Iraq, «stragi in appalto», governo vergogna, l’Iran e la basi spia Usa

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tratto da: REMOCONTRO

Almeno 511 manifestanti uccisi dal primo ottobre e Human Rights Watch accusa il governo di Baghdad: «Si ritira quando iniziano i massacri e torna per completarli con gli arresti». Gli Stati uniti fingono di non vedere e chiedono a Baghdad di proteggere i marines e accusano l’Iran dietro agli attacchi alle basi USA

Strategia codarda tattica bastarda

Massacri per mano ufficialmente anonima ma di cui i manifestanti conoscono bene l’identità. Netta la denuncia è di Human Rights Watch che ha pubblicato un rapporto in cui accusa lo Stato iracheno di complicità nelle stragi compiute da uomini armati (probabilmente miliziani filo-Teheran), a partire dall’uccisione di decine di persone nella notte tra il 5 e il 6 dicembre a Baghdad. Lo Stato con i suoi uomini in divisa che scompare quando iniziano i massacri da parte delle bande di assassini mascherati e torna per completarli con gli arresti. Il ritiro dalla zona di esercito e polizia assieme al contemporaneo taglio dell’elettricità durante il massacro e sono la dimostrazione, scrive Hrw, di connivenza.

Assassini mascherati noti al mondo

«Uccisioni per mano di sconosciuti che segue alle tante sparizioni che ormai costellano la lunga mobilitazione irachena (giovani attivisti, giornalisti, fotografi) e agli omicidi compiuti da miliziani sciiti filo-iraniani nelle piazze del paese. Che però continua la sua protesta», oggi Chiara Cruciati dopo aver ascoltato ieri Amedeo Ricucci dalla piazza dei ragazzi di Tahrir. «Ieri, per il terzo giorno consecutivo i manifestanti hanno tenuto chiuso il Dipartimento ministeriale dell’energia nella provincia di Wasit, impedendo ai dipendenti di entrare. E a Baghdad piazza Tahrir resta occupata, mentre nella blindatissima Zona Verde i partiti non riescono a trovare un accordo sul nome del nuovo premier, a oltre 15 giorni dalle dimissioni di Abdul Mahdi».

Impotenza politica violenta

Due settimane di vuoto di governo è il massimo concesso dalla Costituzione, ma una screditata  classe politica divisa per appartenenze di clan e di fede non trova gli accordi di spartizione di potere  per loro essenziali. «E ogni partito -Chiara Cruciati- prova a salvarsi dalle proteste, a partire da Sairoon, la coalizione guidata dal leader religioso sciita Al-Sadr che prova a mostrarsi duro e puro per non venir spazzato via». Dal fronte Usa che in Iraq ha le colpe peggiori della storia, le accuse rimbalzano sul nemici di attualità, gli Ayatollah dell’ Iran. Lancia il sasso il neo segretario alla difesa Usa (con Trump girano come trottole): «Sospetto che ci sia l’Iran dietro gli attacchi alle nostre basi in Iraq». Ministro improvvido che così ammette i nascosti attacchi alla basi Usa in Irq sono sotto tiro e i soldati in divisa americana decisamente sgraditi.

Iran peggio dell’ex Isis per gli Usa

Gli attacchi contro le basi militari Usa in Iraq, imputati in origine a Isis, sono cresciuti negli ultimi mesi. Da Ain Al-Assad all’aeroporto internazionale di Baghdad, a Qayyrah. E scopriamo anche di una colonna di rinforzi Usa dalla Giordania. I media parlano di oltre 500 mezzi militari. L’ultima base aerea, la più grande nel paese mediorientale, infatti è strategica. Non solo per le operazioni anti-Daesh e in Siria. L’occhio americano sull’intera regione, in particolare sull’Iran. Secondo fonti militari americane, le aggressioni sarebbero opera di Kataib Hezbollah, un gruppo di miliziani sponsorizzati da Teheran. Obiettivo militare, neutralizzare i droni che sorvolano e spiano anche in conto di Israele, il vicino l’Iran, anche se ogni tanto vengono abbattuti.

AVEVAMO DETTO

 

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