INTIFADA CRISTIANA – Route in Terrasanta 26 luglio – 5 agosto 2012

5 AGOSTO 2012

Resistenza non violenta

Nella giornata di venerdì 3 agosto, dopo la mattinata passata a fare servizio alla casa accoglienza per i bambini e aver cucinato una ottima pasta per le suore, abbiamo passato l’intera giornata a fare una resistenza pacifica.

Prima siamo andati nella collina di Beit Jala alle ore 17.00 negli oliveti che molto probabilmente ad ottobre saranno abbattuti per far proseguire il muro di “sicurezza”.
Abbiamo partecipato alla S.Messa arabo-italiana insieme a molti parrocchiani della zona e ad un gruppo di scout ortodossi.
Questo è il modo della comunità cristiana di Beit Jala di protestare all’avanzamento del muro.

Appena finita la S.Messa siamo tornati a Betlemme, dove superando una fitta folla di mussulmani di ritorno dalla Moschea di Omar a Gerusalemme per la preghiera del venerdì di ramadan, abbiamo raggiunto il muro nelle vicinanze del check point, e recitato il Santo rosario con delle suore e altri fedeli che ogni venerdì da alcuni anni protestano pacificamente in questo modo.

 

 

Campo Profughi di Deheisheh

Dopo la mattinata di servizio alla casa famiglia Hogar Ninos Dios, nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto il campo profughi di Deheisheh a Betlemme.
Qui abbiamo ascoltato il racconto di un ragazzo nato e cresciuto all’interno del campo, che ci ha spiegato come i campi si siano formati nel 1948 durante il conflitto arabo-israeliano, ripercorrendo la drammatica storia delle famiglie che qui hanno vissuto nei decenni successivi fino ad oggi.
Attualmente il campo, gestito dalle Nazioni Unite, ospita circa 13.000 persone in un’area ristrettissima, in abitazioni caoticamente stratificatesi al posto delle tende inizialmente presenti.
Le condizioni sanitarie sono preoccupanti: all’interno della clinica opera un solo medico, che deve assistere una media di 250 persone al giorno in sei ore lavorative.

Al momento del nostro arrivo era appena stata ripristinata la fornitura d’acqua nelle abitazioni, dopo 48 giorni di interruzione, dovuta – stando alla testimonianza del ragazzo – alla gestione operata dagli Israeliani che hanno il controllo delle risorse idriche della gran parte dei Territori Palestinesi.
L’impatto con questa realtà è stato impressionante, tanto dura appare la vita in un luogo simile.
La nostra guida ci ha poi raccontato gli avvenimenti verificatisi in occasione dell’intifada e dei continui scontri con i soldati israeliani durante i rastrellamenti, nei quali hanno perso la vita, solo all’interno di quel campo, decine di persone. I volti di alcuni di questi “martiri”, come loro li chiamano, sono raffigurati in grandi murales nei vicoli stretti ed aggrovigliati.
Ancora oggi i profughi vivono nella speranza – o forse nel sogno – di rientrare in possesso dei territori dai quali scapparono negli anni ’40 dello scorso secolo, ormai da oltre sessant’anni parte integrante dello stato di Israele.

 

Il deserto, Gerico e il Mar Morto

Ripartiamo da Taybe la mattina all’alba alla volta del deserto che divide Gerusalemme da Gerico.
Lasciamo la strada e, scendendo degli stretti tornanti, raggiungiamo il monastero di S. Giorgio, scavato nella pietra rosa del deserto in fondo ad un ripido canyon popolato da numerosi iraci, una sorta di marmotte del deserto che ci osservano pigramente dall’alto delle rocce.
Ci lasciamo alle spalle il monastero e, proseguendo su uno stretto sentiero che taglia la parete del canyon, ci addentriamo nel deserto mentre il sole ancora basso rende già l’aria irrespirabile.
Fortunatamente abbiamo con noi abbondanti scorte d’acqua e di buon passo percorriamo i chilometri che ci separano da Gerico nel punto in cui il canyon si affaccia sull’ampia valle del Giordano poco sopra la foce.

Qui appare una ricca vegetazione che rompe il paesaggio desertico appena percorso. Attraversiamo piantagioni di banani ed altri frutteti fino a raggiungere il monastero costruito dove anticamente sorgeva la casa di Zaccheo, descritta dai vangeli.
La città appare decadente, duramente provata dal lungo periodo di isolamento imposto dall’esercito israeliano durante la seconda intifada e nei successivi dieci anni.
Da pochi mesi è stato rimosso il blocco e Gerico, nuovamente collegata con i restanti territori cisgiordani, cerca di duramente di tornare alla vita di prima.
Percorriamo la città e ci dirigiamo verso il Mar Morto per un bagno rigenerante, “sospesi” fluttuando sull’acqua salatissima.
Sulla spiaggia, a 400 metri sotto il livello del mare, la temperatura si aggira intorno ai 45°C e questo ci spinge ad accelerare il rientro.
Ripartiamo in direzione di Gerusalemme, lasciandoci alle spalle insediamenti israeliani, accampamenti beduini, check point e gole desertiche, verso casa, verso Betlemme.

 

 

Abuna Raed a Taybeh

Oggi, tra le varie cose, abbiamo avuto un onore particolare, quello di ascoltare la testimonianza di un uomo che, partendo dalla nuda roccia, è riuscito a costruire un palazzo.
I suoi unici strumenti erano una fede ferrea ed un’intramontabile speranza.
Questa è la storia di Abuna Raed che qui a Taybe in Samaria è riuscito a mettere insieme una comunità che ha come obiettivo quello di creare un futuro, ma soprattutto un presente a quelli che abitano questo luogo.
“I bambini cristiani giocano e crescono con quelli musulmani” ci spiega “nella speranza che il legame di gioco di quando sono bambini diventi rispetto e solidarietà quando saranno adulti”.
La comunità di Abuna Raed raggruppa oggi circa diecimila persone e si dà da fare per migliorare quanto più possibile la loro posizione.
Le attività sono molte: dalla scuola alle danze tradizionali arabe, ma soprattutto la possibilità di un lavoro retribuito. Nella comunità, infatti, si producono delle lampade in ceramica a forma di colombe della pace e si realizzano lavorazioni di sapone, legno di ulivo e produzione di olio, dando sostegno economico a molte famiglie.
Quella di Abuna Raed non è una comunità che prende ma una comunità che dà, come lui ama ripetere. Va molto fiero di questo e se ne comprende il perché.
A testimonianza di ciò troviamo una casa di riposo in una splendida collina di fronte al centro di accoglienza per i pellegrini, anche questi gestiti dalla comunità di Taybe, ma soprattutto la costruzione di un centro di assistenza sanitaria dedicato principalmente alle donne incinte.
“Dall’inizio dell’anno” continua Raed “per via del check point israeliano molte donne sono state costrette a partorire mentre erano in coda per il controllo. Su circa 76 parti, in 24 casi si sono verificati decessi della madre o del bambino”.
Ora invece, grazie al frenetico lavoro questo eccentrico ma eccezionale uomo, le donne potranno essere assistite direttamente a Taybe e questo, come dice lui stesso, è un risultato eccezionale.
Ogni cristiano, ci spiega, ha due diocesi di origine: quella in cui è stato battezzato e la diocesi di Gerusalemme, in Terra Santa, dove tutto è iniziato e per questo è importante prendersi cura della Terra Santa e della gente che vi abita, qualsiasi sia la sua religione e cultura.
In questo momento Abuna Raed è un altro Gesù che permette agli altri di vivere e di imparare a vivere e incontrarlo sul nostro cammino è stata senz’altro un’esperienza importantissima che ci ha messo in discussione nel profondo.

 

 

Attraversando i Territori Palestinesi

Dopo la visita a Cafarnao abbiamo fatto ritorno verso Nazareth e proseguito in direzione di Janine, superando il check point israeliano da cui si accede ai Territoti Palestinesi.
La differenza tra Israele e la Cisgiordania è netta: nei primi si riscontra subito un panorama verde, ricco di agricoltura, non molto diverso dal nostro; superato il confine si nota subito uno stato di degrado evidente: disordine, immondizia e scarso sviluppo agricolo caratterizzano queste terre. Durante il nostro viaggio abbiamo attraversato diverse città palestinesi, teatro di violenti scontri durante la seconda intifada.
Tra queste la città di Nablus, importante meta della nostra cristianità in quanto custode del pozzo di Giacobbe e luogo in cui avvenne l’incontro tra Gesù e la Samaritana.

Il pozzo è oggi custodito da un prete della Chiesa ortodossa che, nonostante numerosi attacchi ricevuti da estremisti israeliani, continua a dimorare lì presso la basilica da lui stesso custodita.
In seguito abbiamo visitato degli insediamenti israeliani, villaggi costruiti da coloni ebrei all’interno dei territori palestinesi.
Per pranzo ci siamo infine diretti a Ramallah, capitale dei Territori, una città caotica in linea col modello occidentale, seppur con una forte impronta araba.

 

Lago di Tiberiade

Dopo la visita a Nazareth, ci siamo diretti verso il nord della Galilea, in direzione del Lago di Tiberiade.

Sbucando da una stretta e arida vallata laterale al bacino, il primo paese incontrato lungo la costa è stato Magdala.

Proseguendo, siamo arrivati al Monte delle Beatitudini, dove Gesù ammaestrò le folle con le otto beatitudini.

Andando avanti lungo la costa, tra coltivazioni di ogni tipo ci fermiamo dalle suore francescane amiche di Abuna Mario che custodiscono un angolo di paradiso. Entrando rimaniamo a bocca aperta davanti ad un piccolo Eden fatto di ruscelli, piante bellissime e manti erbosi e in più il lago, con la magnifica vista delle sinuose coste Siriane, accompagnata dal suono delle onde e degli uccelli.
Probabilmente quel posto è cambiato molto poco in duemila anni infatti la sua bellezza lo rese teatro di diversi importanti avvenimenti a distanza di poche centinaia di metri.

Il primo avvenimento è il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci; l’altro importante, tra i tanti passi riconducibili, è quello in cui Gesù chiede a Pietro se lo ama.

Da questa domanda è partita la riflessione per un paio d’ore di “deserto” (è un momento di solitudine, ascolto, preghiera, silenzio) durante la serata di martedì; un momento davvero emozionante e costruttivo, anche grazie all’atmosfera del posto data dalla luna piena.

Ringraziamo il signore dell’ennesima giornata passata in un mix di divertimento, accrescimento spirituale e conoscenza di culture diverse dalla nostra, andiamo a dormire.

La mattina seguente, come già successo nei giorni scorsi, non possiamo far altro che ringraziare (in questo caso le suore) dell’infinita ospitalità; un po’ dispiaciuti lasciamo quella piccola parte di paradiso per la visita alle rovine della città di Cafarnao dove hanno vissuto e lavorato come pescatori alcuni dei discepoli e per alcuni anni anche Gesù.

 

Nazareth

 

Siamo ripartiti dal Monte Tabor coi nostri pulmini e dopo circa mezzora siamo arrivati a Nazareth.

Vista l’ora e le nostre pance affamate, abbiamo subito cercato un locale che fosse aperto per pranzo nonostante per i musulmani sia periodo di ramadan e la maggior parte dei locali.

Fortunatamente abbiamo trovato un ottima paninotaca e, dopo aver mangiato, siamo subito entrati nel santuario mariano, costruito in tempi recenti sopra la grotta dell’annunciazione.

Nella parte esterna della chiesa abbiamo visto affisse delle icone della Madonna provenienti da diversi e lontani paesi del mondo che presentano le caratteristiche fisiche e stilistiche di Maria in base al loro paese di provenienza.

Tra queste, l’Italia è rappresentata dalla Madonna del Conforto e dall’Immagine della Madonna degli Scout, entrambe a noi molto vicine e care.

Dopo aver visitato la grotta dell’annunciazione, ci siamo spostati di pochi metri per vedere i resti delle quaranta grotte che anticamente costituivano il piccolo villaggio, tra cui anche quella dove abitava Gesù con Maria e Giuseppe.

E’ stato davvero emozionante ritrovarsi a calpestare le stesse pietre e ad immaginare di tornare indietro di duemila anni e vedere una giovane Maria rispondere “eccomi” alla chiamata di Dio ed un piccolo bambino, Gesù, giocare e crescere nella stesse grotte che abbiamo visitato.

 

Il Monte Tabor e i ragazzi della Comunità

 

Partiti di buon ora da Betlemme, ci siamo portati nel nord del Paese, in Galilea, iniziando la visita salendo in vetta al Monte Tabor.

Questo luogo di suggestiva bellezza è di fondamentale importanza per i credenti in quanto vi si ricorda la trasfigurazione di Gesù.

Ospita oggi un’imponente basilica gestita dai Francescani che dividono il luogo con la comutà chiamata “Mondo X”.

Questa associazione, fondata dal francescano Padre Eligio, ha iniziato la propria attività di assistenza nel 1964 attivando la linea telefonica Telefono Amico per fornire un sostegno a chiunque si trovasse in situazione di difficoltà o disagio.

Il francescano ha poi deciso di creare una casa per assistere e sostenere le persone colpite da dipendenze, con un percorso di comunità e lavoro nel quale si taglia ogni genere di contatto con la famiglia (a eccezione di una lettera mensile) e col mondo esterno.

Sul Monte Tabor abbiamo avuto modo di incontrare tre ragazzi di Mondo X che dopo la testimonianza ci hanno anche fatto visitare gli allevamenti ed i giardini che personalmente curano.

 

Incontro col Patriarca e visita di Gerusalemme

GERUSALEMME

Abbiamo iniziato la mattinata oltrepassando il muro in macchina attraverso il check point, arrivando così a Gerusalemme.

La prima tappa è stata la visita panoramica della città, seguita dalla visita al Getsemani (Monte degli Ulivi), la grotta dell’arresto e la grotta dell’assunzione di Maria.

Siamo entrati poi nella città vecchia dove abbiamo visitato il Patriarcato Latino ed incontrato il Patriarca al quale abbiamo donato la medaglia che il sindaco di Sansepolcro Daniela Frullani ci aveva incaricato di portare in dono come simbolo di riconoscimento da parte della città.

Durante il dialogo il Patriarca ci ha incitati, dicendoci che noi giovani non abbiamo il diritto di essere stanchi.

Così, finita la visita, siamo ripartiti visitando il suq – tipico mercato arabo di Gerusalemme – ed il muro del pianto dove abbiamo assistito alla celebrazione del Bar mitzvah, tipica festa religiosa ebrea.

Nel pomeriggio abbiamo fatto rientro alla casa famiglia Hogar Ninos Dios, dove i bimbi ci aspettavano per giochi e terapie nella piccola piscina del centro.

A breve pubblicheremo alcune delle numerose foto scattate durante la visita.

 

La casa del muro

LA TESTIMONIANZA DI CLAIRE

Domenica sera, approfittando di una cena passata insieme, Claire e suo marito, che ci ospitano a Betlemme, hanno voluto raccontarci la loro sfortunata storia.

Durante la seconda intifada israelo-palestinese, nel 2002, i Palestinesi di Betlemme, oltre a ritrovarsi tra mura, basi e check point israeliani, perdono la gran parte di quei diritti ancora oggi non riconquistati.

Ritrovandosi nel mezzo di violenti scontri, da subito l’esercito israeliano riceve l’autorizzazione di muoversi liberamente tra i territori e le infrastrutture occupate, per mandare avanti l’offensiva.

Sfortunatamente la casa della famiglia di Claire, trovandosi nei pressi di una base militare israeliana, si trovò occupata da subito dalle truppe israeliane che, dapprima, costrinsero la donna a far entrare i soldati ogni qualvolta loro volessero, con la minaccia di sparare e far brillare la casa, fino ad occuparla definitivamente, rendendola parte integrante del caposaldo israeliano.

Claire racconta che la sua famiglia doveva rimanere in casa, mentre gli israeliani allestivano postazioni di tiro in ogni stanza.

Non potevano fare altro che pregare per loro, per la loro casa e per i figli e, come lei continua ad affermare, se sono rimasti vivi è solo grazie a Dio.

Finiti gli scontri, gli israeliani iniziarono ad erigere i loro muri ed intenzionati a scacciare la famiglia per impadronirsi della casa, che si trovava in un punto strategico, arrivarono a circondarla completamente con il muro di cemento di 8 metri.

Ma la fede della famiglia gli ha dato la forza di resistere ed è così che oggi la casa di Claire è conosciuta come “la casa del muro”, poiché circondata su tre lati da esso.

“Voi siete la nostra luce perché potete andare a casa e raccontare quello che qui è successo e continua a succedere”… “la gente non dovrebbe mai perdere la speranza e la fede; la nostra missione è parlare e pregare perché i giovani riacquistino la voglia di continuare a vivere su questa terra e perché infine sia la pace a vincere”.

 

 

 

Ecco un pò di foto

Dopo un giorno di silenzio torniamo con una bella carrellata di foto…

C’è un pò di tutto… dall’incontro con gli scout locali, alla messa, al servizio al centro dei babini, all’incontro con il Patriarca di Gerusalemme, alla scoperta della città di Gerusalemme ecc…

Domani ci spostiamo in Galilea per due giorni e non sappiamo come saranno i collegamenti internet…

Buona visione….

 

Alla scoperta di Betlemme

Si è conclusa la prima giornata di route.

Passata la prima notte a Betlemme, siamo partiti in compagnia di Abuna Mario per visitare la città fino ad arrivare alla Basilica della Natività e la Grotta del Latte, rimanendo affascinati dalla loro profonda spiritualità.

Grazie alla esperta guida di Abuna Mario abbiamo avuto il piacere di attraversare i sapori, i colori e gli odori del “Suk”, il caratteristico mercato di Betlemme, per poi fermarci a pranzare con “Felafel” e “hummus” in un tipico locale nella piazza antestante la Basilica della Natività.

Nel pomeriggio abbiamo avuto la prima esperienza di servizio nella casa Hogar Nino Dios dove, dopo aver conosciuto le sorelle del Verbo Incarnato, abbiamo svegliato e vestito i bambini per farli giocare fino a sera. Abbiamo aiutato le suore nel dargli da mangiare e nel pulirli prima di farli addormentare. All’inizio ci siamo sentiti spaesati di fronte a dei bambini disabili, ma grazie all’immediata confidenza dei piccoli, siamo riusciti a fargli passare un bel pomeriggio. Domani ripeteremo questa esperienza per conoscerli ancora meglio.

L’esperienza di oggi è stata intensa ed impegnativa, ma ciò che abbiamo ricevuto è stato molto più prezioso rispetto a quello che abbiamo dato.

La giornata si è conclusa con la testimonianza di Claire, la signora che ci ospita, ma sarò domani che vi racconteremo la sua esperienza.

 

Arrivati in Israele… Inizia l’avventura

arrivo

Con un leggero ritardo del volo israeliano è iniziata la nostra route.
Arrivati all’areoporto Ben Gurion di Tel Aviv alle 17.30, ci siamo portati a Gerusalemme da dove ci siamo incamminati zaini in spalla alla volta di Betlemme.

Un piccolo contrattempo ha rallentato il nostro cammino quando, in vista del check point per superare il muro che divide i Territori Palestinesi da Israele, ci siamo accorti di aver smarrito un passaporto.

Fortunatamente è stato subito ritrovato nell’autobus da cui eravamo scesi poco prima e quindi, più tranquilli – ma pur sempre senza un passaporto – abbiamo superato i controlli Israeliani che in uscita sono molto blandi.

Muro

Raggiunta la “Casa del Muro”, in cui verremo ospitati per tutti i giorni che trascorreremo a Betlemme, siamo stati ricevuti dalla padrona di casa Claire Anastas che, con gentilezza e spirito di accoglienza, ci ha fatto sistemare nell’appartamento.

Giusto il tempo di posare i bagagli ed abbiamo raggiunto il Clan del Maranello 1 all’ultimo giorno a Betlemme ed insieme abbiamo cenato presso la locale Azione Cattolica.

Subito dopo siamo rientrati alla “Casa del Muro” per concludere la giornata e pianificare le attività dei prossimi giorni.

Fin dai primi passi in Terra Santa la scoperta di questa realtà così complessa ha avuto un fortissimo impatto emotivo ed ha suscitato vivace dibattito tra i ragazzi del Clan, da cui è emersa la necessità di approcciarsi a questa esperienza con voglia di scoprire e comprendere, sforzandosi di lasciare da parte pregiudizi ed opinioni già formate e mettendosi al massimo in discussione.

 

Dove dormiamo

Per gran parte della route faremo base a Betlemme ed ecco il bellissimo alloggio che ci ospiterà.

E’ la casa del muro gestita da Claire Anastas.

Ecco una carrellata di foto… non vi fate ingannare dal fuori e non vi fate impaurire.

 

Sarà anche un occasione per capire bene la situazione di Claire Bandak Anastas che ha visto isolarsi, e questa situazione ha già fatto fallire il suo negozio.
Le stanze hanno i letti… ma noi dormiremo in terra perchè a troppa comodità non ci siamo abituati.

Sarà un’esperienza autentica e per vivere Betlemme, non c’è posto migliore di questa pensione.

Di seguito c’è anche un video che fa capire bene cosa andremo a vivere.


Per saperne di più ecco clicca qui 

 

Si parte

Tra pochi giorni la nostra route inizierà ed ecco il tema…

 http://routeterrasanta.wordpress.com/2012/08/05/intifada-cristiana/

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