Il WPP premia lo scatto sul dolore di Gaza

admin | February 15th, 2013 – 8:11 pm

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http://invisiblearabs.com/?p=5222

L’innocenza dei volti bianchi, irrimediabilmente diafani  dei due bambini. La rabbia di un funerale che, com’è consuetudine, è maschile nella processione che conduce i corpi alla sepoltura. E poi il grigio delle casette, i toni marroni e anonimi dei poveri vestiti che si indossano a Gaza, la folla che si restringe per poter percorrere le stradine sporche e polverose della città. Ci sono tutti i colori spenti di Gaza City e della Striscia, in questo bellissimo e doloroso scatto di Paul Hansen, che il fotografo svedese che ha meritatamente vinto il World Press Photo dell’edizione 2013.

Ci sono, nei tanti dettagli di questa foto, i colori spenti, gli odori, il dolore di Gaza. Tutti assieme, come tutti assieme sono i palestinesi rinchiusi dentrola Striscia, da anni, nel colpevole silenzio, nella scandalosa indifferenza del mondo. Ecco perché ci vogliono i fotografi: per fermare nel tempo ciò che ci ha fatto indignare, nel novembre dello scorso anno, quando questi due bambini, così piccoli, sono morti nella loro casa, distrutta di un missile israeliano. In un attimo. Poi, ce ne siamo dimenticati, di quei bambini e delle altre vittime. Tutti quanti noi.

Fino a che, un giorno di metà febbraio, il World Press Photo ci ha riconsegnato alla memoria tutto quel dolore e quell’ingiustizia. Lasciandomi, ancora una volta, senza altre parole. Mi manca Gaza, moltissimo. Come una storia che non si è espressa.

I credits:

 World Press Photo of the Year 2012

 Paul Hansen, Sweden, Dagens Nyheter

 

20 November 2012, Gaza City, Palestinian Territories
Two-year-old Suhaib Hijazi and his older brother Muhammad were killed when their house was destroyed by an Israeli missile strike. Their father, Fouad, was also killed and their mother was put in intensive care. Fouad’s brothers carry his children to the mosque for the burial ceremony as his body is carried behind on a stretcher.

Per la playlist, Stay Human, dei Radiodervish, dal loro ultimo album appena uscito, Human.

 

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