Intervista a Norman Finkelstein sul Medio Oriente

REDAZIONE 3 OTTOBRE 2013

 

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Norman Finkelstein

di Norman Finkelstein – 3 ottobre 2013

Norman Finkelstein è un noto autore statunitensi di origini ebree e si è conquistato un particolare riconoscimento per le sue opere sul conflitto israelo-palestinese. Ha risposto alle domande del World Bulletin.

Finkelstein è più noto per il suo famoso libro “L’industria dell’Olocausto”, che afferma che dell’Olocausto hanno abusato gli Stati Uniti e Israele per legittimare le loro politiche. Egli ritiene anche che l’Olocausto sia stato utilizzato dalla lobby ebraica negli USA in modi diversi come un mezzo per far soldi.

Finkelstein è autore di otto libri che sono stati tradotti in cinquanta lingue.

Levent Basturk: Le chiederò del processo di pace palestinese oggi, quello avviato; so che lei è a favore della soluzione a due stati. Ma si aspetta che, da ciò che Kerry avviato, ci sarà una soluzione lungo il percorso o che ci saranno dei problemi o che siano stati fatti dei passi falsi e non si arriverà da nessuna parte?

Dottor Norman Finkelstein: Innanzitutto un po’ di chiarezza. Io non sono a favore della soluzione a due stati. Non penso che queste domande dovrebbero essere poste o che a esse si dovrebbe rispondere in termini di preferenze personali. Le domande politiche possono essere formulate, e vi si può rispondere, solo in termini di ciò che è politicamente attuabile in un certo momento nel tempo; ciò che è più realizzabile e che in qualche misura si avvicina alla giustizia. La sola soluzione attuabile oggi è quella a due stati perché non c’è sostegno internazionale per nient’altro. Guardiamo all’ONU, guardiamo alla Corte Internazionale di Giustizia, guardiamo alle organizzazioni per i diritti umani; tutti dicono la stessa cosa: due stati. E non ci sono indicazioni che questa opinione prevalente cambierà. C’è un consenso molto forte sul fatto che i due stati siano il modo migliore per risolvere il conflitto, il conflitto israelo-palestinese. Dunque io non esprimo la mia preferenza personale. La base è la valutazione del rapporto di forze politiche nel mondo e tale rapporto è a favore dei due stadi e non vedo indicazioni di una svolta a favore di uno stato solo. Non c’è nulla che io veda che suggerisca che l’opinione politica, l’opinione pubblica, l’opinione legale, l’opinione dei diritti umani stia volgendo a favore di un unico stato. Tutto ciò che vedo sinora, oggi, è un consenso rafforzato a favore di due stati. Quanto a Kerry e agli Stati Uniti, essi non sono interessati ai due stati. Sono interessati a uno stato unico per Israele, uno stato più vasto di quello attuale. E ai palestinesi saranno lasciati dei frammenti di territorio e a un certo punto sarà formulato un suggerimento, una raccomandazione, di confederare tali frammenti di territorio con la Giordania e quei frammenti di territorio riusciranno ad esercitare una qualche forma di autonomia locale. Questa è la posizione degli Stati Uniti. La posizione israelo-statunitense consiste nel cancellare l’autodeterminazione palestinese annettendo parte della Palestina, la parte designata per l’autodeterminazione palestinese, annettendo parte della Palestina a Israele e l’altra parte sarà probabilmente confederata alla Giordania.

Dunque in tal senso quello che abbiamo oggi non è un vero negoziato per il processo di pace?

No, quello che c’è oggi è che i palestinesi non sono mai stati più politicamente deboli di ora. L’implosione del mondo arabo, la sconfitta della Fratellanza Mussulmana, che significa la sconfitta di Hamas, la disperazione politica del popolo palestinese e l’assoluta corruzione dell’Autorità Palestinese contribuiscono a questa debolezza. Perciò c’è un’occasione adesso, visto che sono così deboli, di imporre loro una soluzione che servirà gli interessi israelo-statunitensi e negherà ai palestinesi i loro interessi fondamentali.

Allora, in un certo senso, il colpo di stato in Egitto ha rafforzato la posizione di Israele.

L’ha rafforzata in due modi. In primo luogo, Sisi è solo un’altra versione di Mubarak che fu uno dei principali alleati di Israele. E, secondo, l’organizzazione palestinese Hamas ha commesso un errore tattico riponendo tutte le sue speranze nella Fratellanza Mussulmana, e oggi la Fratellanza Mussulmana è stata sconfitta.

Intende dire che la posizione che hanno assunto durante il conflitto siriano dalla parte dell’asse Turchia-Egitto è stata un grosso errore strategico da parte loro?

Un doppio errore, perché l’Egitto è crollato completamente e la Turchia oggi vede un maggiore interesse comune con Israele a inserirsi nel conflitto siriano e dunque la Turchia oggi ha in corso un completo ripristino delle relazioni con Israele. A spese dei palestinesi collaborerà con Israele al fine di farsi strada in Siria.

Pensa realmente che sia questa la posizione che prenderà la Turchia?

Tutte le notizie dicono che Israele e la Turchia stanno guarendo da tutte le loro divisioni e che la Turchia oggi considera la Siria un problema più grosso che non i palestinesi. E allora Israele e la Turchia sono fondamentalmente d’accordo sulla Siria.

E quanto ai recenti commenti che Hamas, oggi, sta di nuovo tentando di riallineare la sua posizione e cercando di avvicinarsi all’Iran e a Hezbollah? Vede questo o è solo una congettura?

Penso che ci proveranno, ma per il fatto che sono stati così sleali, il sostegno che otterranno da Hezbollah e dall’Iran sarà significativamente minore.

Hamas è alla disperata ricerca di qualsiasi cosa oggi e perciò non ha molte scelte. E c’è un’espressione in inglese, ‘beggars can’t be choosers’, i mendicanti non possono fare gli schizzinosi, e Hamas ora è nella posizione di un mendicante e non ha tante scelte.

In Egitto, adesso, la Fratellanza Mussulmana è fuori dai giochi. L’attuale governo egiziano sceglierà di non fare nulla riguardo al problema palestinese?

Esatto, farà peggio che nulla. Sarà una forza decisamente negativa.

Dunque quello che sta accadendo oggi a Gaza è un’indicazione di questo?

Quelle che stanno cercando di fare a Gaza sono due cose. Vogliono rendere la situazione economicamente intollerabile in modo che la gente di Gaza rovesci Hamas. E vogliono anche ripristinare il controllo dell’Autorità Palestinese, dunque una delle cose che stanno cercando di fare adesso è ripristinare il controllo dell’Autorità Palestinese sul valico di Rafah. Dunque, fondamentalmente, così come Sisi vede ora un’occasione storica per distruggere la Fratellanza, l’Autorità Palestinese vede un’occasione storica per distruggere Hamas. Entrambi pensano, e possono aver ragione, che queste sono grandi occasioni.

Quali sono le prospettive al riguardo?

Su molto di questo è difficile pronunciarsi. Fintanto che l’attenzione è dirottata sulla Siria, Sisi potrebbe fare praticamente tutto quello che vuole. Nessuno lo fermerà.

Dunque il conflitto siriano è il fattore che cambia i giochi nell’intera regione.

La Siria è un completo disastro, un disastro totale.

Dottor Finkelstein, grazie per averci concesso l’opportunità di questa intervista.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.zcommunications.org/interview-with-norman-finkelstein-on-mideast-by-norman-finkelstein.html

Originale: World Bulletin

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/12564

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