In risposta al comunicato del Presidente Provinciale ANPI di Varese

Al sig. Angelo Chiesa, Presidente provinciale ANPI Varese

Veniano, 5 settembre 2012

Egr. Chiesa, le scrivo nella mia qualità di socio della sezione Seprio dell’ANPI. Avrei voluto usare il “tu” come d’uso tra compagni anche quando non ci si conosce ma non ci sono riuscito tanto è lontano il nostro sentire. Mi riferisco al suo comunicato con cui nega l’adesione alla manifestazione nazionale del 13 Ottobre. Mi soffermerò solo su due aspetti : il riferimento al concetto di “due popoli due stati” e il problema del rapporto governo/popolo.

Chi oggi ha ancora il coraggio di parlare della soluzione “ due popoli due stati” come di una strada praticabile o è molto disinformato o è stupido o è in mala fede o è al soldo di Israele. Non vedo altre possibilità. Ma l’ha vista la cartina dei Territori occupati? Quello è uno stato o può divenirlo? Ha visto il tracciato del muro di separazione (lei probabilmente usa il termine sionista “barriera difensiva”)? Chiunque oggi usi ancora queste parole o le altre, strumento dello stesso imbroglio semantico, ad esempio “colloqui di pace”, fa il gioco di Israele, è suo complice e correo quindi moralmente dello sterminio in corso da ben prima della nascita di quello stato. Israele ha commesso un grosso errore: non avere ucciso tutti i nativi nel 1948. Se ne è pentito più volte e alcuni politici hanno avuto il coraggio di dichiararlo (Sharon ha detto: non abbiamo completato l’opera). A pochi anni dalla scoperta dei forni crematori non ci sarebbero state conseguenze. Certo, i Palestinesi non avevano alcuna responsabilità nell’olocausto ma, insomma, l’aridità delle cifre giocava a favore degli ebrei: bastava ammazzare un milione e mezzo di Palestinesi (tanti erano allora), molto meno dei sei milioni di ebrei sterminati. Invece no, ne hanno ammazzato un numero imprecisato in stragi orrende nei villaggi e nelle campagne e ne hanno espulsi 800000. Questi hanno avuto l’impudenza di rimanere vicino ai confini, quasi in attesa di tornare a casa. Chi ci ha provato è stato ucciso (circa 6000 negli anni successivi al 1948; li chiamavano “infiltrati”).

A proposito, che ne dice del diritto al ritorno? Lei cita l’ONU e le sue risoluzioni. Il diritto al ritorno è sancito dalla risoluzione 194. Dove tornano? Hanno diritto al ritorno non solo nella loro terra ma nelle loro case. E queste dove sono? O distrutte o occupate da ebrei.

Abbia il coraggio di dire le cose come stanno e non parli di altro!

Quando l’ANPI riconoscerà che deve stare dalla parte delle nuove vittime, i palestinesi, anche se questi per un paradosso storico sono vittime delle vittime di ieri?

Lei poi distingue tra popoli e governi. Questa distinzione non vale per Israele ove non esiste più da molto tempo una significativa opposizione alla politica colonialista dei governi. Lei lo sa che il maggior numero di colonie è stato costruito sotto i laburisti di Barak?

Poche persone sono scese in piazza durante Piombo fuso ; nel 1982 invece scesero in piazza a Tel Aviv centinaia di migliaia di persone contro la strage di Sabra e Chatila. Oggi è considerata pacifista Noa che durante Piombo fuso invece di scrivere al suo governo perché cessasse la strage scrisse una lettera ai Palestinesi, che ebbe la sfrontatezza di definire suoi amici, invitandoli a liberarsi di Hamas. Altri “pacifisti” come Oz, Grossman o Yoshua o non hanno speso una parola o hanno apertamente appoggiato la strage che lei ha la bontà di ricordare nel suo comunicato.

E’ la società israeliana ad essere ammalata : l’occupazione contamina non solo l’occupato ma anche l’occupante che paga in termini di disumanizzazione. Le recenti aggressioni in strada di giovani palestinesi a Gerusalemme ovest da parte di coetanei con la kippa non sono compiute dai feroci coloni di Hebron o di Nablus ma da ragazzotti cresciuti a pane azzimo, odio e razzismo.

L’opposizione ebraica al colonialismo israeliano è ridotta ormai a poche coraggiose testimonianze, dentro e fuori Israele. Io ed altri con loro lavoriamo e talvolta dobbiamo consolarli quando, in preda allo sconforto, ricordano la storia e la cultura del popolo ebraico e le sue sofferenze. Quella cultura e quella storia che Israele sta infangando. Si legga le accorate lettere di figli e nipoti di vittime dell’olocausto che chiedono ad Israele di cancellare i nomi dei loro parenti dallo Yad Vashem.

Sulla mia tessera ANPI c’è scritto “antifascista” : per questo sono a fianco dei Palestinesi contro Israele.

Adesso i partigiani scenderebbero dalle colline di Nablus per combattere a fianco dei Palestinesi e proteggerli dai rastrellamenti notturni dell’esercito israeliano; starebbero ad Hebron per aiutare i bambini palestinesi ad andare a scuola senza essere colpiti dalle pietre lanciate dai bambini israeliani e dalle loro madri. Starebbero a Gerusalemme per proteggere i giovani colpevoli solo di essere palestinesi dalle aggressioni di fascisti con la kippa che gridano “morte all’arabo” come i nazisti gridavano “morte all’ebreo”. Starebbero a Gaza per consentire ai pescatori di uscire con le barche o ai contadini di raccogliere i prodotti della terra.

I partigiani hanno usato la violenza contro la violenza ed oggi lancerebbero granate contro il muro per aprirvi un varco o bottiglie molotov contro i tank che impediscono la raccolta delle olive o contro le ruspe che sradicano olivi centenari, silenziosi testimoni dei crimini sionisti.

Marek Edelman, l’eroe del ghetto di Varsavia, autore nel 2002 della famosa lettera ai partigiani, sì partigiani, palestinesi si unirebbe a loro.

Ugo Giannangeli

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/risposta-al-comunicato-del-presidente-provinciale-anpi-di-varese

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