i personaggi simili a Beilin, Lieberman e Pipes hanno più cose in comune di quante possano pensare, e in cui il destino del popolo palestinese è lasciato a leader inetti, incapaci di pensare al di là dello spazio loro assegnato dagli Israeliani e dagli Americani.

Purtroppo, Abbas e la sua Autorità stanno ancora festeggiando a spese dello spazio vuoto che è Oslo, non gli ‘accordi’ – disposizioni, clausole e micchi di carte  – ma la cultura della corruzione: denaro, benefici e una sconfitta totale.

https://it.wikipedia.org/wiki/Middle_East_Forum

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e direttore di Palestine Chronicle. Il suo prossimo libro è: ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press, London). Baroud ha ottenuto un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Studioso Non Residente presso il Centro Orfalea per gli Studi Globali e Internazionali all’Università della California, sede di Santa Barbara.  Visitate il suo sito web: www.ramzybaroud.net.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-veiled-danger-of-the-dead-oslo

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

IL RISCHIO VELATO DEGLI ACCORDI DI OSLO ‘MORTI’

http://znetitaly.altervista.org/art/25856

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