Indagine mette in luce l’”ipocrisia” del governo britannico su Ucraina e Palestina

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Articolo pubblicato originariamente su MEMO e tradotto dall’inglese di Rachele Manna per Infopal

(Vignetta: La copertura della crisi dei rifugiati in Ucraina è “razzista” [Sabaaneh/Middle East Monitor]).

Una nuova indagine condotta per conto del gruppo londinese CAGE ha rivelato l’evidente disparità tra il modo in cui il governo britannico considera il sostegno all’Ucraina nelle scuole e la solidarietà con la Palestina. Questa si basa sul feedback di 532 intervistati in Inghilterra, Galles e Scozia e copre scuole primarie, scuole secondarie, classi di quinta superiore e due università.

Il sondaggio evidenzia nettamente i due pesi e le due misure adottati dal governo nel modo in cui guarda alle sofferenze di ucraini e palestinesi. In particolare, ha chiesto agli intervistati di considerare la risposta del governo all’invasione russa dell’Ucraina, iniziata nel febbraio di quest’anno, e all’offensiva militare israeliana del 2021 contro i palestinesi nella Striscia di Gaza bloccata.

Sia l’Ucraina che la Palestina hanno assistito ad alcune delle violenze più brutali contro i civili nella storia recente. In Palestina, tuttavia, l’aggressione è continuata per oltre settanta anni con la complicità dei successivi governi britannici, e la loro reazione alla pulizia etnica, alle uccisioni quasi quotidiane e alle violazioni dei diritti umani, per non parlare delle violazioni del diritto internazionale, è stata a dir poco silenziosa.

Come ogni governo occidentale, la Gran Bretagna ignora le rivelazioni dei principali gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, sulla pratica dell’apartheid e dei crimini contro l’umanità da parte di Israele. In netto contrasto, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sotto il presidente Vladimir Putin è stata accolta con sanzioni e manifestazioni di solidarietà senza precedenti.

Nonostante le loro pretese di essere difensori dei diritti umani e protettori del diritto internazionale, gli stessi governi sono arrivati ​​al punto di minare principi a lungo ritenuti fondamentali, come la libertà di espressione, al fine di reprimere la solidarietà pro-Palestina e preservare il loro continuo sostegno allo Stato di apartheid di Israele. I risultati dell’indagine CAGE mettono in luce questa ipocrisia e questi doppi standard.

“La ricerca cerca di illustrare ciò che molti hanno istintivamente percepito come una netta disparità tra il modo in cui la solidarietà con i palestinesi è stata repressa nelle scuole britanniche, rispetto all’ampio sostegno esteso agli ucraini”, ha affermato Azfar Shafi, autore dello studio e capo di ricerca presso CAGE.

Le testimonianze degli intervistati evidenziano la sensazione tra genitori e studenti che esista una gerarchia nella dignità e nella sofferenza umanaI non europei sono considerati dal governo come meno meritevoli dei diritti e della protezione concessi ad altri di origine europea.

Secondo l’indagine, il 96% degli intervistati ha confermato un impegno proattivo sulla questione ucraina da parte delle scuole. Le attività includevano giornate senza divisa, appelli per donazioni di beneficenza e pubblicità a pagamento nelle newsletter scolastiche. Il 62% ha dichiarato che le proprie scuole avevano raccolto fondi o organizzato iniziative di donazioni per l’Ucraina.

Per contro, l’anno scorso si è assistito a una diffusa repressione della solidarietà con la Palestina nelle scuole, con decine di genitori che hanno contestato le scuole dei loro figli al riguardo. Ciò ha comportato una marcata riluttanza a sensibilizzare o discutere la questione o a raccogliere fondi per i palestinesi bisognosi, nonché la soppressione attiva della bandiera palestinese mostrata o esposta all’interno delle scuole. In effetti, le scuole hanno fatto ogni sforzo per mettere a tacere la discussione sull’attacco israeliano alla Palestina o per educare i bambini al contesto e alla storia della regione.

“Hanno sviato le domande e non hanno dato agli studenti le risposte che stavano cercando quando è stato chiesto loro perché venivano raccolti fondi per l’Ucraina e non era nemmeno permesso loro di indossare distintivi per la Palestina”, ha raccontato un intervistato. “L’unica volta in cui [la scuola] ha parlato direttamente della Palestina è stata in una email di circa un anno fa ed è stato per scoraggiare qualsiasi tentativo di raccolta fondi. I due pesi e le due misure sono sconcertanti”.

Un’altra intervistata ha risposto dicendo che sua figlia è stata segnalata al Responsabile designato per la tutela della sicurezza nella sua scuola, l’anno scorso, dopo aver discusso di come suo padre stesse raccogliendo fondi per la Palestina. Un altro ha invece sottolineato come la scuola avesse organizzato una colletta per l’Ucraina, ma i bambini non fossero stati in grado di fare lo stesso per la Palestina perché si trattava di una questione “politica” e “religiosa”.

Una nonna ha rivelato che l’anno scorso sua nipote aveva inviato una email rivolgendosi alla scuola per chiedere di tenere un’assemblea e organizzare un minuto di silenzio per i bambini che avevano perso la vita durante il bombardamento di Israele. Ha poi continuato spiegando che la sua richiesta è stata respinta, così come il suo appello a innalzare la bandiera palestinese in segno di solidarietà con la popolazione assediata di Gaza durante il bombardamento di Israele della durata di undici giorni avvenuto nel maggio dello scorso anno.

“Nonostante le marcate differenze, la ricerca ha evidenziato notevoli convergenze nel modo in cui il governo ha affrontato le questioni della Palestina e dell’Ucraina a scuola”, ha spiegato Shafi. Le risposte contrastanti alle uccisioni e alle sofferenze in Palestina e Ucraina sono state entrambe guidate dal governo.

“Sia sotto l’insegna della lotta all’”estremismo”, della prevenzione dell’”antisemitismo” o della lotta alla “disinformazione”, c’è stato uno sforzo congiunto per gestire i termini della discussione politica nelle scuole, anche attraverso l’uso di gruppi di riflessione sulla sicurezza, per allinearsi saldamente con gli interessi della politica estera britannica”.

 

 

 

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