IN AMERICA ANCHE IL VIRUS SI MUOVE A DOLLARI

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tratto da: REMOCONTRO

Emiliano Bos Emiliano Bos  10 Aprile 2020

 

Emiliano Bos, corrispondente della RTS (la Rai svizzera) dagli Usa. «Davvero non conosce distinzione questo micidiale virus? Forse si, invece. S’insinua testardo tra chi ha meno. Toglie a tutti, ma soprattutto a chi è già senza. Senza difese immunitarie. Senza salute. E spesso senza assicurazione sanitaria qui in America».

 ‘A livella’ versione stelle e strisce

Nel paese delle disuguaglianze esasperate, il COVID19 s’è presto adeguato. I decessi non son numeri. Sono esistenze che si spengono. Non bastano le statistiche. Ci sono storie e volti. Ma a volte li raccontano anche le percentuali. Come quel 40% di morti afro-americani in Michigan, per esempio, dove costituiscono solo il 14% della popolazione. Lo stesso in Louisiana. A Chicago. A New York.

Quel bastardo di virus picchia duro dove non c’è scampo.

Dove non c’è nemmeno il lusso di poter stare a casa. Sennò chi fa le pulizie in ospedale? Chi consegna il cibo del fast-food rimasto aperto? Chi guida l’autobus pubblico al posto del signor Jason Hargrove, 50 anni, di Detroit, morto di Covid19 perché non gli han dato la mascherina in servizio. Mica è colpa del destino. Nemmeno della sfortuna.

È tutto scritto nei libri di storia.

“Siamo un paese fondato sulla schiavitù e sul razzismo, che ha determinato le scelte politiche” mi ha detto Ashwim Vasan. Non è uno storico. Ma un medico di New York. Insegna alla Columbia University e guida un’organizzazione che si occupa di salute mentale, la “Fountain House”. Sa quello che dice quando denuncia la profonda segregazione del sistema scolastico e abitativo newyorchese. Anche lui vive e lavora lì. Quelli tagliati fuori non sono solo afro-americani. Ma anche immigrati, comunità a basso reddito, lavoratori della gig-economy, quelli di Amazon e Uber per intenderci.

Vulnerabili. Deboli. Spesso dimenticati.

Il virus però sa dove andare a scovarli. Perché chi mangia tutta la vita il “junk-food” – il cibo spazzatura, ossimoro fastidioso per chi non ha manco quello – poi sviluppa patologie. Diffusissime qui in America: obesità, malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione.

A quel punto è come un barattolo di miele aperto.

Invece di attirare le vespe, richiama il virus a forma di corona. Che ora sta mettendo in ginocchio poveri e ricchi ovunque. Certo. Ma sui deboli pesa ancor più, se possibile. Lo dicono i numeri. Lo conferma la storia.

(L’intervista è stata trasmessa al RadioGiornale della RSInews – RadioTelevisione Svizzera)

Emiliano Bos

EMILIANO BOS

 

 

In America anche il virus si muove a dollari

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