INDAGINE DELLA ICC SU CRIMINI DI GUERRA NELLA PALESTINA OCCUPATA

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tratto da: Z NET ITALY

di Ramzy Baroud e Romana Rubeo – 19 maggio 2020

Fatou Bensouda

 

 

Fatou Bensouda, procuratrice capo della Corte Penale Internazionale (ICC) ha risolto una volta per tutte i dubbi circa la giurisdizione della Corte a indagare crimini di guerra commessi nella Palestina occupata.

Il 30 aprile la Bensouda ha diffuso un documento di 60 pagine che espone diligentemente le basi di tale decisione, concludendo che “l’accusa ha attentamente valutato le osservazioni dei partecipanti e resta dell’idea che la Corte abbia giurisdizione sul Territorio Palestinese Occupato”.

La spiegazione legale della Bensouda era stata una decisione preventiva risalente  al dicembre 2019, quando la procuratrice della ICC doveva aver previsto un contrattacco orchestrato da Israele contro l’indagine sui crimini di guerra commessi nei Territori Occupati.

Dopo anni di mercanteggiamenti la ICC aveva deciso nel dicembre 2019 che “esiste una base ragionevole per procedere con un’indagine sulla situazione in Palestina, in conformità all’articolo 53(1) dello Statuto”.

L’articolo 53(1) descrive semplicemente i passi procedurali che spesso conducono, o non conducono, a un’indagine della Corte.

Tale articolo è soddisfatto quando la quantità di prove offerta alla Corte è così convincente che non lascia alla ICC altra scelta che procedere a un’indagine.

In effetti la Bensouda aveva già dichiarato alla fine dell’anno scorso di essere

“persuasa che (i) crimini di guerra siano stati o siano commessi nella West Bank, comprese Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza… (ii) cause potenziali derivanti dalla situazione sarebbero ammissibili; e (iii) non ci siano motivi sostanziali per ritenere che un’indagine non servirebbe gli interessi della giustizia”.

Naturalmente Israele e il suo principale alleato occidentale, gli Stati Uniti, si sono infuriati.  Israele non è mai stato chiamato dalla comunità internazionale a rispondere di crimini di guerra e di altre violazioni dei diritti umani in Palestina. La decisione della ICC, specialmente se l’indagine procederà, sarà un precedente storico.

Ma cosa devono fare Israele e gli USA quando nessuno dei due è stato membro della ICC, non avendo dunque alcuna influenza sulle procedure interne della Corte? Doveva essere ideata una soluzione.

In un’ironia della storia la Germania, che aveva dovuto rispondere di numerosi crimini di guerra commessi dal regime nazista durante la Seconda guerra mondiale, è intervenuta ad agire da principale difensore di Israele presso la ICC e a proteggere imputati israeliani di crimini di guerra da responsabilità legale e morali.

Il 14 febbraio la Germania ha presentato una petizione alla ICC richiedendo la status di “amicus curiae”, cioè di “amico della corte”. Ottenendo tale status speciale la Germania è stata in grado di sottoporre obiezioni, argomentando per conto di Israele contro la precedente decisione della ICC.

La Germania, tra gli altri, ha allora sostenuto  che la ICC non aveva nessuna autorità legale per discutere crimini di guerra israeliani nei territori occupati. Tali sforzi, tuttavia, alla fine non hanno prodotto alcun risultato.

La palla è ora alla Corte nella camera preprocessuale della ICC.

La camera preprocessuale è composta da giudici che autorizzano l’apertura di indagini. Solitamente una volta che l’accusa decide di prendere in considerazione un’indagine deve informare della propria decisione la Camera Preprocessuale.

Secondo lo Statuto di Roma, articolo 56 (b)  “… la Camera Preprocessuale può, a richiesta dell’accusa, assumere le misure che possano essere necessarie per assicurare l’efficienza e l’integrità delle procedure e, in particolare, per proteggere i diritti della difesa”.

Il fatto che il caso palestinese sia progredito a tal punto può, e dovrebbe, essere considerato una vittoria delle vittime palestinesi dell’occupazione israeliana. Tuttavia, se l’indagine della ICC procederà in conformità al mandato originale richiesto dalla Bensouda, permarranno vuoti legali e morali che frustreranno quelli che stanno promuovendo la giustizia per conto della Palestina.

Ad esempio i rappresentanti legali delle “Vittime Palestinesi Residenti nella Striscia di Gaza” hanno manifestato la loro preoccupazione nell’interesse delle vittime per “l’oggetto palesemente limitato dell’indagine sui crimini subiti dalle vittime palestinesi di questa situazione”.

L’’oggetto limitato dell’indagine’ ha sinora escluso crimini gravi quali crimini contro l’umanità. Secondo la squadra legale di Gaza l’uccisione di centinaia e il ferimento di migliaia di dimostranti disarmati partecipanti alla ‘Grande Marcia del Ritorno’ è un crimine contro l’umanità che deve essere anch’esso indagato.

La giurisdizione della ICC, naturalmente, va oltre la decisione della Bensouda di indagare solo ‘crimini di guerra’.

L’articolo 5 dello Statuto di Roma – il documento fondativo della ICC – estende la giurisdizione della Corte a indagare i seguenti “gravi crimini”:

(a) il crimine di genocidio

(b) crimini contro l’umanità

(c) crimini di guerra

(d) il crimine di aggressione

Non dovrebbe sorprendere che Israele abbia i titoli per essere indagato su tutti e quattro i punti e che la natura dei crimini di Israele contro i palestinesi tenda spesso a costituire una combinazione simultanea di due o più di questi punti.

L’ex Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani dei Palestinesi (2008-2014), professor Richard Falk, ha scritto nel 2009, poco dopo una guerra mortale israeliana contro la Striscia di Gaza assediata, che

“Israele ha avviato la campagna di Gaza senza adeguati basi legali o una giusta causa, ed è stato responsabile di aver causato una quantità enorme di devastazioni e di sofferenze dell’intera comunità civile. Il ricorso israeliano a un approccio militare per sconfiggere o punire Gaza è stato intrinsecamente ‘criminale’ e in quanto tale una dimostrazione sia di violazioni delle leggi di guerra sia l’attuazione di crimini contro l’umanità”.  

Falk ha esteso la sua argomentazione legale oltre i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità in una terza categoria. “C’è un altro elemento che rafforza l’accusa di aggressione. La popolazione di Gaza era stata sottoposta per 18 mesi a un blocco punitivo quando Israele ha lanciato i suoi attacchi”.

E quanto al crimine di apartheid? Si adatta in qualche moto alle precedenti definizioni e giurisdizione della ICC?

La Convenzione Internazionale sulla Soppressione e Punizione del Crimine del Apartheid del novembre 1973 definisce l’apartheid come

“un crimine contro l’umanità e che atti disumani derivanti dalle politiche e pratiche dell’apartheid e da politiche e pratiche simili di segregazioni e discriminazione razziale, come definite nell’articolo II della Convenzione, sono crimini che violano i principi della legge internazionale, in particolare i propositi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e costituiscono una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”.

La Convenzione è entrata in vigore nel luglio del 1976, quando è stata ratificata da venti paesi. La maggior parte delle potenze occidentali, tra cui Stati Uniti e Israele, si sono opposti a essa.

Particolarmente importante riguardo alla definizione dell’apartheid, come formulata dalla Convenzione, è che il crimine di apartheid è stato liberato dal suo limitato contesto sudafricano e reso applicabile a politiche razzialmente discriminatorie di qualsiasi stato.

Nel giugno del 1977 il Protocollo Aggiuntivo 1 alle Convenzioni di Ginevra ha qualificato l’apartheid come “una grave violazione del Protocollo e un crimine di guerra”.

Ne segue che ci sono basi legali per sostenere che il crimine di apartheid possa essere considerato un crimine contro l’umanità e un crimine di guerra.

L’ex Relatore Speciale dell’ONU sui Diritti Umani dei Palestinesi (2000-2006), professor John Dugard, ha detto questo subito dopo l’adesione della Palestina alla ICC nel 2015,

“Per sette anni ho visitato due volte l’anno il territorio palestinese. Ho anche condotto una missione d’inchiesta dopo l’operazione Piombo Fuso [Cast Lead] contro Gaza nel 2008, 2009. Ho familiarità con la situazione e ho familiarità con la situazione dell’apartheid. Sono stato un difensore legale dei diritti umani nel Sudafrica dell’apartheid. E, come virtualmente ogni sudafricano in visita al territorio occupato, ho provato una terribile sensazione di déjà vu. Abbiamo già visto tutto ciò in passato, solo che questo è infinitamente peggiore. E quello che è accaduto nella West Bank è che la creazione di un’impresa coloniale d’insediamento è sfociata in una situazione che assomiglia da vicino a quella dell’apartheid, in cui i coloni sono gli equivalenti dei sudafricani bianchi. Godono di diritti superiori sui palestinesi, e opprimono effettivamente i palestinesi. Dunque c’è un sistema di apartheid nel territorio palestinese occupato. E potrei citare che l’apartheid è anche un crimine che rientra nella competenza della Corte Penale Internazionale”.

Considerato il numero di risoluzioni dell’ONU che Israele ha violato nel corso degli anni – l’occupazione perpetua della Palestina, l’assedio di Gaza e l’elaborato sistema di apartheid imposto ai palestinesi attraverso un vasto complesso di leggi razziste (culminato nella cosiddetta Legge dello Stato-Nazione del luglio 2018) – ritenere Israele colpevole di crimini di guerra, tra altri “gravi crimini”, dovrebbe essere una questione semplice.

Ma la ICC non è del tutto una piattaforma legale. E’ anche un’istituzione politica soggetta agli interessi e umori dei suoi membri. L’intervento della Germania, nell’interesse di Israele, per dissuadere la ICC dall’indagare i crimini di guerra di Tel Aviv è un esempio emblematico.

Il tempo dirà fin dove la ICC è disposta a spingersi nel suo tentativo storico senza precedenti mirato a finalmente indagare i numerosi crimini che sono stati commessi in Palestina senza ostacoli, senza sedi di appello e senza alcuna chiamata a risponderne.

Per il popolo palestinese la giustizia a lungo negata non può arrivare abbastanza presto.

  • Ramzy Baroud è un giornalista e direttore del The Palestine Chronicle. E’ autore di cinque libri. Il suo più recente è ‘These Chains Will Be Broken’: Palestinian Stories of Struggle and Defiance in Israeli Prisons’ (Clarity Press, Atlanta). Il dottor Baroud è ricercatore anziano non residente presso il Center for Islam and Global Affairs (CIGA), Istanbul Zaim University (IZU). Il suo sito web è ramzybaroud.net.
  • Romana Rubeo è una giornalista italiana e caporedattrice del The Palestine Chronicle. I suoi articoli sono comparsi su molti giornali in rete e riviste accademiche. Ha una laurea specialistica in Lingue e Letterature Straniere ed è specializzata in traduzioni audiovisive e giornalistiche.
 
da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/icc-investigation-of-war-crimes-in-occupied-palestine/
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

 

http://znetitaly.altervista.org/art/29230

 

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