«Incendi climatici» e governanti stupidi che li negano. Incendi e potere nella storia

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/09/13/incendi-climatici-e-governanti-stupidi-che-li-negano-incendi-e-potere-nella-storia/

Giovanni Punzo Giovanni Punzo 13 Settembre 2020

 

L’incendio di Roma imperiale

L’ovest degli Stati Uniti brucia, ma Trump nega sia anche colpa dei cambiamenti climatici e lascia libere le industrie di bucale l’ozono a colpi di CO2. L’Amazzonia brucia, ma Bolsonaro dice che non è colpa dei disboscatori e dei cercatori d’oro. Persino la Siberia brucia, ma la Russia di Putin deve inseguire lo sviluppo industriale avversario a tutti i costi.
Papa Francesco, già tre anni fa diceva, «La questione dei cambiamenti climatici va presa sul serio, non è una cosa su cui si può scherzare, è molto seria». «Mi viene in mente una frase dell’Antico Testamento: l’uomo è uno stupido, è un testardo che non vede. L’unico animale del creato che mette la gamba nella stessa buca. Per superbia, per sufficienza, per il Dio ‘tasca’…». «Sul clima i politici hanno la loro responsabilità morale. La Storia giudicherà».
La storia che brucia.

Sodoma e Gomorra, prima di Roma

Ben sedici secoli prima del famoso ’incendio di Roma’, quello attribuito a Nerone nel 64 d.C., il racconto biblico descrive la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra con il fuoco piovuto dal cielo. Ricerche archeologiche hanno ritrovato nella zona in cui si riteneva sorgessero le città estesi strati di materiali che portano inequivocabili tracce di incendi e le città furono davvero distrutte dal fuoco. Più complesso il discorso su Roma. A parte le due leggende relative alla distruzione della città, cioè la prima che ritiene che si trattò di un distruzione programmata per costruire nuovi quartieri e la seconda che narra di Nerone che assiste all’incendio suonando la lira, ambedue non trovano un preciso riscontro nelle fonti storiche. L’incendio ci fu e durò per ben tre giorni, ma la causa andrebbe ricercata nella negligenza umana e nel caos urbanistico della città che in realtà era ben diversa dalle immagini di ordine e potenza solennemente rappresentata dal foro o dell’edilizia pubblica. A riprova del disordine generale dei quartieri, avvennero in età imperiale numerosi altri devastanti incendi anche prima: durante il regno di Tiberio arsero il Celio (27 d.C.), l’Aventino e parte del Circo Massimo (36 d.C.). Le fiamme furono frequenti sotto Caligola e sotto Claudio scoppiò un incendio devastante in Campo Marzio (54 d.C.). Una quindicina di anni dopo l’incendio neroniano, ai tempi di Tito, ne scoppiò un altro che durò quanto il primo e particolarmente distruttivo fu quello scoppiato sotto Commodo nel 192 d.C. Dalle fiamme in città non si salvarono neppure le province: Tra il 64 e il 65 d.C. l’attuale Lione fu completamente distrutta.

Le fiamme medioevali e moderne

Tra primi incendi famosi avvenuti nel resto d’Europa dopo la caduta dell’impero e prima dell’anno Milla, basti ricordare che Londra ne subì due enormi (798 e 982). Nel 1106 fu la volta di Venezia e nel 1137 fu la città inglese di York ad essere annientata del tutto. Nel 1491 toccò alla tedesca Dresda: per la prima volta fu distrutta la Kreuzkirche (chiesa della croce) che in seguito fu oggetto altri incendi, delle cannonate prussiane ai tempi di Federico il Grande che assediava la città e delle bombe inglesi nel febbraio 1945. Nel 1577 Venezia subì ancora rovinosi danni e in particolare il palazzo Ducale, che però aveva già subito due incendi nel 1483 e nel 1571. Saltando dalle sponde dell’Adriatico al mare del Nord, Oslo nel 1624 fu distrutta da un incendio talmente distruttivo che il re Cristiano IV di Danimarca non trovò altra soluzione che costruire un’altra città chiamandola appunto Cristiania. Nel 1666, tra il 2 e il 6 settembre, Londra fu nuovamente in preda alle fiamme: a causa della banale disattenzione di un fornaio (e non di un complotto ‘papista’ come si sostenne in seguito) andarono distrutte più di centomila abitazioni e la ricostruzione durò un decennio. Non bisogna dimenticare che «the Great Fire» (il grande incendio) divenne anche l’episodio finale della «grande peste di Londra» che nel frattempo in un anno circa aveva già mietuto almeno settantamila vittime. Altri celebri incendi del XVIII secolo avvennero a Edimburgo (1700), a Copenhagen (1728) e Stoccolma (1751). Un discorso a parte fu Costantinopoli (l’attuale Istanbul) che nello stesso secolo vide ben tre incendi devastanti.

Da Napoleone a oggi brucia e ammazza

Il più celebre incendio dell’inizio del XIX secolo è certamente quello di Mosca del 1812, scoppiato (o meglio deliberatamente ‘appiccato’) il 14 settembre, mentre le truppe russe e la popolazione civile fuggivano davanti a Napoleone. Anche in questo caso le cause precise sono oggetto di una lunga controversia: è vero che, prima di abbandonare la città, il governatore impartì l’ordine di dare alle fiamme alcuni edifici (Cremlino compreso), ma nei quattro giorni che seguirono – almeno secondo le fonti francesi – vi furono anche atti di sabotaggio da parte dei civili e, poiché la maggior parte della città era costituita da edifici in legno il disastro fu totale, producendo conseguenze anche sul successivo andamento della guerra. Le fiamme del secolo non si limitarono però a Mosca, perché nel 1835 e nel 1842 arsero New York e Amburgo. Nella città tedesca – un’altra che nel corso della seconda guerra mondiale sarebbe stata nuovamente rasa al suolo dalle bombe alleate – l’incendio durò tre giorni: furono distrutte almeno cinquemila abitazioni e ci furono circa un centinaio di vittime. Più celebri nella letteratura e nel cinema gli incendi di città dall’altra parte del’Atlantico: Chicago nel 1871 e Boston l’anno successivo. Nel primo caso si ebbero oltre quindicimila abitazioni distrutte, centomila senza tetto e quasi duecento milioni di dollari di danni; a Boston invece i danni, pur ingenti, si limitarono a un solo quartiere. Il secolo americano – il XX secolo – cominciò con l’incendio di San Francisco nel 1906: dopo che un terremoto di magnitudine estrema ebbe sconvolto la città il 18 aprile, e dai quartieri distrutti si levarono anche le fiamme.

 

Giovanni Punzo

GIOVANNI PUNZO

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l’editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro ‘contagio’ per aver fatto l’ufficiale degli alpini. Da lui le guerre ‘dei nonni’ all’origine di quelle di oggi.

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