Il vangelo di Trump secondo Pompeo al Vaticano e all’Onu: Cina e Iran i demoni del mondo

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/09/21/il-vangelo-di-trump-secondo-pompeo-al-vaticano-e-allonu-cina-e-iran-i-demoni-del-mondo/

Remocontro Remocontro  21 Settembre 2020

 

Il segretario di Stato Usa il 29 settembre a Roma e (forse) in Vaticano. E a Papa Francesco chiede, in nome e per conto dei suo ispiratore e mandante, di stracciare l’intesa con il governo cinese sui vescovi locali siglata due anni fa che dovrebbe essere rinnovata nelle prossime settimane.
«A rischio l’autorità morale della Santa Sede», tuona ‘l’autorità morale’ attualmente alla Casa Bianca.
Poi, la stessa Casa Bianca pretende di rinnovare da sola le sanzioni Onu contro l’Iran
.

Il vangelo di Trump secondo Pompeo

«Due anni fa, la Santa Sede ha raggiunto un accordo con il Partito comunista cinese, sperando di aiutare i cattolici cinesi. Ma l’abuso del Pcc sui fedeli è solo peggiorato. Il Vaticano metterebbe a rischio la sua autorità morale, se rinnovasse l’accordo». Così twitta Mike Pompeo.
Il governo degli Stati Uniti ufficialmente contro la politica di avvicinamento della Santa Sede alla Cina, e in particolare contro lo storico accordo tra il Vaticano e il governo di Pechino sulle nomine dei vescovi che, a due anni dalla firma, è ora in via di rinnovo.

Dipartimento di Stato più santo della Santa Sede

«Il Dipartimento di Stato è una voce forte per la libertà religiosa in Cina e nel mondo. Continueremo a farlo e a essere a fianco dei cattolici cinesi. Chiediamo al Vaticano di unirsi a noi». Da Oltretevere non si hanno ancora reazioni ufficiali alle affermazioni dell’amministrazione Trump. Meno di una settimana fa era stato il primo collaboratore del Papa, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin (il collega di Pompeo), a dichiarare che l’accordo sulla nomina dei vescovi tra il Vaticano e la Cina, scadrà “ad ottobre” ma le intenzioni comuni sono di proseguire con il suo rinnovo.

Ostpolitik del Vaticano e Italia sulla via della seta

Visita di Pompeo in Vaticano, il 29 settembre, forse a rischio. L’ostpolitik del Vaticano di Papa Bergoglio non va giù all’amministrazione Trump, impegnata in un duro scontro (anche elettorale) con Pechino su questioni come, tra le altre, il 5G, le guerre commerciali, la raccolta di informazioni, e anche la situazione di Hong Kong. A Roma del dopo Porta Pia, Pompeo cercherà di scoraggiare l’Italia dall’accettare investimenti cinesi in strutture portuali e sul fronte del 5G.

Altre sanzioni Usa contro l’Iran spaccano l’Onu

E sempre Pompeo, dopo il Vaticano e l’Italia, bacchetta anche le Nazioni Unite, oltre Cina e Iran che sono i Diavoli. Ripristino delle sanzioni dell’Onu contro l’Iran «per non aver rispettato gli impegni assunti con l’accordo sul nucleare», ma senza che l’Onu l’abbia deciso. Da Teheran, «Usa irresponsabili». Da Mosca, «decisioni illegittime». Incertezza diffusa sulla mossa del segretario di Stato Usa. Gran Bretagna, Francia e Germania: «Nessuna validità giuridica». Di fatto, Washington isolata come mai in precedenza.

Invenzioni elettorali per fare ‘ammuina’

Pompeo cerca di spiegare la decisione unilaterale Usa come un ‘snapbacck’, un ripristino sulla base della vecchia sanzioni per violazioni iraniana. Giudice unico, il corpulento signore per ora alla Casa Bianca. Ma Washington è quasi sola contro tutti: le altre grandi potenze, Russia, Cina, ma anche gli alleati europei degli americani, contestano. «Qualsiasi decisione o azione presa sulla base di questa procedura o il suo esito sono privi di effetto per legge», avevano risposto in anticipo Francia, Gran Bretagna e Germania in una lettera congiunta inviata venerdì alla presidenza del Consiglio di sicurezza.

Sordi e in ‘fuori gioco’

«Abbiamo tutti detto chiaramente in agosto che questa manovra è illegittima. Washington è sorda?», ha detto il rappresentante russo alle Nazioni unite. Nessuno è sordo. È Trump in campagna elettorale.
«Gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano e quindi non possono avviare il processo per la riapplicazione delle sanzioni Onu decise con la risoluzione 2231», scrive in una nota l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell.

 

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