IN VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

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A Palestinian demonstrator holds an axe during clashes with Israeli troops, during a tent city protest along the Israel border with Gaza, demanding the right to return to their homeland, the southern Gaza Strip March 30, 2018. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa

di Ramzy Baroud

16 novembre  2018

Il primo ministro israeliano della destra, Benjamin Netanyahu, sta intensificando la sua guerra al popolo palestinese, anche se per ragioni quasi interamente legate alla politica israeliana. Ha appena dato il via libera a una legge che renderebbe più facile per le corti israeliane emettere condanne a morte contro i palestinesi accusati di compiere atti “terroristici”.

La decisione di Netanyahu è stata presa il 4 novembre, ma la disputa riguardo al problema si svolge già da un po’ di tempo.

Il disegno di legge sulla ‘Pena di morte’ è stato il grido di battaglia del partito “Israel Beiteinu” (“Israele casa nostra”), guidato dal politico israeliano nazionalista e attuale Ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, della sua campagna elettorale nel 2015.

Quando, però Lieberman ha cercato di far passare il disegno legge alla Knesset Israeliana (il parlamento), subito dopo la formazione dall’attuale coalizione di governo nel luglio 2015, la proposta è stata sconfitta sonoramente con 94 voti contro 6, e con l’opposizione dello stesso Netanyahu.

Da allora il disegno di legge è stato bocciato varie volte. Tuttavia, l’umore politico in Israele è cambiato in modo che hanno obbligato Netanyahu ad accettare le richieste anche dei politici più aggressivi, all’interno del suo governo.

Quando la coalizione di Netanyahu è diventata più audace e più instabile, il primo ministro israeliano si è unito al coro. “E’ ora di cancellare il sorriso dalla faccia dei terroristi,” ha detto nel luglio 2017, mentre visitava l’insediamento illegale di Halamish, in seguito all’uccisione di tre coloni. All’epoca ha chiesto la pena di morte per i “casi gravi.”

Alla fine, la posizione di Netanyahu sul problema si è evoluta fino a diventare una copia carbone di quella di Lieberman. Quest’ultimo aveva fatto della “pena di morte” una delle principali precondizioni per entrare nella coalizione di Netanyahu.

Lo scorso gennaio, la proposta di legge del partito politico israeliano Israel Beiteinu,

(della destra nazionalista),  stata approvata durante la lettura preliminare alla Knesset. Medi dopo, il 4 novembre, la legge è stata approvata in prima lettura dai legislatori israeliani, con l’appoggio di Netanyahu stesso.

Lieberman ha avuto la meglio

Questa realtà riflette le correnti in competizione nella politica israeliana dove il Primo Ministro israeliano che regna da lungo tempo, è sempre più sotto attacco per  le accuse che gli arrivano dall’interno della sua coalizione e dall’esterno, di essere troppo debole nella gestione della Resistenza di Gaza.

Insieme al cerchio che si stringe dell’indagine della polizia che si stringe  riguardo alla corruzione di Netanyahu, della sua famiglia e dei suoi collaboratori più stretti, il leader israeliano sta colpendo i Palestinesi in ogni possibile occasione di dimostrare la sua bravura.

Perfino il leader dell’ex Partito Laburista, Ehud Barak, sta cercando di riesumare la sua carriera fallita di politico, paragonando la sua passata violenza contro i Palestinesi a Netanyahu , presumibilmente più debole.

Netanyahu è “debole”, “impaurito” e non è in grado di fare passi decisivi per tenere a freno Gaza, “quindi dovrebbe tornare a casa”, ha detto di recente Barack in un’intervista alla TV israeliana Channel 10.

Paragonando il suo ipotetico eroismo con la ‘resa’ di Netanyahu alla Resistenza Palestinese, Barak si è vantato di avere ucciso “oltre 300 membri di Hamas in tre minuti e mezzo,” quando era Ministro della Difesa del paese.

La minacciosa dichiarazione di Barak è stata fatta riferendosi all’uccisione di centinaia di Gazani, compresi donne e bambini e dei neo-cadetti di polizia, avvenuta a Gaza il 27 dicembre 2008. Quello è stato l’inizio di una guerra che ha ucciso e ferito migliaia di Palestinesi e che ha preparato le basi per altre guerre ugualmente letali che sono seguite.

Quando commenti così inquietanti sono fatti da una persona considerata nel lessico politico di Israele una “colomba”, si può solo immaginare il violento discorso politico di Netanyahu e della sua coalizione estremista.

In Israele, le guerre – così come le leggi razziste che hanno come obiettivo i palestinesi – sono spesso il risultato di manovre politiche israeliane. Incontrastati da un partito forte e imperturbabili per le accuse delle Nazioni Unite, i leader israeliani continuano a mostrare i muscoli, ad appellarsi al loro elettorato radicalizzato e a marcare il proprio terreno politico a spese dei palestinesi.

La legge sulla pena di morte non fa eccezione

Il disegno di legge, una volta  sancito come legge israeliana, sarà applicato solo ai palestinesi, perché in Israele il termine “terrorismo” si riferisce quasi sempre agli arabi palestinesi, e difficilmente, se mai, agli ebrei israeliani.

Aida Touma-Suleiman, che è una cittadina palestinese di Israele ed una fra i pochi membri arabi della Knesset, capisce bene, come la maggior parte dei palestinesi le intenzioni del disegno di legge.

“La legge è principalmente intesa per i Palestinesi,” ha detto ai giornalisti lo scorso gennaio. “Non sarà sicuramente applicata contro gli Ebrei, che commettono attacchi terroristi contro i Palestinesi,” dato che il disegno di legge è redatto e sostenuto dalla “estrema destra” del paese.”

Per dipiù, il disegno di legge sulla pena di morte deve essere compreso nel più ampio contesto del crescente razzismo e sciovinismo di Israele, che sta minando qualsiasi debole appello alla democrazia presente in Israele fino a poco tempo fa.

Il 19 luglio di quest’anno, il governo israeliano ha approvato la “Legge dello Stato Nazione” ebraico che designa Israele come “stato nazione del popolo ebraico”, denigrando apertamente i cittadini arabi palestinesi del Paese, la loro cultura, lingua e identità.

Come molti hanno temuto, l’auto-definizione razzista di Israele sta ora ispirando una serie di nuove leggi che mirano ulteriormente a emarginare sempre di più i palestinesi, abitanti nativi del paese.

La La legge sulla pena di morte sarebbe la ciliegina sulla torta in questo orribile e incontrastato piano israeliano che oltrepassa le linee di partito e unisce la maggioranza dei cittadini e dei politici ebrei del Paese in un’ininterrotta festa dell’odio.

Naturalmente, Israele ha già giustiziato centinaia di palestinesi in quelli che sono noti come “assassinii mirati” e “neutralizzazioni”, uccidendone anche di più a sangue freddo.

Quindi, in un certo senso, la proposta di legge israeliana, una volta diventata legge, cambierà poco in termini delle dinamiche sanguinarie che governano il comportamento di Israele.

Tuttavia, uccidere i Palestinesi perché si oppongono alla violenta Occupazione di Israele, evidenzierà ulteriormente il crescente estremismo nella società israeliana e la crescente vulnerabilità dei Palestinesi.

Proprio come la “Legge dello Stato Nazione”, anche  la legge sulla pena di morte che ha come obiettivo  i Palestinesi,  esibisce la natura razzista di Israele e sancisce il totale disprezzo per le leggi internazionali, una realtà dolorosa che dovrebbe essere urgentemente e apertamente messa in discussione dalla comunità internazionale.

Quelli che sinora si sono permessi di “lavarsene le mani” mentre Israele brutalizzava i palestinesi, dovrebbero immediatamente rompere il silenzio.

A nessun governo, nemmeno a Israele, dovrebbe essere permesso di accettare il razzismo e di violare i diritti umani in modo così spudorato e senza prendersi la minima responsabilità.

 

Nella foto: marzo 2018: proteste nella Striscia di Gaza durante le quali 15 Palestinesi sono stati uccisi e molti feriti dai militari israeliani.

Ramzy Baroud è giornalista, scrittore e redattore di Palestine Chronicle. Il suo libro più recente è The Last Earth: A Palestinian Story (Pluto Press, Londra). Baroud ha un dottorato di ricerca in Studi Palestinesi presso l’Università di Exeter ed è ricercatore non residente presso il Centro Orfalea di Studi Globali e Internazionali, Università della California a Santa Barbara.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/in-breach-of-human-rights

Originale: Palestine Chronicle

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

IN VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

http://znetitaly.altervista.org/art/26318

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