Israele, armi in cambio di migranti

Lo rivela un funzionario del governo di Tel Aviv. Accordo con tre Paesi africani: armi e addestramento militare in cambio di decine di migliaia di migranti.

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 sabato 20 luglio 2013 10:02

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di Emma Mancini

Gerusalemme, 20 luglio 2013, Nena News – Gli immigranti africani in Israele restano al centro delle polemiche. Dopo la notizia della scorsa settimana secondo la quale un gruppo di eritrei è stato costretto a firmare la deportazione volontaria, dopo due anni trascorsi nel tentativo di rimpatriare con la forza migliaia di africani richiedenti asilo, il governo israeliano torna al centro di riflettori ben poco onorevoli.

Ieri l’agenzia stampa israeliana Ynet News ha pubblicato la notizia della firma da parte di Tel Aviv di una serie di accordi con degli Stati africani: armi e addestramento militare in cambio di decine di migliaia di migranti. Riprendeteveli e noi vi offriamo armi, quello che in sintesi ha rivelato un funzionario del governo, secondo il quale gli accordi non sarebbero ancora stati firmati, ma ormai in dirittura d’arrivo.

Non solo armi: anche sostegno in campo agricolo ed economico quello offerto ad almeno tre Paesi africani dal governo israeliano, tramite il negoziatore nonché consigliere del premier Netanyahu, Hagai Hada.

Da tempo il governo israeliano è impegnato in una serie di politiche che gli hanno attirato critiche dure da parte della comunità internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani, Amnesty International in testa. Lo scorso anno era stata avviata una vera e propria campagna contro i migranti africani, lanciata dalle autorità e tradottasi in un odio concreto e pericoloso da parte della società israeliana: il 2012 fu costellato di notizie di aggressioni fisiche, attacchi incendiari e manifestazioni contro i migranti provenienti dall’Africa e spesso richiedenti asilo politico.

Ma Israele, che sta violando così numerose convenzioni internazionali (tra cui la Convenzione dello Status del Rifugiato del 1951), pare non volersi fermare: dopo aver costruito un muro al confine con l’Egitto per impedire l’ingresso di ulteriori migranti, ha ora introdotto nuove procedure burocratiche. All’immigrato viene fatta firmare la deportazione volontaria: è quanto accaduto la scorsa domenica a 14 cittadini eritrei, rimpatriati con la forza nel Paese d’origine dove rischiano persecuzioni politiche.

Un timore concreto e terribile che a giugno ha spinto un gruppo di 300 detenuti eritrei nel carcere di Saharonim a iniziare uno sciopero della fame contro il reato di immigrazione, che li costringe in carcere senza che abbiano commesso alcun crimine. La legge è durissima: almeno tre anni di carcere per chi entra illegalmente in Israele. La nuova normativa, che ricorda da vicino la legge italiana e la realtà drammatica e incomprensibile dei CIE, ha fatto impennare il numero di immigrati africani rinchiusi dietro le sbarre di una prigione israeliana: solo a Saharonim, sono passati in un anno da poche centinaia di unità a oltre 2.400. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=81692&typeb=0&Israele-armi-in-cambio-di-migranti

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