ISRAELE. “A Bibi non gliene frega niente”

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25 ago 2015

Sul sito della stazione televisiva israeliana i24, Alon Liel sostiene che, nominando a tre ruoli diplomatici chiave tre falchi della destra, il primo ministro Benjamin Netanyahu sta prendendo in giro la comunità internazionale

 
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di Alon Liel – i24news*

Roma, 25 agosto 2015, Nena News – Il 2015 sarà ricordato come l’anno in cui Israele ha subito il maggior insuccesso diplomatico della sua storia. Sebbene il primo ministro Benjamin Netanyahu abbia posto l’isolamento dell’Iran e l’opposizione al suo piano nucleare come principale obiettivo strategico di Tel Aviv, Teheran è stata rintrodotta nella famiglia delle nazioni senza aver dovuto rinunciare nel lungo periodo alle sue ambizioni nucleari.

Nel suo opporsi all’accordo di luglio tra l’Iran e le potenze mondiali, Israele è rimasta completamente isolata. Sono sempre di più, inoltre, le indicazioni secondo cui Netanyahu non riuscirà a bloccare l’approvazione dell’intesa sul nucleare al Congresso statunitense nonostante il forte sostegno di cui gode Israele in quella sede.

Questa settimana [la scorsa, ndt] è apparso evidente che la sconfitta sulla questione iraniana e lo scontro aperto con l’amministrazione statunitense guidata dal presidente Barack Obama non interessino affatto Netanyahu. Sicuramente non al punto tale da farlo riflettere e da fargli imparare la lezione. Le tre recenti nomine diplomatiche che ha fatto in qualità di premier e ministro degli esteri dimostrano come egli voglia provocare la comunità internazionale.

Laddove il consenso internazionale sulla questione iraniana è emerso solo recentemente, sulla questione palestinese ha ormai quasi 30 anni. Il mondo intero crede nella soluzione a due stati con Gerusalemme divisa fra lo Stato d’Israele e la Palestina. E’ così forte il consenso internazionale che perfino Netanyahu – che è contrario al ritiro dalla Cisgiordania – è stato costretto a cedere alle pressioni annunciando in più occasioni negli anni passati di sostenere la soluzione a due stati. Anche quando ha vinto le legislative lo scorso marzo ha dovuto ribadire a malincuore questa posizione più volte.

Gli ultimi giorni hanno mostrato però quale sia la vera posizione del primo ministro israeliano sulla questione palestinese. Le nomine di tre falchi di destra a importanti ruoli diplomatici riassumono il nuovo messaggio di Netanyahu. Il premier ha incaricato Danny Dayan (ex presidente del Consiglio delle Colonie Yesha), Fiamma Nirenstein (fino al 2013 un membro del partito di Berlusconi eletto nel parlamento italiano) e Danny Danon (uno dei leader del partito di destra Likud)  ambasciatori d’Israele rispettivamente in Brasile, Italia e Nazioni Unite. Queste nomine mostrano e inaspriscono la differente posizione sulla questione palestinese che Israele ha rispetto a quanto sostiene consensualmente la comunità internazionale.

Ministro della scienza e dello spazio e nominato ora ambasciatore israeliano all’Onu, Danon è il punto di riferimento dei falchi del Likud. Lo scorso anno Netanyahu lo aveva licenziato come vice ministro alla difesa dopo che questi aveva criticato le presunte politiche “conciliatorie” del premier durante la guerra di Gaza [“Operazione Margine protettivo”, ndt]. Danon è tra i principali oppositori alla soluzione a due stati. In numerose interviste e articoli ha esortato Netanyahu e il suo governo a estendere la sovranità israeliana anche alle colonie e ad annettere larghe parti della Cisgiordania.

Anche Dayan è contrario alla fondazione di uno stato palestinese. Nirenstein ha regolarmente espresso il suo sostegno per le politiche pro-insediamenti di Tel Aviv mostrando solidarietà ai coloni anche quando le loro azioni avrebbero meritato una dura condanna.

Mentre sulla questione iraniana la posizione di Netanyahu è coerente ed è nota da 20 anni, queste nomine rappresentano una specie di  un “coming out” del premier sulla questione palestinese. Incaricando Danon e Dayan, Netanyahu si è dichiarato effettivamente un sostenitore della soluzione a uno stato. Nessuno al mondo la penserebbe così se i nuovi ambasciatori esprimessero improvvisamente una posizione differente da quella che hanno sostenuto per anni.

Qual è il messaggio che Netanyahu vuole mandare? [Il primo ministro] sta dicendo al mondo: “Così come ci siamo ritrovati isolati sulla questione iraniana ma siamo riusciti a sopravvivere, così d’ora in poi faremo per il conflitto palestinese. Il mondo può forse volere due strati tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, ma avrà un solo Paese. Così vedrà come non sarà arrecato alcun danno ad Israele. Resteremo isolati sull’Iran e sulla questione palestinese riservandoci l’opzione di agire come lo riteniamo opportuno visto che il mondo è debole ed esita mentre noi siamo forti e determinati”.

Ciò può apparire un grosso rischio. Forse perfino folle. Tuttavia, sembra che il premier sappia molto bene cosa sta facendo. Il mondo ha paura di Israele anche se è difficile capire il perché. Negli ultimi anni l’esitazione della comunità internazionale su Israele è un dato di fatto: il mondo non ha obbligato Gerusalemme ad agire diversamente.

Tutt’al più la comunità internazionale andrà per la sua strada consentendo ad Israele di mantenere la sua posizione: proprio come ha fatto con l’Iran così farà probabilmente con il conflitto palestinese. Netanyahu è convinto che il riconoscimento internazionale della Palestina non lo costringa a ritirarsi dalla Cisgiordania. Una decisione questa che, se presa, permetterebbe la creazione di una stato palestinese. E così il premier fa appello al suo coraggio dicendo schiettamente a tutti gli altri paesi: “non me ne frega nulla di voi”. Nena News

*Traduzione a cura della redazione di Nena News

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