In un rapporto gli errori nell’attacco alla Freedom Flotilla

14 GIU 2012

 In un documento pubblicato alla vigilia delle sue dimissioni, il Controllore di Stato Micha Lindenstrauss afferma di aver trovato gravi errori commessi dal premier Benjamin Netanyahu e dalla sua decisione di attaccare la Freedom Flotilla nel maggio 2010. Il rapporto non si focalizza sull’illegalità dell’azione dei commandos che hanno sparato e ucciso civili disarmati in acque internazionali, azione considerabile un atto di pirateria.

Il rapporto si occupa esclusivamente di questioni tattiche e tecniche dell’azione militare. Secondo il rapporto, Netanyahu non ha preso una simile decisione attraverso una discussione aperta, ma ha tenuto riunioni private con i ministri della Difesa e degli Esteri – riunioni che non state documentate.

Inoltre, Lindenstrauss accusa il primo ministro di non essere stato in grado tramite i meeting con Difesa e Esteri di ottenere risultati diplomatici e politici che impedissero alla Flotilla di partire o di arrivare così lontano.

Il 31 maggio 2010 l’esercito israeliano ha compiuto un raid nelle acque internazionali del Mar Mediterraneo contro le sei navi organizzate dal Gaza Freedom Movement per attirare l’attenzione mondiale sul blocco israeliano della Striscia di Gaza.

La prima nave attaccata è stata la Mavi Marmara, organizzata e finanziata dalla “Fondazione Turca per i Diritti Umani, la Libertà e il Soccorso Umanitario”. L’esercito israeliano ha incontrato la resistenza degli attivisti quando ha attaccato la nave via aria e via mare: sono scoppiati scontri tra i commandos israeliani e gli attivisti.

Nove attivisti sono stati uccisi, molti altri sono rimasti feriti. Tutte le vittime sono state uccise da colpi di pistola, alcuni da distanza ravvicinata. I passeggeri delle altre cinque navi hanno resistito passivamente, evitando così altri incidenti. Le navi sono state portate in Israele, dove tutti gli attivisti sono stati prima arrestati e poi deportati. Molti di loro hanno denunciato il fatto che Israele non ha mai consegnato loro i propri effetti personali, forse rubati dai soldati.

Il raid è stato duramente condannato a livello internazionale e ha provocato un grave deterioramento dei rapporti tra Israele e Turchia. Ankara ha chiesto a Tel Aviv di scusarsi per l’azione compiuta contro cittadini turchi e di risarcire i feriti le famiglie delle vittime. Israele ha rifiutato di farlo.

Così, nel maggio 2012 una corte turca ha accusato quattro capi militari israeliani dell’uccisione dei nove attivisti turchi: l’ex capo dello staff militare Gabi Ashkenazi, l’ex  capo della Marina Eliezer Marom, l’ex capo dell’intelligence Amos Yadlin e l’ex capo dell’aviazione Avishai Lev.

Un procuratore della corte di Istanbul ha chiesto per ognuno dei quattro ufficiali la pena a nove ergastoli. Probabilmente il processo si svolgerà in contumacia. Se dovessero essere condannati, tuttavia, la corte turca emetterà un ordine di arresto.

Il rapporto del Controllore di Stato israeliano non tratta dell’illegalità dell’azione israeliana – commandos che hanno aperto il fuoco e ucciso civili disarmati in acque internazionali – ma solo di questioni tecniche e tattiche.  Con la stessa logica, il Controllore parla della propaganda che ha danneggiato l’immagine di Israele dopo l’operazione. Il rapporto si focalizza sui problemi dovuti alla divisione di responsabilità tra Ministero degli Esteri e esercito. Spiega che il ritardo nel trasferimento del materiale fotografico, necessario alla giustificazione israeliana del raid – è stato per lo più dovuto alla debolezza dell’esercito nel gestire le relazioni pubbliche interne.

Eppure il vero problema per Israele non è stato legato alla propaganda. L’incapacità del Paese di capire i costi di una simile azioni contro degli internazionali ha portato all’interruzione dello speciale rapporto con la Turchia, così come alla sospensione della cooperazione militare ed economica tra i due Paesi. I politici israeliani all’inizio hanno tentato di spiegare che questo non era il problema centrale, visto il miglioramento delle relazioni economiche e militari con la Grecia, a seguito dell’azione. Ma la Grecia è oggi sull’orlo del collasso.

Sergio Yahni Alternative Information Center

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/un-rapporto-gli-errori-nell%E2%80%99attacco-alla-freedom-flotilla

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