In ogni caso, restiamo umani

Friday 15 April 2011

Sono momenti di profonda angoscia per la notizia della morte di Vittorio. Siamo vicini al dolore dei genitori e delle compagne e compagni di Vittorio che hanno condiviso gli ultimi momenti con lui, nell’inferno di Gaza, fino al tragico evento del sequestro e uccisione.

Non c’è né tempo né spazio per alcun commento o considerazione.

Abbiamo vissuto nella Striscia di Gaza e abbiamo provato l’angoscia di vivere in una prigione a cielo aperto, con gli orizzonti spezzati dall’occupazione militare israeliana.

Abbiamo condiviso con i palestinesi di Gaza momenti tragici, durante gli attacchi e le rappresaglie dell’esercito israeliano nei campi profughi, durante la seconda Intifada.

Abbiamo condiviso momenti di gioia, quando riuscivamo a ritardare, se non impedire, la demolizione di case e campi coltivati dei palestinesi da parte dei bulldozer israeliani.

Abbiamo condiviso nell’angoscia la notizia dell’uccisione di Rachel Corrie, il 16 marzo del 2003, a pochi chilometri dal nostro villaggio, da parte di un soldato israeliano a bordo di un bulldozer blindato.

E abbiamo vissuto sulla nostra pelle, l’assoluto non-senso di un sequestro.

Così, senza parole, partecipiamo al profondo dolore e basta.

Ma non parteciperemo a nessuna veglia in memoria, nessuna fiaccolata, nessuna ode funebre.

Non abbiamo parole da pronunciare.

E non ci uniremo nemmeno a nessun minuto di silenzio.

Perché non c’è tempo da perdere nei silenzi.

Ci mancherà la sua ostinazione nel raccontare la non-vita dei palestinesi di Gaza, giorno dopo giorno.

Ma è proprio per questo bisogno di raccontare che non vogliamo fermarci a sprecare parole o minuti in silenzio.

C’è bisogno di continuare a denunciare, con la stessa ostinazione, le ingiustizie che a Gaza come in Cisgiordania i palestinesi subiscono quotidianamente sotto la morsa dell’occupazione israeliana.

E con quella stessa ostinazione, che abbiamo imparato dai palestinesi, continueremo a testimoniare, dalle colline a sud di Hebron, la scelta di resistenza nonviolenta che donne uomini bambini palestinesi, con il supporto di attivisti israeliani e internazionali, portano avanti ogni giorno.

I pastori di Tuwani come i pescatori di Gaza.

Con profonda amarezza e dolore, vogliamo provare a guardare avanti.

E non vogliamo farlo ricordando i morti, ma non dimenticandoci dei vivi.

Non possiamo permetterci di lasciare soli i palestinesi, soprattutto ora, perché questa “lotta” per la liberazione dalla violenza è tanto più viva quanto più ci ostineremo a camminare, aldilà di ogni ostacolo, al fianco degli ultimi, di palestinesi e israeliani che spendono la propria vita cercando di “combattere” la violenza con l'”arma” della nonviolenza.

Cercando di restare umani.

f.

Operazione Colomba

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