Ilan Pappe : Censored Voci mostra le atrocità israeliane della guerra 1967

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giovedì 25 giugno 2015

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New evidence from 1967 war reveals Israeli atrocities
Sintesi personale

  Nel 1967 Israele era meno sicuro, rispetto al 1948, di poter contare sull’approvazione internazionale e americana e quindi tentò di nascondere le sue metodologie crudeli. Il muro di segretezza è stato quasi rotto, quando la nave statunitense USS Liberty ha captato comunicazioni tra le truppe nella Striscia di Gaza l’8 giugno del 1967, rivelando probabilmente l’esecuzione sommaria di prigionieri di guerra egiziani e di  civili palestinesi. La nave è stata distrutta il giorno stesso dall’aviazione israeliana.

In seguito le atrocità sono state confermate da testimoni oculari e  da un un servizio della CNN .

La rete ha intervistato, per la prima volta, i parenti e i sopravvissuti di questi crimini di guerra. Il legame tra l’assalto  alla nave USS Liberty e la volontà di nascondere i massacri e le esecuzioni è stato accuratamente studiato da James Bamford nel suo libro Body of Secrets.

I testimoni oculari israeliani nel nuovo film non menzionano nomi di luoghi o date – non sappiamo se le vittime  sono palestinesi o egiziani le nuove testimonianze strazianti sono cautamente presentate come un atto finalizzato a purificare i colpevoli piuttosto che ad  onorare le vittime.

Questo nuovo film dà l’impressione che questi crimini fossero l’inevitabile risultato della guerra del  1967, ma in realtà  facevano parte dei mezzi utilizzati da Israele per risolvere la difficile situazione della nuova conquista territoriale, infatti  lo Stato ebraico aveva  incorporato nel 1967 quasi lo stesso numero di palestinesi espulsi  nel 1948.

L’obiettivo, dopo la fine della guerra, era sempre lo stesso: avere più territorio possibile della Palestina con il minor numero di palestinesi. La nuova strategia, dopo la guerra, si basava sulla logica che, se non si riesce a sradicare le persone, li si  sradica profondamente nelle loro aree di vita  ostacolando l’ accesso al mondo che li circonda.

I palestinesi in tutta la Palestina sono stati, dal 1967, incarcerati  in piccole enclavi circondate da colonie ebraiche, basi militari e no-go zone. Nei territori occupati Israele ha creato una matrice di controllo che molti leader dell’African National Congress considerano di gran lunga peggiore dell’apartheid in Sud Africa. Gli israeliani hanno fatto credere  al mondo che questo   strumento fosse  temporaneo e necessario per mantenere il loro dominio nei territori “contesi”. I mezzi “temporanei” sono diventati  una realtà permanente. Israele ha cercato la legittimità internazionale attraverso gliaccordi di Oslo.

La scandalosa immunità internazionale per questi crimini continua ancora oggi.
Si può solo sperare che coloro che hanno il potere di effettuare il cambiamento nel mondo capiranno, come ha fatto il soldato citato in apertura di questo pezzo, che vi sono più olocausti  e che tutti, indipendentemente dalla loro religione o nazionalità, possono essere o vittima o  carnefice.

L’autore di numerosi libri, Ilan Pappe è professore di storia e direttore del Centre for Palestine Studies at the University of Exeter.

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