Israele blocca la Flotilla nei porti della Grecia

Thursday, 30 June 2011 15:38 Emma Mancini

Il fine giustifica i mezzi, insegnava il Principe machiavelliano. E Israele ha imparato bene la lezione: sabotaggi, pressioni sul governo greco, arrembaggi simulati e attacchi via stampa sono ormai all’ordine del giorno, nell’obiettivo di fermare la Freedom Flotilla 2 “Stay Human”.

Sulle coste della Grecia la situazione rasenta l’assurdo. La partenza, prevista per oggi, è stata ancora rimandata a causa dell’ennesimo sabotaggio e dei continui controlli che le autorità greche compiono sulle navi dirette verso Gaza con oltre tremila tonnellate di aiuti per la popolazione palestinese sotto assedio: medicinali, materiale scolastico, giocattoli.

C’è chi critica la troppa attenzione sulla questione degli aiuti umanitari. Come il direttore dell’associazione israeliana Gisha, Sari Bashi, che sottolinea come il dramma a Gaza non è la mancanza di cibo ma gli ostacoli alla produzione: “Il problema è la violazione del diritto al lavoro, produttivo e dignitoso. C’è solo una soluzione che permetterebbe il rispetto dei diritti dei gazani: Israele deve permettere l’ingresso di materiali di costruzione e lo scambio di beni tra Gaza e la Cisgiordania”.

Come riporta la stessa associazione, l’83% delle imprese a Gaza sono chiuse o lavorano al 50% delle proprie capacità. Israele non garantisce il passaggio di prodotti da e per la Striscia: dal 12 maggio solo un camion è uscito da Gaza. Stesso dicasi per la stagione agricola invernale, quando Tel Aviv ha permesso solo a due camion al giorno di uscire dalla Striscia, contro i 400 tir giornalieri previsti nell’Accordo per il Movimento e l’Accesso firmato nel 2005.

Sicuramente il viaggio della Freedom Flotilla accenderà l’attenzione del mondo sulle condizioni dei palestinesi di Gaza. Per questo Israele non vuole permetterne la partenza. In mattinata è stato reso noto che l’imbarcazione irlandese, “Saoirse” (Libertà), sabotata nella notte tra martedì e mercoledì mentre era ormeggiata in Turchia, non farà parte della Flotilla: troppo gravi i danni riportati e troppo lunghe le riparazioni necessarie a rimetterla in funzione. Gli attivisti irlandesi parleranno oggi in conferenza stampa, mentre in Irlanda sono già state organizzate manifestazioni di protesta contro i sabotaggi israeliani.

Difficoltà anche per l’imbarcazione a stelle e strisce. La nave americana “The Audacity of Hope” è oggetto di attenzioni molto particolari da parte delle autorità greche. Bloccata ad Atene, dove era già stata sottoposta a tutte le verifiche del caso, la nave continua ad essere presidiata dalla polizia. Per questo, gli attivisti americani hanno invitato i giornalisti a visitare la nave così da poter testimoniare che non ci sono armi a bordo.

Il comitato organizzatore della seconda Freedom Flotilla accusa apertamente Israele di essere il regista (non troppo occulto) dei sabotaggi e delle pressioni sui governi occidentali perché ostacolino la partenza. Il governo di Tel Aviv risponde per le rime: oggi in un’intervista a Israel Radio, il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, ha detto che i partecipanti alla Flotilla, provocatori e potenzialmente violenti, sono motivati solo dall’odio vero Israele e non da una genuina solidarietà verso i palestinesi di Gaza.

Ma tra i tanti ostacoli che la Freedom Flotilla 2 deve affrontare, arriva anche una buona notizia. Come riporta oggi l’agenzia di stampa italiana Nena News, un gruppo di cittadini giordani ha acquistato una nave in Grecia, sborsando 560mila euro. E ora sono pronti ad unirsi alla Flotilla per rompere l’assedio della Striscia. Pronti alla partenza anche gli italiani del battello “Stefano Chiarini”, di stanza a Corfù, che “ingannano” l’attesa partecipando a lezioni sugli aspetti giuridici della missione, ovvero sui diritti da far valere nel caso in cui vengano arrestati e incarcerati in Israele.

Insomma, l’entusiasmo non è stato soffocato da sabotaggi e minacce: la Freedom Flotilla 2 partirà, gli organizzatori ne sono certi. E gli aiuti umanitari per la popolazione assediata di Gaza arriveranno via mare e non via terra come “suggerito” da Israele. Il governo di Tel Aviv ha fatto sapere che non fermerà gli attivisti se questi sceglieranno di raggiungere la Striscia attraverso il Sinai egiziano. In caso contrario, Israele userà la forza per bloccare le navi in acque internazionali. “È una possibilità da escludere categoricamente – risponde il comitato organizzatore, citato da Nena News – L’obiettivo è portare aiuti senza chiedere il permesso ai Paesi confinanti, attraverso l’accesso al mare, che deve essere garantito alla società civile palestinese”.

http://www.alternativenews.org/italiano/

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