Il villaggio di al-Walaje: la costruzione del muro avanza

Saturday, 07 May 2011 15:06 Marta Fortunato

“Il movimento verrà controllato, non ridotto”, ha dichiarato la corte israeliana agli abitanti di al-Walaje, un villaggio a soli quattro chilometri da Betlemme che presto verrà completamente accerchiato dal muro.

La costruzione del muro ad al-Walaje

I 18000 dunum di terre che il villaggio possedeva fino al 1948, ora si sono ridotti a 2800 dunum e ogni giorno i lavori per la costruzione del muro proseguono. L’obiettivo finale è quello di chiudere completamente il villaggio e di porre un check point di ingresso per controllare l’accesso ad al-Walaje.

La tormentata storia di al-Walaje ha inizio nel 1948 quando l’esercito israeliano occupa il villaggio, confisca la maggior parte delle terre e costringe gli abitanti a lasciare le loro case e a rifugiarsi nelle caverne. “Da quel momento la vita è cambiata, i legami familiari e sociali hanno iniziato a distruggersi.” spiega all’AIC Shirin al-‘Araj, una delle leader del comitato popolare di al-Walaje, “Da un giorno all’altro gli abitanti si sono ritrovati divisi, in caverne disperse in diverse vallate. Anche la comunicazione tra loro era difficile. I miei genitori, come tutti gli altri abitanti, pensavano di poter fare ritorno al loro villaggio natio in pochissimo tempo”. Invece gli anni sono passati senza la possibilità di ritorno, e senza la volontà di spostarsi dalle caverne. “Spostarsi significava ammettere la sconfitta, significava rinunciare definitivamente alla speranza di tornare nelle nostre case” continua Shirin.

Tuttavia a partire dagli anni ’60 gli abitanti hanno iniziato a trasferirsi in edifici costruiti su terre appartenenti al villaggio che non erano state confiscate nel 1948. Ed è il luogo dove oggi sorge al-Walaje. Ma la tragedia di questo villaggio non finisce qui perché nel 1967 parte del villaggio viene annessa alla municipalità di Gerusalemme Est nonostante agli abitanti venisse consegnata una carta di identità arancione (e non blu come invece dovrebbero avere gli abitanti nell’area di Gerusalemme Est). Inizialmente nessuno capiva la differenza tra le varie carte d’identità, a quel tempo c’era completo movimento all’interno del paese, da Betlemme si poteva raggiungere tranquillamente Gerusalemme, senza nessuna restrizione. “Solo a partire dal 1994, con la creazione dei primi check points e con l’inizio delle limitazioni nel nostro movimento, abbiamo capito il significato della nostra carta d’identità: andare a Gerusalemme presto non sarebbe più stato possibile” conclude Shirin.

La confisca delle terre di al-Walaje non si è mai arrestata: nel 1971 sono stati occupati 4200 dunum di terra, con la creazione della colonia di Gillo e successivamente, nel 1979, con la confisca della collina dove ora sorge la colonia di Har Gillo. Ora al villaggio rimangono 2800 dunum di terra dei 18000 dunum iniziali pre-1948 e al-Walaje si trova ad lottare quotidianamente contro la costruzione del muro. Una volta completata, al-Walaje si troverà completamente circondata dal muro e ci sarà un tunnel e un cancello per accedere a Beit Jala. Questo significa che il villaggio sarà completamente chiuso e ogni accesso sarà monitorato e controllato. Ci sarà la stessa situazione di Qalandya. Lì l’unico check point di ingresso alla città chiude alle 17 ed è vietato l’ingresso a tutti coloro che non abitano all’interno. “A noi è stato garantito che l’accesso verrà solo controllato e non ristretto ma non crediamo più a nulla. Passo dopo passo stiamo perdendo ogni singola libertà sulla nostra vita. Anche quello di manifestare pacificamente”.

Infatti l’aspetto più tragico è che ora gli abitanti hanno paura persino ad organizzare manifestazioni non violente contro il muro. Infatti nelle manifestazioni passate alcuni abitanti di al-Walaje, tra cui quattro bambini sono stati gravemente feriti dall’esercito israeliano e molti permessi di lavoro sono stati letteralmente strappati dai soldati davanti agli occhi increduli dei residenti. Perchè rischiare così tanto? Perché rendere i bambini vittime innocenti di questa ingiustizia?
“Non vogliamo che altri bambini vengano feriti, non vogliamo che altri innocenti paghino e vengano puniti solo perché manifestano pacificamente contro un muro che è illegale. E’ un costo troppo alto che non riusciamo più a sopportare”, continua Shirin.

Camminando per il villaggio non si può non notare che l’opera di costruzione del muro è già iniziata ed è tutt’ora in corso: camion rumorosi trasportano sabbia e roccia da una parte all’altra del villaggio e il muro corre per un lungo tratto definendo il perimetro di al-Walaje, per poi interrompersi improvvisamente. Il muro non verrà costruito sulla Linea Verde, qui come in altri numerosi villaggi della Cisgiordania. Esso rappresenta solo un altro degli infiniti modi che ha ideato Israele per occupare le terre dei palestinesi annettendole all’interno di Israele. Nel caso di al-Walaje il muro dovrebbe essere costruito molto più a ovest, proprio sotto sul versante dell’insediamento di Gillo, invece verrà costruito dall’altra parte del versante, a ridosso del villaggio di al-Walaje, confiscando in questo modo una distesa enorme di terra. Questo piano è stato appoggiato dai salesiani il cui convento sorge proprio in questa vallata di mezzo, tra Gillo e al-Walaje, in questa zona tra la linea verde e il nuovo progetto di costruzione del muro. I salesiani non si sono opposti a quanto deciso dalle autorità israeliane perché altrimenti il loro convento avrebbe perso l’accesso diretto a Gerusalemme.

Emblematico il caso di una famiglia di al-Walaje la cui casa, una volta ultimati i lavori del muro, verrà tagliata fuori dal villaggio poiché verrà a trovarsi dalla parte “israeliana” del muro. Tuttavia il governo israeliano, per impedire alla famiglia di avere libero accesso ad Israele, ha pianificato di costruire una barriera elettrizzata alta quattro metri che circonderà completamente la casa e le farà avere accesso ad al-Walaje tramite un check point personale. Naturalmente, tutta la terra appartenente alla famiglia verrà confiscata poiché si troverà dall’altra parte del muro.

Uno dei motivi che ha portato in tribunale il governo israeliano per cambiare il percorso di questa terribile barriera e per giustificare l’annessione di migliaia di dunum di terra è che se il muro fosse costruito seguendo la linea verde, passerebbe “troppo vicino” allo zoo.Ma vi rendete conto della gravità di questa affermazione?” afferma Shirin indignata “La vita degli animali israeliani vale di più di quella di una famiglia di palestinesi”.

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/2910-il-villaggio-di-al-walaje-la-costruzione-del-muro-avanza

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