In Israele, gli ebrei americani possono dire addio ai loro privilegi

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15/08/2018

Le recenti vessazioni agli ebrei americani di sinistra da parte dello Shin Bet sono un segno che i loro privilegi potrebbero non essere più sufficienti per proteggerli.

Foto di copertina:  Simone Zimmerman. (foto: Rafael Shimunov)

Edo Konrad – 9 agosto 2018

Gli ebrei americani hanno buone ragioni per avere paura. Recenti interrogatori, vessazioni e deportazioni di attivisti ebrei americani di sinistra a causa delle loro convinzioni e attività politiche, hanno inaugurato una nuova fase nei rapporti tra Israele e le comunità ebraiche della diaspora.

L’identità ebraica non è più sufficiente per  proteggere gli attivisti americani dalla mano dello Shin Bet, l’agenzia di sicurezza interna israeliana. Il privilegio di essere ebrei non è più sufficiente per garantire l’ingresso nello Stato ebraico nel caso in cui l’ideologia o le opinioni politiche siano in contraddizione con quelle del governo israeliano.

Quando Simone Zimmerman e Abby Kirschbaum sono stat* fermat* e interrogat* mentre tornavano da un fine settimana nel Sinai, lo Shin Bet e gli agenti dell’autorità di frontiera erano interessati quasi esclusivamente al motivo per cui i due volevano lavorare con i palestinesi. Volevano sapere le loro convinzioni politiche.

Una settimana prima, quando lo scrittore israelo-americano Moriel Zecher-Rothman venne fermato dallo Shin Bet all’aeroporto, un agente lo avvertì di non scendere la “china scivolosa” dell’attivismo anti-occupazione e gli chiese di fornire informazioni sui suoi compagni attivisti di sinistra.

Ariel Gold, che aveva un visto studentesco per studiare a Gerusalemme, è stato detenuto e deportato per le sue affiliazioni politiche. Meyer Koplow, un importante filantropo ebreo, è stato interrogato dai responsabili della sicurezza all’aeroporto a causa di un opuscolo turistico palestinese e in particolare gli è stato chiesto cosa avrebbe raccontato alla sua comunità su ciò che aveva visto in Cisgiordania.

La direzione verso cui questi interrogatori, deportazioni e vessazioni puntano non può essere disgiunta dal contesto più ampio della repressione di Israele del dissenso interno ed esterno attraverso una raffica di leggi pericolosamente antidemocratiche. Una svolta è stata la legge sull’ingresso vietato a chi sostiene il BDS, approvata l’anno scorso, che impedisce appunto agli attivisti BDS stranieri di entrare in Israele. La legge è stata scritta in modo tale che persino il boicottaggio dei beni provenienti dagli insediamenti conta come supporto per il BDS, dando al governo israeliano il margine di manovra per un’interpretazione massimalista e quasi carta bianca per la deportazione di chiunque sia esplicitamente critico sull’occupazione.

Moriel Zecher-Rothman (a destra) prende parte a una protesta contro la segregazione di Shuhada Street nella città di Hebron, in Cisgiordania, il 25 ottobre 2013. (Activestills.org)

Nel tentativo di mettere ordine nei divieti di viaggio, i funzionari israeliani hanno pubblicato in seguito una lista nera di gruppi banditi dall’entrare in Israele, apparentemente per il loro sostegno al BDS, sebbene la lista includesse anche gruppi famosi come l’American Friends Service Committee. La lista nera ha avuto un effetto immediato sugli ebrei americani, portando alla deportazione di Gold, al rifiuto dell’ingresso per un gruppo di rabbini americani di sinistra e di un numero sconosciuto di casi che non hanno fatto notizia.

Il governo israeliano ha deciso di considerare gli ebrei americani liberali e di sinistra potenziali minacce per lo Stato di Israele. Non importa più se credono nella nonviolenza, se lavorano per organizzazioni pacifiste in Israele, o anche se hanno una famiglia nel Paese – nello stato ebraico i loro privilegi non reggono la prova del nove della politica governativa.

Naturalmente, questi ultimi episodi sono un semplice “bip” se s’inseriscono nel quadro più ampio dei decenni di vessazioni, deportazioni e ancor peggio vissuti da palestinesi-americani e arabi ai confini di Israele, quando cercano di entrare. Ciò che accade ai palestinesi e gli arabi americani, non è neppure più considerato degno di notizia: i casi sono semplicemente troppi per essere conteggiati.

Le ultime vessazioni e deportazioni di attivisti ebrei americani sono indicative per una ragione: inviano agli ebrei liberali e di sinistra di  tutto il mondo il messaggio che qui sono sgraditi e che se tentano di entrare, devono essere pronti ad affrontare le conseguenze. Non dovrebbe sfuggire a nessuno l’ironia del fatto che mentre Israele si è recentemente coronata come “Stato Nazione Ebraica”, nello stesso momento sta allontanando un crescente numero di ebrei a causa delle loro opinioni politiche.

Eppure, nonostante la paura diffusa, le vessazioni e le intimidazioni, gli ebrei rimarranno una parte centrale della lotta contro l’occupazione e per la giustizia in Israele – Palestina. Ciò probabilmente significherà più interrogatori, più deportazioni, più liste nere e più silenziamento del dissenso.

Ciò significa che per gli ebrei americani, come ha sempre significato per i palestinesi della diaspora, la lotta per la giustizia in Israele – Palestina potrebbe presto essere possibile solo da lontano.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte:https://972mag.com/in-israel-american-jews-can-kiss-their-privilege-goodbye/137175/

 

 

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