In che modo la documentazione di un monomaniaco dei crimini della guerra israeliana in Libano ci può dimostrare come l’Occidente abbia perduto il rispetto per la legge internazionale

REDAZIONE 11 DICEMBRE 2013

 

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di Robert Fisk

 

10 dicembre 2013

 

Odd Krasten Tveit era sempre un tipo ossessivo. In ogni notizia di cui si occupava voleva sempre scavare in profondità, studiarla di più, sentire un altro racconto di orrori, un’altra battuta, un altro fatto storico. Tutti abbiamo fatto servizi giornalistici sulle guerre di Israele in Libano, nel 1978, 1982,1996, e nel 2006. Nel corso degli anni ho trattato la storia di torturatori israeliani nella prigione di Khiam nel Libano meridionale, nell’enorme campo di prigionia di Ansar, nel 1982, gli spaventosi interrogatori di detenuti libanesi e palestinesi.

Ma Karsten ha messo insieme un libro di immani ricerche che rimarrà il volume sulla vergogna di Israele in Libano e sulla sua storica sconfitta. Questo è il titolo dell’edizione inglese: Goodbye Lebanon: Israel’s First Defeat [Arrivederci Libano: la prima sconfitta di Israele]. Le sue domande dettagliate alle vittime della tortura – appese per le braccia, sottoposti a scariche elettriche, in un caso apparentemente violentati e in un altro maltrattati in un ospedale israeliano – hanno un potere irrefrenabile  di convinzione. Non soltanto ha trattato gli avvenimenti  sul terreno nel Libano meridionale, ma ha intervistato i reduci israeliani proprio in Israele.

Ha fatto continuamente servizi alla radio e alla televisione norvegese: voleva imparare così tanto della brutale guerriglia tra Israel ed Hezbollah, che si è preso una vacanza per servire nel battaglione norvegese dell’ONU nel Libano meridionale, indossando il berretto blu. Questa è proprio un’ossessione.

E’ un racconto terribile, storie che sconvolgevano molti dei componenti delle forze di pace  dell’ONU, specialmente i medici militari, mentre aumentavano le prove della brutalità israeliana nei riguardi dei prigionieri in Libano e anche a Israele. Un ufficiale norvegese ha perfino lasciato il Libano passando da Tel Aviv con un rapporto scritto a macchina attaccato con il nastro adesivo sul petto per farlo vedere a un ministro del governo norvegese.

I prigionieri del campo di Ansar venivano maltrattati enormemente. Fuori dalle mura della prigione di Khiam ho visitato un punto di controllo dei supervisori dell’ONU disarmati che mi hanno detto che di notte potevano sentire le urla degli uomini e delle donne torturati. Karsten mi ha detto la stessa cosa. Israele ha negato la sua responsabilità, dicendo che Khiam era sotto il controllo della loro milizia locale libanese. L’ONU non ci ha creduto.

Ci sono anche storie di grande coraggio. A due dei quattro uomini che sono riusciti a scappare da Khiam hanno dato la caccia durante tutta la notte e hanno raggiunto Beirut soltanto con  l’aiuto segreto dei soldati dell’ONU. Si sono ispirati alle fughe dei soldati alleati dai campi di prigionia durante la Seconda Guerra mondiale. “I prigionieri nel campo di Stalag III sono riusciti a prendere dell’equipaggiamento comprando una guardia tedesca,” scrive Karsten. A Khiam un tentativo del genere probabilmente avrebbe significato altre torture e isolamento nella “gabbia delle galline”, un vano di 90 centimetri cubici usato per punizioni ancora più severe.”

E’stato soltanto grazie a un avvocato israeliano che i prigionieri libanesi detenuti a Israele – illegalmente in base alla legge internazionale – sono riusciti a fare ascoltare i loro casi. Molti erano stati prigionieri per anni senza processo, come accadeva anche a Khiam, venivano denudati durante gli interrogatori, venivano loro rifiutate le visite della Croce Rossa Internazionale, lasciandoli con le ferite trascurate o non curate per giorni.

E mi chiedevo, leggendo questo resoconto vergognoso, perché sismo stati così sorpresi quando abbiamo scoperto che i soldati americani torturavano e uccidevano i prigionieri in Iraq e in Afghanistan. Karsten dice che a un certo punto i soldati israeliani nella zona di occupazione nel Libano meridionale – gli israeliani la chiamavano ‘zona di sicurezza’, una definizione che molti giornali hanno ripetuto vigliaccamente – erano  cittadini di nazionalità mista israelo-americana. Alcuni di loro  erano militari  nell’esercito americano in Iraq?

Il campo di prigionia di massa ad Ansar sembra una versione violenta di Guantanamo. E quando gli Stati Uniti hanno ripetutamente messo il veto alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che condannavano il trattamento fatto da Israele ai civili libanesi, mi chiedo se in qualche modo quello è stato il momento in cui i governi americani hanno perduto il loro rispetto per le legge internazionale – come hanno dimostrato nel trattamento dei prigionieri in Iraq e in Afghanistan (o nella stessa invasione dell’Iraq).

Ci sono dettagli penosi del tormento inflitto agli ostaggi occidentali in Libano e dei giudizi impietosi dati sugli informatori  di Hezbollah. Non ci sono molte tipi buoni nei servizi di Kartsen. Alla fine è venuto fuori che anche  i prigionieri degli israeliani erano ostaggi – li chiamavano  “merce di scambio”  un’altra espressione che la stampa ha usato ampiamente – e sono stati liberati per assicurare il rilascio dei prigionieri israeliani o la consegna dei loro cadaveri.

Khiam non c’è più da un pezzo. La guerra in Libano è ora surclassata dal bagno di sangue in Siria. Il libro di Karsten ci ricorda  che la crudeltà non ha confini geografici. Quante altre cose abbiamo da imparare sugli orrori del Libano? O dell’Afghanistan? O dell’Iraq? O della Siria?

Dei paralleli con l’Irlanda non così chiari

Vedo che Mustafa Barghouti, il capo dell’Iniziativa Nazionale Palestinese – che non ha nulla a che fare né con Hamas né con l’Autorità Palestinese – ha parlato a lungo a Dublino dei paralleli tra la storia irlandese e quella palestinese. “Trovo grande somiglianza tra la lotta del popolo irlandese e la lotta palestinese per l’indipendenza e la libertà,” dice. Questa affermazione ha meritato una risposta: mmmh.

Quando ha visitato la prigione di Kilmainham, ha detto al giornale Irish Times che intendeva leggere altri libri ancora su Robert Emmett, giustiziato  per un’insurrezione senza speranza nel 1803. Anche noi siamo stati colonizzati dal sistema coloniale britannico,” ha detto Barghouti (fotografato). “Mio nonno e mio zio sono stati messi in prigione in carceri simili a questa.” Ora, dice, il governo di Netanyahu sta distruggendo la possibilità di una soluzione dei due stati e la possibilità di uno stato palestinese.”

Barghouti vuole l’aiuto politico dell’Irlanda, e sostiene che senza la “solidarietà internazionale” per una soluzione pacifica, i palestinesi non avranno uno stato. Ma non sono sicuro che Barghouti abbia scelto proprio il periodo storico giusto della storia irlandese. Avrei pensato che l’estromissione dei Cattolici e l’insediamento Protestante  nella parte dell’Irlanda sotto il controllo del governo inglese (The Pale) sarebbe stato un paragone più plausibile con l’espansione coloniale di Netanyahu. Liberarsi della Leggi Penali non era una grande prospettiva in quell’epoca. I Cattolici non potevano neanche comprarsi la terra. E la “solidarietà internazionale” con gli irlandesi non era molto utile allora.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/an-obsessive-s-documenting-of-israeli-war-crimes-in-lebanon-can-show-us-how-the-west-lost-respect-for-international-law-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/13441

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