In un minuscolo villaggio della West Bank, una coatta Festa del Sacrificio sotto le stelle

Haaretz.com
18.10.2013
http://www.haaretz.com/weekend/twilight-zone/1.553195

In un minuscolo villaggio della West Bank, una coatta Festa del Sacrificio sotto le stelle.

I residenti beduini di un minuscolo villaggio della West Bank sono stati evacuati senza tante cerimonie giusto in tempo per la Festa del Sacrificio perché l’esercito riteneva necessario esercitarsi sulla loro terra.

di Gideon Levy e Daniel Bar-On 

Immaginatevi che alla vigilia di una festa siate improvvisamente colpiti da un ordine di sgombero dalla vostra casa per 22 ore, durante le quali si presuppone che dormiate sotto le stelle, nel deserto. Ciò è accaduto questa settimana a decine di residenti beduini della West Bank settentrionale, nei pressi della Valle del Giordano.

 
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Qui, le forze di difesa di Israele non avrebbero mai sfrattato i vicini – residenti di colonie o di avamposti – a causa di una imminente esercitazione militare, mandandoli a dormire all’aperto. Tuttavia, quando si tratta di beduini o di palestinesi questo viene fatto di routine: secondo i dati forniti dall’associazione per i diritti umani B’Tselem nella zona ci sono state 20 di tali espulsioni temporanee nel corso dell’anno passato solo per manovre militari, non avendo apparentemente l’IDF altro posto dove addestrarsi tranne in mezzo alle case di questa gente.

Quando si tratta della Festa del Sacrificio, il giorno più sacro dell’anno per i musulmani, la cui ricorrenza è stata martedì – occorre una speciale insensibilità. Le fonti di intelligence dell’IDF non erano a conoscenza della festività? Anche l’amministrazione Civile, il cui personale ha portato ai residenti la notizia dell’evacuazione, non sapeva che era la Festa del Sacrificio? O forse lo sapevano, ma semplicemente non gliene poteva importare di meno?

Un giorno dopo la consegna dell’ordine, poche ore prima che dovesse entrare in vigore, nell’IDF qualcuno è rinsavito e l’Ufficio del portavoce dell’IDF ha annunciato la decisione di posporre l’evacuazione. L’ufficio ha comunicato che le due comunità interessate non sarebbero state sgomberate, ma a una di quelle del posto, Al-Burj, sarebbe stato richiesto, nonostante l’annuncio rassicurante, di liberare le case il giorno seguente, il giorno della festa.

Il checkpoint Taysir, che è prossimo alle case delle due comunità, nel giorno della festa è stato chiuso per circa quattro ore per i residenti. Per gli abitanti di Ibzik e di Al-Butj la festività non è durata più di un giorno festivo. Quando abbiamo fatto loro visita, questa settimana, alla vigilia della festa, poche ore prima della loro prevista evacuazione, erano impegnati ad organizzarsi per lo sgombero. Solo che sono stati informati del rinvio giusto poco prima che stesse per avverarsi.

La strada sterrata per il minuscolo villaggio di Ibziq è lunga e accidentata, si dirige dalla città di Tubas verso nord e taglia attraverso campi, frutteti, colline e un paesaggio primordiale, lungo il cui bordo stanno le tende dei residenti, altri alloggi ancora in uso e recinti di animali relativamente ordinati. L’Amministrazione Civile non ha permesso alla gente del posto di spianarvi una strada asfaltata. Dopo che una volta ci provarono, vennero sequestrati loro i camion.

All’estremità settentrionale di questa strada sterrata – che termina presso la barriera di separazione, con le case di Beit She’an visibili all’orizzonte – tra le colline, c’è Ibzik. Ora, qui, vivono sette famiglie. Lo scorso lunedì, là sulla via, nei quartieri orientali di Nablus, fuori dai camion pastori vendevano pecore per il sacrificio rituale del giorno festivo. A Tubas, lì vicino, la gente era occupata a comperare vestiti, cibo e regali per la festa.

Le canocchie sono già disseccate, la raccolta delle olive è in pieno svolgimento e a Ibzik stavano programmando la loro festa più sacra, la cui notte l’avrebbero trascorsa sistemati all’aperto, con i figli, le mogli, gli anziani insieme al loro bestiame e si sarebbero allontanati a circa 10 chilometri dalle loro case, per consentire all’IDF di esercitarsi nei loro campi.

“Ci siamo fermati dicendo facciamo festa,” ha detto il capo del villaggio, Imad Harub, con un sorriso triste.

Era tarda mattinata, e lo sgombero era previsto per le cinque del pomeriggio, proprio nel momento del rito della preghiera che precede il pasto della festività. Un giorno prima, domenica scorsa, alle 8:30 di mattina una Jeep bianca dell’Amministrazione Civile è entrata nel recinto. “Yigal” e “Avi” hanno comunicato la notizia: l’evacuazione che dura dalle 17 di lunedì alla 15 del giorno successivo.

Dove dovevano andare? Yigal e Avi non si sono preoccupati proprio di portare questa volta un ordine firmato e hanno raccontato semplicemente ai residenti che questo era ciò che sarebbe accaduto. Questi hanno cercato di spiegare ai due che quella era una festività, ma Avi ha detto che la decisione proveniva da più in alto e non poteva essere messa in discussione.

Gli abitanti hanno programmato di trasferirsi nelle terre vicino al villaggio di Raba dove avrebbero trascorso la notte e il giorno seguente. Sapevano anche che avrebbero dovuto prendere con sé il bestiame; non poteva essere lasciato addietro in un’area dove l’IDF faceva esercitazioni con i mezzi blindati. Erano pure preoccupati per i proiettili difettosi che venivano lasciati in zona dopo l’esercitazione, per paura che potessero causare danni ai loro bambini, come è successo in passato.

Che cosa farete? Ho chiesto loro. Vado col trattore in direzione di Raba, le greggi al seguito, e dormo all’aperto là sotto il cielo della notte – è stata la risposta. Hanno programmato di sistemarsi prima delle cinque del pomeriggio, prima che siano i soldati a evacuarli, nella speranza di arrivare prima del buio. Cinquantacinque persone, tra cui due disabili e 32 bambini e con loro quasi 2.000 pecore e circa 30 mucche marciano in silenzio sulla strada verso il nulla.

Il pasto della festa è stato una questione che ha richiesto ulteriori discussioni. Il presenziare alle preghiere nelle moschee della zona era pure fuori questione: gli uomini non avrebbero abbandonato le donne, i bambini e il bestiame da soli nei campi. Sono già esperti di questi tipi di sgomberi, essendo stato già ordinato loro in precedenza circa 10 volte di evacuare le case a causa delle esercitazioni dell’IDF – anche se fino a ora, mai in un giorno di festa.

Sorridenti e ottimisti hanno affermato di essere contenti perché, almeno, non è venuto a piovere. Durante il loro precedente sgombero, circa un anno fa, la pioggia fu torrenziale. Sarà freddo durante la notte, dico loro.

“Vero, non sappiamo che cosa farci,” dice il capo villaggio Harub. “Chiunque ha il rimorchio di un trattore lo coprirà con teli di plastica e andrà a dormire. Chi non l’ha – non so che cosa farà.”

E’ avanti con la stagione della procreazione e gli abitanti del villaggio hanno paura per gli agnelli che potrebbero nascere per strada o nelle sistemazioni provvisorie per la notte sotto le stelle. Harub riferisce di aver sognato di notte a proposito dell’evacuazione, di essersi svegliato preso dallo scoramento e di averlo raccontato alla moglie che ha dichiarato: “Non è un sogno. E’ quello che ci succederà.”

Avevano programmato di andare a trovare le famiglie per le feste, fare visita alle giovani coppie che si sono sposate lo scorso anno, e pregare, macellare pecore e fare il banchetto della festa. Ora tutto è annullato. Indipendentemente da ciò, non hanno elettricità, né acqua corrente, neppure dispositivi elettrici a energia solare del tipo di quelli posseduti da altri villaggi. Tuttavia il loro piccolo villaggio è abbastanza ben conservato; con assiduità le donne spazzano i pavimenti di sabbia delle tende con granate di ramoscelli.

“Questa è l’occupazione,” dice Arif daraghmah, capo del consiglio locale per Al-Maliah e le comunità dei beduini della parte settentrionale della Valle del Giordano, che ci ha accompagnato sul posto: “Non c’è nessun altro posto nel territorio dove l’IDF può esercitarsi, solo nel villaggio?”

Un altro residente aggiunge.”Loro cercano deliberatamente il momento migliore per ferire la gente del posto, in occasione delle festività.”

Mentre eravamo seduti lì, Daraghmah ha ricevuto ulteriori notizie: pure le nove famiglie che vivono nello stanziamento di Al-Burj, non lontano da lì, avevano ricevuto l’ordine di evacuazione, in vigore dalle 5 di mattina alle 9 di mattina del giorno della festa. Solo più tardi, dopo che eravamo partiti, è giunta la notizia del rinvio.

Ma il giorno successivo, nel giorno festivo stesso, i residenti di Al-Burj sono stati comunque costretti a lasciare le loro case, nonostante l’annuncio del portavoce dell’IDF. La parte bella del paese pervasa dei suoni delle pallottole che fischiano e delle munizioni che esplodono.

L’IDF si sta esercitando. Buona festa.

(tradotto da mariano mingarelli)

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