In queste ore…

VENGONO DEMOLITI INTERI VILLAGGI…

La mattina del 12 gennaio a Dkaika, un villaggio a sud di Hebron, i bambini erano a scuola e le famiglie erano impegnati nelle attività quotidiane. Improvvisamente, è arrivato l’esercito e ha iniziato a demolire le povere case degli abitanti.

Con quattro ruspe, un centinaio di soldati e tutti i rappresentanti ufficiali dell’amministrazione civile e dell’esercito israeliano si è compiuto questo spietato crimine che, oltre a non esser stato annunciato da alcuna notificazione, non aveva in questo caso alcun ordine di demolizione ufficializzato. La Convenzione di Ginevra afferma che “ogni distruzione da parte della potenza occupante, di beni immobili è vietato, a meno che tali distruzioni non siano assolutamente necessarie per le operazioni militari”. (Articolo 53). 49 famiglie sono senza casa e successivamente è stata abbattuta anche una classe della scuola elementare.
Una delle donne del villaggio, Hamdah, una donna del villaggio ha detto tra le lacrime: “Due poliziotte mi hanno fermato quando volevo entrare in casa e prendere i mobili e le nostre cose prima della demolizione. Ma non mi hanno lasciato”. “Hanno distrutto tutto. Dove andremo a dormire? E’ inverno… Dio sia con noi!” (dal sito dell’EAPPI, organizzazione del Consiglio mondiale delle chiese di interposizione nonviolenta)

…E VENGONO UCCISI CIVILI INNOCENTI…

Omar Aveva 66 anni. Era tranquillo a casa sua. Circondato dall’affetto dei suoi familiari. Un’unità scelta dell’esercito israeliano ha fatto irruzione nella sua casa di Hebron. Omar era a letto. Una serie interminabile di raffiche di mitra l’ha freddato. Colpi all’addome e alla testa. Come un cane. I suoi bambini sono rimasti paralizzati dall’orrore. Sua moglie Sobheye si trovava in un’altra stanza a pregare. Il mattino seguente l’esercito israeliano ha ufficialmente ammesso che è stato un errore. Capita.

Il 10 gennaio, nel primo pomeriggio, Shaban era come sempre nei suoi campi a lavorare. I soldati israeliani lo hanno miseramente freddato sparando contro un gruppo di contadini al lavoro nei campi di Beit Hanoun, a Nord della Striscia di Gaza. Solo pochi minuti prima, una giovane cooperante italiana era con lui.

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