Infiltrati a casa propria. Le Chiese contro l’ultimo provvedimento di apartheid

Dopo il decreto dell’esercito israeliano che ridefinisce la nozione di «infiltrati, costernazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese per la direttiva dell’esercito israeliano

 

Il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese Cec), ha espresso la propria costernazione dopo aver saputo della direttiva dell’esercito israeliano che ridefinisce la nozione di «infiltrato» nei Territori palestinesi occupati [cfr Riforma n. 16, p. 16, ndr] e si è detto «preoccupato per gli ostacoli che tali misure potrebbero creare per il processo in vista di una pace giusta».

Dal 1969 l’esercito israeliano considera «infiltrato» ogni individuo che entri illegalmente in territorio occupato. Con il recente emendamento però la definizione di «infiltrato» è diventata «un individuo che penetra illegalmente nella zona a partire dall’entrata in vigore, o un individuo presente nella zona senza essere in possesso di un permesso nella debita forma».

«Questo emendamento colpirà decine di migliaia di palestinesi e sarà suscettibile di confinarli nelle loro città e villaggi, generando un clima di paura nei territori occupati», ha osservato il pastore Tveit. «La situazione ne risulta aggravata, nessuno, compresi i palestinesi, deve essere privato dei propri diritti fondamentali, ovvero della possibilità di spostarsi e di condurre una vita normale».

È una questione di principio, secondo il segretario generale del Cec. «Il governo israeliano deve abrogare immediatamente questo decreto in quanto esso viola la quarta Convenzione di Ginevra e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. In quanto firmatario di questi strumenti internazionali, Israele ha la responsabilità legale e morale di conformarsi alle loro disposizioni».

Tveit ha ammonito: «se la definizione di infiltrato» verrà applicata ai palestinesi nati a Gaza e viventi in Cisgiordania, l’esercito espellerà persone che sono “residenti protetti” da una parte del territorio occupato all’altro, in violazione manifesta dell’articolo 49 della Convenzione di Ginevra».

In una lettera dell’11 aprile, indirizzata al ministro della Difesa israeliano, nove organizzazioni israeliane di difesa dei diritti della persona hanno protestato contro l’emendamento, denunciando l’ambiguità di ciò che Israele considera come un permesso valido e affermando che le modifiche lascerebbero il campo libero all’esercito per processare o deportare migliaia di palestinesi che possono ormai essere considerati come «infiltrati». In un bollettino di allarme pubblicato il 20 aprile, il Forum ecumenico Israele Palestina ha definito il decreto «esibizione flagrante di arroganza militare» che taglierà i palestinesi fuori dai «centri vitali dell’economia, della sanità, dell’istruzione e dei servizi sociali».

Tveit ha inoltre fatto parte della propria solidarietà con l’organizzazione cristiana Kairos Palestina che ha posto l’accento sul fatto che il decreto «farà ingiustamente passare migliaia di persone per criminali». Kairos Palestina ha chiesto «alle chiese di tutto il mondo di esigere pubblicamente l’abrogazione del decreto» emesso dalle autorità militari israeliane e di «agire per ripristinare la giustizia che è al tempo stesso il nostro appello e il nostro diritto».

In un discorso pronunciato di recente all’Assemblea della Conferenza cristiana del-l’Asia sul tema «Chiamati alla profezia, alla riconciliazione e alla guarigione: una prospettiva ecumenica», il pastore norvegese ha dichiarato che il documento Kairos del dicembre 2009, elaborato da cristiani palestinesi, esorta la Chiesa a opporsi all’ingiustizia, alla violenza e all’occupazione. Per il segretario generale del Cec, «la nostra testimonianza profetica deve esprimersi attraverso il nostro amore sia per i palestinesi sia per gli israeliani, perché i due campi hanno bisogno di guarigione e di riconciliazone». Il pastore Tveit ha d’altra parte chiesto alle chiese di prendere coscienza che, in questa regione, le azioni radicali possono mettere a rischio il processo di pace. (cec media  –  6 maggio 2010)

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