Invito a Salvini. Signor ministro, venga a vedere cosa fa davvero la Caritas (3 articoli)

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  1. Invito a Salvini. Signor ministro, venga a vedere cosa fa davvero la Caritas

Signor ministro, venga a vedere cosa fa davvero la Caritas
Francesco Riccardi
venerdì 26 aprile 2019

La sua personale macchina della propaganda, elegantemente battezzata “la bestia”, se n’è accorta con una settimana di ritardo. Ma non ha voluto perdere l’occasione, ieri, per far gettare al ministro dell’Interno una palata di fango sulla Chiesa e sui tanti cristiani volontari che si occupano di poveri e, dunque, anche di migranti. E così – rilanciando un articolo di “OggiTreviso.it” del 17 aprile, nel quale si dava conto dell’annuncio delle Caritas di Treviso e Vittorio Veneto di non voler partecipare ai nuovi bandi ridotti per l’accoglienza – Matteo Salvini ha commentato su Facebook e Twitter: «La MANGIATOIA è finita, chi speculava con margini altissimi per fare “integrazione”, spesso con risultati scarsissimi, dovrà cambiare mestiere».

Si potrebbe replicare con un’invettiva uguale e contraria – gli argomenti offerti dalla cronaca giudiziaria non mancherebbero – ma faremmo un torto anzitutto a ciò in cui crediamo e che cerchiamo di vivere, nonché alle persone straniere che delle polemiche e delle scelte politiche finiscono per essere le vittime.

Meglio allora ricorrere alla “correzione fraterna” e rispiegare al ministro, che nei tweet alterna mitra e rosario, le motivazioni della scelta delle varie Caritas diocesane come avevamo peraltro già fatto su queste stesse colonne il 21 aprile (Per leggere l’articolo clicca qui). Una decisione condivisa pure da molte realtà non appartenenti al mondo ecclesiale, come cooperative e associazioni del Terzo settore, comitati della Croce Rossa.

La Caritas negli anni scorsi ha cominciato a partecipare attraverso cooperative sociali a bandi pubblici su richiesta delle Prefetture e dello Stato centrale.

Queste, infatti, non erano in grado di assicurare ai richiedenti asilo che arrivavano nel nostro Paese una degna (e sostenibile) accoglienza in strutture pubbliche e con proprio personale. Un intervento in chiave sussidiaria, basato sul presupposto che le Caritas e i soggetti del Terzo settore, grazie alla loro sensibilità ed esperienza sul campo, potessero meglio assicurare l’assistenza necessaria alle persone straniere e soprattutto favorirne l’integrazione in piccoli centri diffusi.

Per questo l’amministrazione pubblica – non la Caritas – aveva stabilito un rimborso dei costi complessivi di alloggio, vitto, sorveglianza, corsi di lingua, assistenza psicologica e altri servizi per l’inclusione pari a 35 euro per persona, stabilendo parametri e richieste precise per il loro impiego. Servivano, oltre che a coprire i costi di struttura e di mantenimento, anche a pagare regolarmente personale (soprattutto italiano) specializzato, come psicologi, medici, insegnanti e mediatori culturali.

Questo fino a novembre 2018. Poi, con una direttiva che ha preceduto il “decreto Sicurezza”, la quota di rimborso dei costi è stata ridotta a 21-26 euro al giorno per persona (a seconda della capienza del centro), con l’indicazione di tagliare i servizi di accompagnamento come l’insegnamento della lingua italiana, l’assistenza psicologica (importante per donne e ragazzi che in Libia hanno subito torture e privazioni di ogni genere), le altre attività sociali e di formazione.

Le Caritas a questo punto hanno maturato la scelta di non rispondere più ai bandi “ridotti” a mero servizio “alberghiero” o di gestione “simil-carceraria”. Non condividendo né le modalità né soprattutto le finalità di un’accoglienza così svuotata di significato. Anzi, volutamente trasformata in una “macchina” non per integrare, ma per creare nuovi irregolari su cui speculare politicamente.

Perciò, nel commento pubblicato il giorno di Pasqua, auspicavamo che i nuovi bandi andassero deserti e che lo Stato, il governo, tornassero ad assumersi direttamente le proprie responsabilità nell’organizzare e gestire con personale pubblico la nuova “ospitalità”, verificando così tra l’altro la congruità dei 21-26 euro di spesa giornaliera. I casi di vera «mangiatoia», denunciati anche da “Avvenire”, hanno riguardato false cooperative e imprenditori privati spesso in combutta con politici e funzionari pubblici corrotti e nulla, purtroppo, impedirà che ciò accada ancora da parte di persone e organizzazioni senza scrupoli.

Le Caritas, come stanno già facendo alcune realtà territoriali, torneranno invece a concentrare i loro interventi finanziati con fondi propri e donazioni dei fedeli sull’accoglienza di secondo livello (dopo cioè la risposta sulla richiesta d’asilo) e in particolare verso le persone che lo stesso decreto Sicurezza ha finito per privare della protezione umanitaria. Così come proseguirà in altra forma, fuori dai centri di accoglienza straordinaria, l’opera di assistenza gratuita da parte di migliaia di volontari.

Vede, signor ministro, quando parla sui social di «mangiatoia», di «speculazioni con altissimi margini», non offende tanto e solo un organismo ecclesiale, la Caritas, che rappresenta assieme alla fede il cuore dell’agire cristiano, ma migliaia e migliaia di persone di buona volontà che in Italia, nelle Caritas parrocchiali, dedicano il loro tempo ai poveri, insegnano la nostra lingua agli immigrati, li consigliano, cercano di integrarli nelle comunità con i nostri valori irrinunciabili, assistono chi è in difficoltà qualunque colore abbia la sua pelle, si prodigano nella raccolta e distribuzione degli abiti, portano pacchi alimentari a famiglie italiane e straniere, nei centri di ascolto si fanno carico di tanti disagi diversi. Non speculano, ci mettono del loro in termini di tempo e di soldi. Non sfruttano «mangiatoie», condividono con chi ha meno. Cercano di rispondere gratuitamente, con carità appunto, ai bisogni delle persone. Incontrandole in carne e ossa, non incrociandole virtualmente sui social. Signor ministro, venga a vedere cosa fa davvero una Caritas per gli italiani e gli stranieri. Venga, e si ricrederà.

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https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/salvini-contro-caritas-ministro-venga-a-vedere

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2) Migranti. Ecco come il Viminale ha penalizzato i centri migliori per l’integrazione

Antonio Maria Mira venerdì 26 aprile 2019

Le scelte di Matteo Salvini: tagli ai servizi e al personale, rendendo più difficile integrazione e inclusione degli immigrati ma anche mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro

Migranti alla Casa della Carità di Milano (Fotogramma)

Tagli ai servizi e al personale, rendendo più difficile integrazione e inclusione degli immigrati, ma anche mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Sono le più evidenti conseguenze dei drastici tagli alla diaria da 35 a 21-26 euro, previsti dal nuovo capitolato elaborato dal Ministero dell’Interno e applicato, prima lentamente e ora molto velocemente, da quasi tutte le prefetture nei nuovi bandi per i centri di accoglienza (Cas).

Tagli che colpiscono in modo diverso e più pesantemente le realtà migliori, quelle più piccole e con accoglienza diffusa. Se prima tutti i Cas ricevevano 35 euro al giorno a persona, a prescindere da dimensioni e tipologia, con le nuove linee guida le cifre cambiano e anche di molto. Per i centri collettivi con 300 ospiti si scende a 25,25 euro, con un taglio del 28%. Stessa cifra e stesso taglio per quelli fino a 150 ospiti. Si risale a 26,35 euro per i centri da 50 e 20 ospiti, con un taglio del 25%. Pesantemente penalizzata l’accoglienza diffusa in appartamenti, che scende a 21,35 euro a persona con un taglio addirittura del 39%.

Entrando nel merito dei tagli chi deciderà di partecipare ai nuovi bandi non dovrà più preoccuparsi di garantire l’insegnamento della lingua italiana, il supporto per la richiesta di asilo, la formazione professionale, la positiva gestione del tempo libero (attività di volontariato, di socializzazione con la comunità ospitante, attività sportive). Sparisce lo psicologo e diminuiscono pesantemente le ore minime settimanali dell’assistenza sociale.

Nei Cas che ospitano sino a 50 persone viene chiesta la presenza dell’assistente per 28,8 minuti al mese per ospite contro 86,4 minuti dei vecchi bandi. E in strutture sino a 150 ospiti la media scende a 12,8.

Analoghi i tagli per la mediazione culturale: nei centri più piccoli ogni ospite potrà contare su 48 minuti al mese (prima 2 ore e 52,8 minuti); nelle strutture più grandi si scende addirittura ad 19,2 minuti. Crolla anche l’assistenza sanitaria. Nei Cas sino a 50 persone viene chiesta la presenza del medico per assicurare una media di 4 ore per ogni ospite all’anno, senza più l’obbligo di avere in struttura la presenza di un infermiere. Per i centri più grandi la media di presenza settimanale del medico per ospite scende a 19,2 minuti.

Infine quasi scompare il servizio di controllo e presenza. Il direttore (precedentemente a tempo pieno) presidierà strutture fino a 50 ospiti per appena 18 ore a settimana e gli operatori richiesti (1 ogni 50 ospiti) non garantiranno neanche la copertura delle 24 ore (la notte i centri saranno autogestiti dagli ospiti). Nei centri più grandi la notte sarà “coperta”, ma con un rapporto operatori/ospiti di appena 1 a 150. Tagli che, oltretutto, stanno mettendo a rischio quasi 20mila posti di lavoro, soprattutto di giovani e con alta preparazione professionale.

Per approfondire leggi anche: Caos sui bandi: penalizzata l’integrazione

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https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ecco-come-il-viminale-penalizza-i-centri-migliori-migranti
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3) Migranti. Integrazione cancellata per legge. Salvini sprezzante con le reti di carità

Daniela Fassini venerdì 26 aprile 2019

Il Decreto sicurezza svuota l’attività di accoglienza. E ora il ministro accusa gli enti che sostituiscono lo Stato di speculare sugli stranieri. La risposta di Caritas, Croce rossa e Terzo settore

Migranti richiedenti asilo a scuola di italiano. Adesso non è più possibile per colpa del decreto sicurezza voluto da Salvini (foto di archivio Ansa)

«La mangiatoia è finita, chi speculava con margini altissimi per fare “integrazione”, spesso con risultati scarsissimi, dovrà cambiare mestiere». L’ultima leggenda sui migranti e l’accoglienza è sintetizzata così, in un tweet irriverente del ministro dell’Interno Matteo Salvini che accompagna la notizia, diffusa da un quotidiano locale del Veneto sulla rinuncia della Caritas a partecipare al nuovo bando disegnato sulla legge del decreto sicurezza. “Poche risorse per migranti, anche la Caritas si toglie: non partecipa al bando per l’accoglienza”. Un’offesa per chi ogni giorno si prende cura non solo dell’accoglienza ma anche e soprattutto dell’integrazione dei richiedenti asilo, dedicando persone e risorse che vanno oltre alla “tanto odiata e sbandierata” diaria.

Il twitter di Salvini che attacca in modo sprezzante chi aiuta i più poveri, anche italiani

Il twitter di Salvini che attacca in modo sprezzante chi aiuta i più poveri, anche italiani

È sempre più difficile fare accoglienza in Italia. Con l’entrata in vigore del decreto sicurezza, a fare i conti con un percorso tutto ad ostacoli sono soprattutto le strutture, ecclesiali e laiche, che sin da subito sono scese in campo per aiutare lo Stato a sostenere l’arrivo dei richiedenti asilo. Ora tutto è cambiato nel giro di pochi mesi.

Il nuovo decreto svuota infatti completamente il lavoro di accoglienza ed integrazione fatto fino ad oggi. Soprattutto l’accoglienza diffusa in piccoli centri, appartamenti e parrocchie. Il risultato? «Lo Stato ci sta lasciando soli sul territorio a gestire l’emergenza – spiegano gli operatori –. Quando possiamo, continuiamo il lavoro a nostre spese. Ma è sempre più difficile e le storie di invisibili espulsi dal sistema di accoglienza sono destinate a crescere».

L’accoglienza vera, da Nord a Sud Italia, garantiva un percorso di autonomia abitativa e lavorativa. Ricchezza per chi era accolto, ma anche risorsa per il territorio che accoglieva. Tutto questo, adesso, si sta sgretolando. Perchè quello che chiede il governo, oggi al terzo settore, è solo un’accoglienza svuotata: un posto letto, un luogo dove mangiare e dormire e nulla di più. Niente più corsi di italiano. Niente più supporto psicologico per le donne che hanno subito violenza. Niente più corsi di formazione professionale e riconoscimento del titolo di studio conseguito nel proprio Paese.

Sono in molti oggi a rinunciare ai nuovi bandi delle prefetture. Gli ultimi due casi, in ordine di tempo, hanno riguardato le Caritas di Treviso e Vittorio Veneto e la Croce Rossa di Macerata.

Le spiegazioni fornite sono emblematiche. «Le risorse stanziate non sono sufficienti per svolgere quello che noi riteniamo essere un adeguato supporto» spiegano i rappresentanti del gruppo di operatori trevigiani che non ci stanno più a lavorare, secondo i nuovi termini, con la «logica dell’emergenza, a scapito della vera inclusione delle persone».

Non usa mezzi termini anche la presidente di Croce rossa Macerata: «Partecipare al nuovo bando (della prefettura, ndr) ora significa fare un’assistenza che non è degna di un essere umano» sostiene Rosaria Del Balzo Ruiti. «Negli anni abbiamo rendicontato fino all’ultimo centesimo – aggiunge –. Sappiamo quali sono i costi perché accogliere una persona non è solo dare un tetto e del cibo, ma assicurare l’apprendimento linguistico, le condizioni sanitarie ottimali, fare progetti per l’incontro e l’integrazione».

Con il taglio all’accoglienza, è un’intera organizzazione sociale e di solidarietà a collassare. Anche se alcune diocesi hanno le “spalle larghe”, come dimostra Caritas Ambrosiana. «Abbiamo partecipato a solo due bandi, a Monza e Milano – fa sapere il presidente Luciano Gualzetti –. Cento posti in tutto, quelli di “Casa Suraia”. Per il resto faremo da soli, andremo avanti con le nostre forze e non lasceremo nessuno per strada».

Fra pochi giorni scadrà il contratto attivo con la prefettura e chi possiede il permesso umanitario (la maggior parte dei richiedenti asilo) non avrà più diritto a un posto letto. Per effetto della nuova legge voluta dal governo gialloverde dovrà così arrangiarsi. «Ci sono tante famiglie, con fragilità e situazioni particolari – prosegue Gualzetti – che continueremo ad ospitare come abbiamo fatto fino ad oggi».

Caritas Ambrosiana ha già istituito un fondo di solidarietà per continuare a garantire l’accoglienza di “qualità”, quella vera, che punta all’integrazione. «Per noi è una scelta di vita». Ma il compito di accogliere così, in maniera dignitosa, «è compito dello Stato», rimarca Gualzetti. «Un compito che in questi ultimi tre anni lo Stato non è stato in grado di fare – aggiunge –. Ha chiesto aiuto al terzo settore e noi abbiamo risposto. Poi è uscita la leggenda del “magna magna e della mangiatoia”». Gualzetti non nasconde lo sconcerto.

Oggi paradossalmente si privilegiano le grosse strutture e si dà un colpo di spugna all’ospitalità diffusa, quella vincente ed inclusiva. «Siamo in un delirio completo – conclude preoccupato – dove ognuno dice quello che vuole e le persone vengono trattate come pacchi, parcheggiate nei grandi centri perché vi restino a lungo. Questo porterà sicuremente a problemi di sicurezza ed integrazione, a discapito di tutto quello che abbiamo fatto in questi ultimi anni».

Alcuni numeri che fotografano la realtà

25.000
Le persone migranti accolte nelle strutture ecclesiali italiane grazie a parrocchie, associazioni, organizzazioni e movimenti

188
Le diocesi della penisola che svolgono iniziative di accoglienza e ospitalità, da aggiungere ad altri servizi caritatevoli

4.658
I migranti ospitati finora nei progetti Sprar che fanno riferimento a strutture ecclesiali, posti oggi
messi in discussione dal decreto sicurezza

Per approfondire l’argomento leggi: Caos sui bandi, penalizzata l’integrazione CLICCA QUI

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https://www.avvenire.it/attualita/pagine/salvini-attacca-caritas-reti-carita

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