Il Venezuela in casa Usa, polizia in ambasciata a sostegno di Guaidó

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‘Golpe diplomatico’ in casa americana. Ambasciata venezuelana a Washington. Sostenitori americani di Caracas impediscono al presunto ambasciatore dell’autonominato presidente Guaidó, di insediarsi in casa Usa. E la polizia irrompe

La polizia Usa invade
l’ambasciata venezualana

Il Venezuela in casa Usa, polizia in ambasciata a sostegno di Guaidó
L’ambasciata venezuelana a Washington dopo la rottura delle relazioni diplomatiche tra Usa e Venezuela sempre territorio non statunitense. Via i diplomatici accreditati, con l’autorizzazione del governo di Caracas un presidio interno di attivisti statunitensi contro il tentativo del rappresentante di Juan Guaidó, tale Carlos Vecchio, nominato ambasciatore dall’autonominato presidente, con l’ordine di insediamento, golpe questa volta diplomatico’. Prima il taglio di elettricità e acqua, poi l’assedio e il blocco dei rifornimenti di cibo. Ora l’invasione della polizia.

Colpo di mano lunedì, quando la polizia metropolitana di Washington ha fatto irruzione nella sede diplomatica, minacciando di sfrattare gli attivisti. A confermarlo è stato su Twitter proprio Carlos Vecchio, nominato da Guaidó ambasciatore del Venezuela e riconosciuto subito dagli Stati Uniti, lui che ha chiesto l’irruzione, l’arresto e l’imputazione degli attivisti. Il governo venezuelano da Caracas e mezzo mondo ‘sconsigliano’ la forzatura, ma l’idea di potersi scegliere, oltre al Presidente su misura, anche il nuovo ambasciatore in casa, alla Casa Bianca vince.

Solo quattro i resistenti rimasti all’interno dell’ambasciata, che non hanno alcuna intenzione di andarsene, almeno finché la custodia della sede diplomatica non sarà trasferita a uno Stato neutrale come la Svizzera. Accuse imbarazzanti a governo Usa e polizia, che aveva l’obbligo (Convenzione Vienna), «di salvaguardare la sede diplomatica anche con rapporti diplomatici interrotti». Ora esce che lo pseudo ambasciatore sollecita il Comando Sud Usa ad invadere il suo paese. Presunto ambasciatore che organizza l’invasione, ‘liberatrice quanto vuoi’, del suo Paese?

L’Invasione invocata
e ‘glifosato’ Monsanto

Juan Guaidó e il suo ambasciatore personale a trattare di invasione. Annuncio pubblico l’11 maggio, su istruzioni date a Carlos Vecchio per accordi col Comando sud degli Stati uniti e col presidente della Colombia Iván Duque per una «cooperazione militare internazionale». Scusa, la «penetrazione dell’Esercito di liberazione nazionale colombiano e dei militari cubani». E il capo del Comando sud degli Usa Craig Faller dichiara di essere «disposto a discutere il modo in cui appoggiare il ruolo dei leader delle forze armate decisi a restaurare l’ordine costituzionale». Quale?

L’ordine costituzionale definito da chi? Juan Guaidó in gravi difficoltà di leadership, riferiscono Associated Press, Deutsche Welle e France Press, dopo il nuovo fallimento della manifestazione di sabato scorso. Peggio, il nome di Guaidó viene ora associato anche a quello della Bayer, colosso tedesco che con l’acquisizione della Monsanto, ne ha ereditato anche le cause -due quelle già perse, in arrivo altre 13mila- intentate dalle vittime del glifosato, principio attivo del diserbante Roundup dai «probabili» effetti cancerogeni (Organizzazione mondiale della sanità).

Bayer-Monsanto ruolo chiave della strategia Usa per un cambio di regime in Venezuela, ricorda Claudia Fanti sul Manifesto, dove vale finora la «Legge sulle sementi del popolo», 2015, che blocca il mercato venezuelano al glifosato e organismi geneticamente modificati. Inserto Affari&Finanza, Repubblica di lunedì, Tonia Mastrobuoni, ricordava come Chávez già nel 2004 aveva impedito alla Monsanto di piantare 500mila acri di soia geneticamente modificata, riportando le accuse rivolte all’impresa di sostenere Guaidó «per impadronirsi delle piantagioni».

 

 

 

Il Venezuela in casa Usa, polizia in ambasciata a sostegno di Guaidó

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