ISRAELE, 7 RAZZI HAMAS VERSO GERUSALEMME/ Scontri su Spianata Moschee: cosa succede

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tratto da: https://www.ilsussidiario.net/news/gerusalemme-scontri-spianata-delle-moschee-feriti-e-minacce-da-hamas-cosa-succede/2168329/

 – Niccolò Magnani

Caos in Israele, dopo gli scontri sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, lancio di razzi da Striscia di Gaza: Hamas rivendica, “stop agli sgomberi o ve ne pentirete”

scontri a Gerusalemme
Gerusalemme, scontri sulla Spianata delle Moschee (LaPresse, 2021)

Sale purtroppo l’escalation in Israele, con Hamas che ha deciso di lanciare almeno 7 razzi dalla Striscia di Gaza al termine dell’ultimatum (non accolto dal Governo israeliano) colpendo diversi territori e provocando danni e feriti. Hamas ha subito rivendicato il lancio di razzi su quella che definisce «Gerusalemme occupata» in risposta ai «crimini e l’aggressione di Israele alla Città Santa e i tormenti che infligge a Sheikh Jarrah e alla moschea di al-Aqsa». Evacuato il Muro del Pianto e annullata la manifestazione nazionalista presso la Porta di Damasco, le prime reazioni di Israele arrivando poi anche ad evacuare il Parlamento israeliano (la Knesset) che era riunito in plenaria: sarebbe invece di nove palestinesi, tra cui tre bambini, il bilancio delle vittime nei bombardamenti israeliani su Gaza dopo il lancio di razzi contro Israele. Lo ha riferito il ministero della Salute della Striscia, citato da Middle East Eye.

La Commissione Ue si limita ad un breve comunicato in cui parla «seria preoccupazione, evitare di fomentare tensioni»; decisamente più incisivo e con molta meno diplomazia il commento del leader turco Erdogan dopo aver sentito direttamente il presidente palestinese Abu Mazen e il capo di Hamas, Ismail Haniyeh «La Turchia farà tutto ciò che è in suo potere per mobilitare il mondo interno, e soprattutto il mondo islamico, per fermare il terrorismo e l’occupazione di Israele».

CASO SULLA SPIANATA DELLE MOSCHEE

Sono giorni di fortissima tensione in Israele per gli scontri continui che si succedono sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme: i manifestanti palestinesi chiedono con forza lo stop allo sgombero minacciato dallo Stato d’Israele per centinaia di famiglie palestinesi residenti a Gerusalemme est nel distretto di Sheikh Jarrah. Di contro, la polizia israeliana replica alle minacce giunte negli ultimi giorni con inevitabili e gravissimi scontri nel fulcro dell’incrocio tra fedeli ebrei e arabi nella capitale: gli scontri hanno portato all’ultimatum-minaccia lanciato da Hamas, Netanyahu ha tempo «fino alle 18 (le 17 in Italia, ndr) per far uscire i suoi soldati e i suoi coloni dalla Moschea Al Aqsa e dal rione di Sheikh Jarrah e di rilasciare chi è stato arrestato in questi giorni», a dirlo è il portavoce della frangia militare di Hamas, Abu Odeiba. 

La situazione si fa dunque pesantissima e per questo motivo, nel pomeriggio, l’esercito israeliano ha deciso il blocco di alcune strade e zone adiacenti alla barriera di sicurezza con Gaza e la cancellazione di tutti i treni tra Ashkelon e Beer Sheva. Nel frattempo si contano i feriti e i danni sulla Spianata, con la Mezzaluna Rossa che ha riportato il numero di 215 contusi (alcuni anche molto gravi) a seguito dei tafferugli avvenuti nelle ultime ore. Lanci di pietre da parte dei manifestanti, risposta con granate assordanti degli agenti israeliani: ad aumentare le tensioni anche una marcia della destra ebraica organizzata per celebrare la conquista israeliana di Gerusalemme Est nel 1967. La marcia passerà anche dai quartieri musulmani e questo viene vista come una provocazione ulteriore da Hamas e dall’Anp.

ISRAELE, SCONTRI E MINACCE DA GAZA: COSA SUCCEDE

«Quanto avviene nella Moschea Al Aqsa è una vera strage e un crimine di guerra. Facciamo appello al nostro popolo affinché scenda nelle strade ed affronti l’occupante», rilancia il portavoce di Hamas Abu Zuhri sui social. Per Hussein Al Sheikh – ministro dell’Autorità palestinese e uno dei più stretti consiglieri del presidente Mahmoud Abbas – la situazione sulla Spianata delle Moschee e in generale su tutto il territorio israeliano è di una gravità inaudita: «L’assalto alla moschea Al Aqsa è un crimine commesso dall’occupante. La leadership palestinese sta studiando tutte le opzioni per rispondere a questa odiosa aggressione contro i luoghi sacri e i cittadini».

La replica dal premier israeliano Bibi Netanyahu non si fa attendere e chiama a raccolta il popolo ebraico, tra l’altro in un momento di forte instabilità politica per l’ennesimo stallo nelle trattative di formazione del Governo (dopo le 4 elezioni in 2 anni): «La battaglia in corso per lo spirito di Gerusalemme è la lotta secolare tra tolleranza e intolleranza, fra violenza selvaggia e mantenimento di ordine e legge, Elementi che ci vogliano espropriare dei nostri diritti, ci spingono periodicamente ad erigerci con una posizione forte come sta facendo adesso la polizia che appoggiamo. Solo la sovranità israeliana consente la libertà di culto per tutti. Le immagini dei mass media mondiali – ha concluso – sono distorte e falsificano la situazione: la verità alla fine prevarrà». La comunità internazionale nel frattempo resta alla finestra, con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres che commenta «profonda preoccupazione per le continue violenze nella Gerusalemme est occupata, nonché per i possibili sgomberi di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan»; le Nazioni Unite intimano Israele a cessare «le demolizioni e gli sfratti, in linea con i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario. Le autorità israeliane – si legge nella nota di Guterres – devono esercitare la massima moderazione e rispettare il diritto alla libertà di riunione pacifica».

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