ISRAELE. Cristiani palestinesi nell’ esercito: no delle autorità ecclesiastiche

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26 apr 2014

Monito dell’arcivescovo ortodosso di Gerusalemme e dell’ex patriarca latino ai fedeli: “Non fatevi coinvolgere nella propaganda israeliana”. L’iniziativa del governo è l’ennesimo tentativo di divisione etnica dei palestinesi sulla base della religione

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di Giorgia Grifoni

Roma, 26 aprile 2014, Nena News – “Strappate le lettere e gettatele via. E non fatevi coinvolgere in alcun modo dalla propaganda israeliana”. Queste le parole rivolte ieri dall’arcivescovo ortodosso di Gerusalemme Atallah Hanna e dall’ex patriarca latino Michel Sabbah ai giovani palestinesi cristiani residenti in Israele destinatari della chiamata alle armi volontaria inviata dalle autorità israeliane qualche giorno fa. Un nuovo tentativo di divisione etnica dei palestinesi sulla base della religione, dopo l’approvazione qualche mese fa da parte della Knesset della legge che distingue tra cristiani e musulmani in merito alle opportunità di lavoro.

I due leader religiosi cristiani si sono incontrati ieri per discutere della nuova iniziativa israeliana di inviare le lettere di reclutamento ai palestinesi cristiani cittadini di Israele allo scattare dei 18 anni, nella speranza di ingrossare le fila dell’esercito con nuovi elementi oltre agli ebrei israeliani e ai drusi che già svolgono la leva obbligatoria. I due chierici sono stati fermi nell’esprimere la “posizione nazionale dei Cristiani nel rifiutare un servizio militare che esercita violenza contro i diritti del popolo palestinese”.

La proposta di estendere il servizio militare anche ai cristiani è stata preceduta da un’ondata di polemiche per le dichiarazioni di Yariv Levin, parlamentare di Yisrael Beitenu e promotore della legge che distingue cristiani e musulmani in merito alle opportunità di lavoro: Levin aveva infatti dichiarato che i cristiani non sono arabi, ventilando opportunità di lavoro e quote loro destinate nelle amministrazioni e negli enti locali. Una mossa politica, i cui obiettivi erano stati svelati da Levin stesso in un’intervista al quotidianoMaariv: frantumare la compattezza della popolazione araba e creare un contrappeso all’interno della società israeliana ai “nemici – i musulmani –che vogliono distruggere il Paese”.

La chiamata alle armi è volontaria per i palestinesi cittadini di Israele – sia cristiani che musulmani – ma le statistiche parlano di un centinaio di giovani cristiani che si arruola ogni anno. Tel Aviv spera di portare il loro numero a quota mille. Certo è che Israele spera anche di tentare la gioventù palestinese usando la carta del servizio militare per entrare nel mondo del lavoro: aver fatto la leva significa infatti una maggiore considerazione nella società israeliana, specie durante il colloquio di lavoro. Nena News.

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