IN VIAGGIO

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Tratta dalla pagina fb di Mediterranea Saving Humans

di Alessandro Metz*

Mio figlio più grande ha potuto decidere in quale università laurearsi. Mio figlio più piccolo ha potuto partecipare a un bando, vincere una borsa di studio e in questo momento, non ancora maggiorenne, si vive un’esperienza di vita e di studio di un anno in Bolivia. Sono fortunati, siamo privilegiati. Viviamo in quella parte del mondo in cui si può prendere un aereo e partire, anche verso uno Stato estero.

Non siamo ricchi, viviamo sul debito e in deficit, come normalmente fanno i Governi e gli Stati. Non siamo però costretti alla fuga, ci muoviamo seguendo desiderio e opportunità, mossi da curiosità e sogni che ogni tanto riusciamo anche a realizzare.

Milioni di persone invece si muovono per necessità. Impellenza. Fuggono e viaggiano. Attraversano deserti, incontrano muri e milizie, polizie e bande criminali. Vengono violentati e torturati, incarcerati e spesso venduti. Alcune volte sopravvivono. Cercano le strade possibili verso la Terra sperata, questa non ha vie di accesso legali e si arrangiano nel tentativo di farcela lo stesso. Rotte di terra e di mare, pagando e sperando. Sperando che l’onda non sia assassina, che la milizia in divisa costiera non sia aguzzina e che la barca su cui salgono resista fino alla costa. Non sempre capita. Spesso le milizie in divisa costiera riprendono le imbarcazioni, e allora i governi europei esultano per i soldi ben spesi nelle forniture, economiche e di mezzi, a quelle milizie. Il lavoro è lavoro, anche quando è sporco. Se è sporco però è meglio che venga fatto da altri, basta pagarli. Solo che quello sporco rimane appiccicato addosso, a chi viene ripreso e riportato a violenza e stupri, ma anche a chi paga per quel lavoro. Forse per questo è così importante non far vedere e raccontare quello che succede in quella zona di guerra chiamata Mar Mediterraneo.

Altrimenti non si capirebbe tale accanimento nei confronti di chi vuole vedere, sapere e raccontare quello che in quel mare succede; perfino salvare se possibile, ma forse questo è veramente troppo e rischia di essere presuntuoso, quindi punito indagato e denunciato. Tanto qualche procura si trova sempre, la fantasia non manca, a volte anche a Madrid e non solo a Catania. Il tema non è fermare le migrazioni, non è possibile, ma alzare il prezzo da pagare per riuscirci. Un prezzo in violenze torture e vite, e che serva da monito e valga anche come deterrente.

Si muore in mare, si continua a morire. Nove persone in media al giorno muoiono nel Mar Mediterraneo.

Qualcuno, alla fine di un incontro pubblico, mi ha raccontato della sua di traversata. Mi ha raccontato della barca affondata e del fatto che non tutti sono stati salvati. Mi ha raccontato che nel Mar Mediterraneo si muore gridando il proprio nome perché si spera di essere ricordati, si spera di non essere semplicemente un numero da statistica.

Oggi ho letto del ragazzo che quel viaggio lo stava affrontando con la pagella cucita all’interno della tasca. È affogato credendo che in Europa quello sarebbe stato un elemento di merito e possibilità di accoglienza, una pagella con buoni voti. Probabilmente era uno dei pochi ancora rimasti a credere nella nostra Europa. Mi ha fatto piangere. Mi ha fatto incazzare. Mi ha fatto pensare. A mio figlio che ha potuto scegliere l’università in cui laurearsi e a mio figlio che si sta vivendo la sua esperienza di vita e di studio in Bolivia. Sono fortunati, siamo privilegiati.

Mi ha fatto pensare però anche a quanto vigliacchi sono i nostri governanti. Il lavoro sporco delle milizie e delle procure, l’infamia di bloccare le navi solidali e umanitarie, sono il significato della loro vergogna. Lo specchio in cui non vogliono vedersi riflessi per lo schifo che provano ogni volta che vi sono costretti.

Forse è per questo che stanno impedendo l’uscita da Barcellona alla Open Arms. Per questo hanno bloccato l’Aquarius e sequestrato la Iuventa. Per questo ogni procedura, ogni certificazione, ogni controllo viene rallentato e prolungato. Proprio per questo però bisogna ripartire ancora e di nuovo.

Scrive Herman Melville in Moby Dick:

“Ogniqualvolta l’umor nero mi invade a tal punto che soltanto un saldo principio morale può trattenermi dall’andare per le vie col deliberato e metodico proposito di togliere il cappello di testa alla gente — allora reputo sia giunto per me il momento di prendere al più presto il mare”.

Mediterranea

 

In viaggio

https://comune-info.net/2019/01/in-viaggio/

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