In un tweet: occupazione.

Fiumi di parole, ore di conferenze per un conflitto che nelle classiche “premesse” di chi lo tratta, viene immancabilmente definito “complesso”. Ma almeno ogni tanto sarebbe bello se i giornali e i dotti editorialisti semplificassero per far capire a tutti. Ricorderete per esempio come semplificava magistralmente l’indimenticabile patriarca Michel Sabbah: “E’ semplicemente un dovere parlare prima di tutto di Gerusalemme, chiave e soluzione della pace possibile. La città di Dio è come Dio: per tutti. Nessuno può avere Dio in esclusiva, nessuno può impossessarsi di Gerusalemme. L’essenza di tutto è una sola: l’occupazione militare, che è durata troppo a lungo e semplicemente deve finire”. (Da “Voce che grida dal deserto”, Edizioni Paoline)

Sarà che sono trascorsi troppi decenni, ma si sente davvero il bisogno di far capire come stanno veramente le cose.
Potremmo utilizzare per questo l’accorciamento obbligato dei tweet o gli efficaci post di Facebook. Dovremo imparare, per esempio, dall’ottimo giornalista Filippo Landi che, invece di confezionarci un lungo servizio sulla situazione politica di Gerusalemme, ha scritto questa chiarissima sintesi: “Elezioni comunali a Gerusalemme: dite ai giornalisti italiani che gli “arabi”che vivono a Gerusalemme si chiamano “PALESTINESI”!

La puntualizzazione colpisce come un chiodo sottile e preciso la maggioranza dei media che, informandoci sulle elezioni nella Città santa, hanno dimenticato di dirci l’essenziale: contro la legalità internazionale, Gerusalemme Est è sotto un regime di occupazione dal 1967 e che, da 46 anni, i palestinesi boicottano le urne in segno di protesta contro questa l’occupazione e le discriminazioni che subiscono da parte della municipalità israeliana.

Chi di noi ascolta la notizia non ci pensa, ma, chiamandoli genericamente “arabi”, si riesce a trasmettere una notizia di cui purtroppo dobbiamo renderci conto: per Israele e per un mondo distratto e indifferente, i palestinesi proprio non esistono.

Questa notizia è ancora più importante del risultato elettorale, che comunque, pur non registrando la prevista presa definitiva di Gerusalemme da parte degli ebrei religiosi, continuerà a sottoporre la città ad un consiglio comunale dominato dagli ultra-ortodossi.
Questi signori, nelle ultime settimane, stanno incitando e promuovendo a livello nazionale l’antico folle proposito di…demolire la santa moschea di Al Aqsa e di costruire il terzo tempio al suo posto. Ma solo follia non è visto che il Ministero degli Esteri israeliano ha cominciato ad appoggiare questa campagna.

Il sindaco di Gerusalemme sarà ancora Barkat, rappresentante di quella destra che controlla e impone da tempo la de-palestinizzazione della città che i leader israeliani continuano a proclamare come la loro capitale, una e indivisibile.

Peccato che per la comunità internazionale questo sia semplicemente impossibile.
E che, per noi che ascoltiamo il TG, sia questione “troppo complessa”.

BoccheScucite

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