IN SIRIA, DECINE DI PERSONE SONO STATE UCCISE IN ATTACCHI AEREI ATTRIBUITI A ISRAELE. MA A CHI IMPORTA?

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

venerdì 4 settembre 2020  11:19

Di Gideon Levy – 3 Settembre 2020

Sono le notizie meno interessanti e più ignorate in assoluto. La maggior parte dei media israeliani non si preoccupa nemmeno di pubblicarle. Sono come un autobus che precipita in un fiume in Nepal, come le vittime della guerra civile in Ciad o i minatori intrappolati in Siberia.

Lo stesso vale per le vittime dell’ennesimo attacco aereo israeliano in Siria. Chi ne ha sentito parlare? Chi lo sa, chi se ne interessa? Chi ha l’autorità per indagare? Corrispondenti militari ripetono, come è consuetudine, dichiarazioni infondate dettate da portavoce militari e rappresentanti diplomatici che festeggiano negli Emirati Arabi, mentre lunedì notte altre 11 persone vengono uccise in un attacco aereo nel sud della Siria, attribuito a Israele. Mercoledì sera, la Siria ha subito un altro attacco.

Secondo il Centro per i Diritti Umani di Damasco (Damascus Center for Human Rights), tre delle vittime erano soldati siriani e sette erano “agenti della milizia iraniana”, il che giustifica automaticamente qualsiasi bombardamento. Anche una donna del villaggio è stata uccisa e suo marito ferito, ma queste cose succedono, dopotutto. Una donna morta in Siria è un evento davvero insignificante.

Questi attacchi aerei sono necessari? Qual è il loro obiettivo? Quali sono i rischi che comportano? Cosa viene bombardato e perché? È a causa dell’Iran, lo sappiamo. Tutto viene fatto sotto una spessa cortina fumogena, con i media israeliani che collaborano spudoratamente e opportunisticamente, senza che nessuno si preoccupi di fare domande o discuterne. Il sole sorge a est e Israele bombarda in Siria. Cosa non c’è di chiaro? Cosa non è ovvio? Solo chi non capisce o non sa nulla osa fare domande.

Il portavoce dell’esercito, in risposta all’attacco: “La Forza di Difesa Israeliana è operativa giorno e notte per garantire che i suoi obiettivi strategici nel fronte settentrionale siano raggiunti in modo appropriato”. Sembriamo soddisfatti di questo blaterare. È difficile pensare a un insulto maggiore alla propria intelligenza. Dopotutto, l’IDF è impegnata giorno e notte anche in Cisgiordania, dove sono visibili i risultati e il modo con cui si ottengono, ma i media e l’opinione pubblica crederanno a qualsiasi cosa. Finché non viene ferito un soldato israeliano, nulla è interessante. Continuate pure, bombardate la Siria, bombardate il Libano, bombardate l’Iran, bombardate Gaza, a vostro piacimento.

Ogni qualche settimana c’è un attacco aereo in Siria, di solito con risultati letali. Il 20 luglio, ci sono stati cinque morti in un bombardamento a Damasco. Il 23 giugno, cinque iraniani e due siriani sono stati uccisi in un attacco attribuito a Israele. Il 4 giugno, ci sono state nove vittime in un bombardamento di aerei da guerra che sparavano dallo spazio aereo libanese, attribuito a Israele, non al Lussemburgo. Il 7 febbraio, il ministero della Difesa russo ha annunciato che un attacco israeliano a Damasco aveva messo in pericolo un aereo passeggeri con 172 persone a bordo. Tre mesi prima, sono stati segnalati 23 morti e decine di feriti in un attacco aereo attribuito a Israele.

Immaginate solo 11 vittime israeliane, tre soldati e sette membri della milizia coloniale, in un attacco aereo siriano, in un evento analogo di ciò che è accaduto questa settimana in Siria. Ne sarebbe scaturita una guerra. Ma 11 siriani morti in un bombardamento israeliano, a chi interessano? Immaginate un massacro costante con decine di morti israeliane nell’arco di diversi mesi. Israele non lo accetterebbe mai, e giustamente. Ma in Siria va bene. Continuerà finché Israele potrà farlo. Continuerà finché Israele non pagherà un prezzo per i suoi attacchi.

Israele è determinato ad impedire che l’Iran abbia una base in Siria. Gli attacchi contribuiscono a questo obiettivo? In che misura? La possibilità che Israele un giorno paghi un prezzo terribile per tutta questa devastazione non è neppure oggetto di discussione. Questa è l’arroganza israeliana, che di solito ripaga. Di solito, ma non sempre.

Tali fatali decisioni non possono essere tenute nell’oscurità assoluta. Non possono essere lasciate a una manciata di politici, funzionari dell’intelligence, piloti e generali. Dopo tutto, abbiamo imparato in molte circostanze che non possiamo fidarci ciecamente. Allora perché quando si tratta di guerra e di pace, chiudiamo gli occhi, sottomettendoci completamente e ciecamente ad essi? Continuate a bombardare la Siria. Ci fidiamo di voi. Andrà tutto bene.

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato appena pubblicato da Verso.
Trad: Beniamino Rocchetto
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