Israele: da sempre il piano è di ghettizzare i palestinesi

REDAZIONE 24 GENNAIO 2013

di Amira Hass – 23 gennaio 2013

Quando il leader del partito Habayit Hayehudi e stella politica nascente Naftali Bennett chiede l’annessione dell’Area C, la parte della West Bank sotto il totale controllo civile e di sicurezza israeliano, sta seguendo la logica di ogni singolo governo israeliano: accrescere il territorio, ridurre al minimo gli arabi.

Alcuni potrebbero anche interpretare questa affermazione come propaganda elettorale a favore di Habyit Hayehudi e sottoscriverla calorosamente.

Bennett può proporre l’annessione perché ogni coalizione di governo dopo la Guerra dei Sei Giorni – guidata dal Likud o dal Partito Laburista (o dal suo precursore, l’Allineamento) e i cui partner erano Mafdal, Shas o Meretz – ha preparato il terreno spirituale e politico per lui.

Secondo Bennett circa il 60% della West Bank – nota anche come Area C – è annettibile. Ciò che è importante a proposito dell’Area C non è che ci vivano 50.000 palestinesi, come afferma il benevolo Bennett suggerendo di naturalizzarli e di garantire loro la cittadinanza israeliana, o che il numero sia intorno ai 150.000 (come ci ha ricordato in precedenza questa settimana il mio collega Chaim Levinson).

Non preoccupatevi. Anche se ci fossero 300.000 palestinesi residenti nell’Area C e tutti accettassero di diventare cittadini, la burocrazia israeliana troverà modi per amareggiare le loro vite (come fa con le vite dei beduini nel Negev), revocare la loro cittadinanza (come fa con lo status di residenti dei palestinesi di Gerusalemme Est) e lasciarli senza la parte minima della loro terra che ancora possiedono (come ha fatto con i cittadini palestinesi di Israele entro i confini del 1948). E’ per questo che Bennett può permettersi di essere munifico.

La vera storia dell’Area C è che non ci sono 400.00 palestinesi che vi vivono; i villaggi non si sono ampliati in accordo con la crescita naturale della popolazione; il numero dei residenti non è aumentato; i pastori non possono più pascolare liberamente le loro greggi; molti degli abitanti sono privi di accesso all’acqua, all’elettricità, all’istruzione e alle cliniche; Israele non è stato portato davanti alla Corte Penale Internazionale de L’Aia per aver distrutto le cisterne; non ci sono strade asfaltate nei villaggi e tra essi.

Molti hanno vissuto in tende e caverne per 30 o 40 anni – contro la loro volontà e contro le loro speranza – e le cittadine palestinesi non possono espandersi appropriatamente e trasferire le vecchie zone industriali a una ragionevole distanza dai quartieri residenziali.

Come ho detto un milione di volte e dirò un altro milione: l’Area C è un enorme successo della politica israeliana e per i suoi realizzatori, l’esercito e l’Amministrazione Civile. Fa parte di una politica lungimirante, ben attuata e perfettamente meditata che ha avuto successo esattamente per il fatto che non ci sono 400.000 palestinesi residenti nell’area. Bennett ha probabilmente sufficiente onestà/decenza per ammettere i suoi debiti nei confronti delle generazioni precedenti di politici e capi dell’esercito israeliani che hanno preparato nel paese il clima per questo piano di annessione, assicurando che la sua accettazione sarà priva di sforzi, come un coltello che taglia del burro al sole.

L’Area C esisteva anche prima che i negoziatori di Oslo inventassero la divisione, presunta temporanea, nel 1995, distinguendola dall’Area B, sotto il totale controllo di sicurezza israeliano e una parziale autorità di polizia e una totale autorità civile dei palestinesi e dall’Area A, con una completa autorità civile e di polizia palestinese, anche se, come è raramente riconosciuto, nell’ambito del completo controllo israeliano sulla sicurezza.

Quando questa divisione fu attuata, i media sottolinearono la differenza tra l’Area A, dove vari membri armati delle varie forze di sicurezza palestinesi potevano operare all’aperto con il permesso di Israele, e il resto dei territori palestinesi, dove ai palestinesi non era permesso portare armi. Ma in realtà l’importanza dei poteri di polizia dell’Autorità Palestinese è ridotta se si tiene presente la sua mancanza di autorità civile sulla maggior parte del territorio.

L’Area C, poi, non è che la sigla di tutte le proibizioni che Israele impone alla dignità della vita palestinese e esisteva prima della sua invenzione. Zone di fuoco libero, zone di manovre militari, barriere di sicurezza, recinzioni, terre statali, zone di sorveglianza (che lo stato sta per dichiarare terre statali, cioè riservate ai soli ebrei), zone ri-sorvegliate e post-sorvegliate e riserve naturali. Tutte queste zone sono state progettate per concentrare i palestinesi entro la ‘Zona di Residenza’ (copyright riservato alla Russia Imperiale e al suo confinamento degli ebrei). Diversamente da noi, gli arabi non hanno bisogno di spazio, terra, risorse, acqua, zone industriali, paesaggi o viaggi di piacere.

Le enclave palestinesi sono l’altra faccia dell’Area C. L’Area C è, dunque, una metafora della mentalità del ghetto israeliano invertita. Di solito ho cura di non usare termini come “ghetto” o “campo di concentramento” per descrivere le enclave in cui Israele ha raccolto i palestinesi di entrambi i lati della Linea Verde, o della linea dell’armistizio del 1948, tra cui la Striscia di Gaza e i quartieri bassi di Gerusalemme Est. I dodici anni del Terzo Reich hanno cementato questi termini come collegamenti/stazioni del binario che conduce all’obiettivo finale: un genocidio sistematico.

Nel nostro caso, invece, la ghettizzazione è essa stessa lo scopo, essendo stata costantemente perseguita negli ultimi 65 anni. In altre parole lo scopo – rivelato con il trascorrere del tempo – è consistito nel concentrare i palestinesi in riserve, dopo che la maggior parte della loro terra era stata loro rubata. E se essi se ne vanno e si trasferiscono all’estero è di loro spontanea volontà.  Una linea ideologica e progettuale diretta si estende tra le enclave in cui vivono i cittadini palestinesi d’Israele e quelle della West Bank e della Striscia di Gaza.

E’ questo il vero compromesso storico israeliano. Non con i palestinesi, bensì con i dettati della realtà e all’interno delle varie correnti ideologiche sioniste. Le affollate, offensive riserve – la cui creazione è violenza, pura e semplice – sono un compromesso tra la brama di cacciare i palestinesi dalla loro terra e il riconoscimento che le condizioni regionali e internazionali non lo permettono.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: http://www.zcommunications.org/palestinian-ghettos-were-always-the-plan-by-amira-hass

Originale: Haaretz

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/9493

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