Israele annuncia: altri 558 alloggi per coloni a Gerusalemme Est

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Michele Giorgio

Israele/Territori Occupati. Dall’avvio dei negoziati con l’Anp lo scorso luglio, il governo Netanyahu ha fatto avanzare progetti per 7.302 alloggi per i “settler” e lanciato gare d’appalto per altre 4.460 unità abitative.

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Case palestinesi demolite

Le indi­scre­zioni dicono che Benya­min Neta­nyahu si pre­para a pro­nun­ciare, durante una con­fe­renza a Tel Aviv, un discorso dal tono “molto ami­che­vole” nei con­fronti degli Stati Uniti e del Segre­ta­rio di Stato John Kerry, ber­sa­glio di raf­fi­che di accuse duris­sime lan­ciate da mini­stri e depu­tati israe­liani. Sul nego­ziato in corso con i pale­sti­nesi – fermo da mesi – invece dirà ben poco di nuovo e, con ogni pro­ba­bi­lità, pun­terà ancora l’indice con­tro il pre­si­dente dell’Anp Abu Mazen “col­pe­vole” di non avere accet­tato le sue con­di­zioni, a comin­ciare dal rico­no­sci­mento di Israele quale «Stato degli ebrei». Il primo mini­stro non ha nean­che biso­gno di rivol­gersi diret­ta­mente ai pale­sti­nesi, per­chè i suoi pen­sieri si con­cre­tiz­zano subito con la rea­liz­za­zione, da parte delle auto­rità israe­liane, di “fatti” nei Ter­ri­tori occu­pati. Qual­che giorno fa il comune (israe­liano) di Geru­sa­lemme ha dato il via libera a nuovi piani edi­lizi per un totale di 558 nuovi alloggi nelle colo­nie ebrai­che costruite dopo il 1967 nella zona pale­sti­nese (Est) della città. «Nella riu­nione della com­mis­sione edi­li­zia locale sono stati appro­vati pro­getti per 86 alloggi a Har Homa, 136 a Neve Yaa­kov e 36 a Pisgat Zeev», ha comu­ni­cato l’amministrazione comunale.

Case su case, un inces­sante colata di cemento nei ter­ri­tori, dove i pale­sti­nesi vor­reb­bero pro­cla­mare il loro Stato, che si è inten­si­fi­cata con la ripresa delle trat­ta­tive Israele-Anp for­te­mente volute da John Kerry e che non hanno pro­dotto alcun risul­tato sino ad oggi. I lavori appena appro­vati dovreb­bero pren­dere il via già nelle pros­sime set­ti­mane. «Si tratta di per­messi per costruire, il che costi­tui­sce dav­vero l’ultima tappa del pro­cesso», ha spie­gato il por­ta­voce del gruppo israe­liano Peace Now, Lior Ami­hai. Dall’avvio dei nego­ziati lo scorso luglio, il governo Neta­nyahu ha fatto avan­zare pro­getti per 7.302 alloggi in Cisgior­da­nia e a Geru­sa­lemme est e lan­ciato gare d’appalto per altre 4.460 unità abi­ta­tive (350.000 coloni ebrei vivono in inse­dia­menti con­struiti in vio­la­zione del diritto inter­na­zio­nale in Cisgior­da­nia, altri 200.000 abi­tano nella zona occu­pata di Geru­sa­lemme). «Israele è impe­gnata in una con­ti­nua deli­be­rata pro­vo­ca­zione dei pale­sti­nesi, per spin­gerli a lasciare i nego­ziati in pro­te­sta per la cre­scita delle colo­nie. Dovrebbe essere incol­pata per la distru­zione del pro­cesso di pace», ha com­men­tato Hanan Ash­rawi, del Comi­tato ese­cu­tivo dell’Organizzazione per la libe­ra­zione della Pale­stina (Olp). Alle parole di Ash­rawi ha repli­cato in modo indi­retto il mini­stro israe­liano dell’edilizia, Uri Ariel: «Dal Mar Medi­ter­ra­neo al fiume Gior­dano ci sarà un solo Stato e que­sto sarà lo Stato di Israele».

Sul ter­reno tutto pro­cede secondo i piani del governo Neta­nyahu. Il pre­mier alza le spalle di fronte ai boi­cot­taggi che Israele deve affron­tare a causa della poli­tica di colo­niz­za­zione. Attra­verso il mini­stro degli esteri Lie­ber­man ha fatto sapere che saranno adot­tare con­tro­mi­sure per con­tra­stare la pro­te­sta con­tro gli inse­dia­menti e la cam­pa­gna Bds con­tro le poli­ti­che israe­liane, avviata da nume­rosi gruppi ed orga­niz­za­zioni in diversi paesi. Il primo mini­stro piut­to­sto si sente chia­mato ad allen­tare la ten­sione con gli alleati ame­ri­cani, resa evi­dente a ini­zio set­ti­mana dalla discesa in campo di Susan Rice, con­si­gliere per la sicu­rezza del pre­si­dente Obama, per difen­dere John Kerry, preso di mira ormai ogni giorno, ad ogni sua dichia­ra­zione, e che il mese scorso il mini­stro della difesa israe­liano, Moshe Yaa­lon, aveva descritto come «osses­sivo e mes­sia­nico». «Attac­chi per­so­nali in Israele diretti al Segre­ta­rio di Stato sono total­mente infon­dati e inac­cet­ta­bili», ha pro­te­stato Rice in un twit­ter. Neta­nyahu non ha rea­gito men­tre il capo dello stato Peres si è smar­cato dalla posi­zione del governo affer­mando che Kerry «E’ venuto qui per costruire ponti tra noi e non per bat­ta­gliare con noi». La media­zione ame­ri­cana in ogni caso è giunta al capo­li­nea, lo lasciano capire anche gli ana­li­sti israe­liani, e nes­suno sa quando il Segre­ta­rio di Stato farà ritorno in Medio Oriente. La sua mis­sione a Geru­sa­lemme pre­vi­sta a fine gen­naio è stata rin­viata a tempo indeterminato.

 

Israele annuncia: altri 558 alloggi per coloni a Gerusalemme Est

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