Israele demolisce casa palestinese per la quinta volta

Wednesday, 25 January 2012 08:38 ICAHD – Israeli Committee Against House Demolitions

Le macerie delle case di otto famiglie palestinesi nella città di Led, nella Palestina ’48 (Foto: Emma Mancini, AIC) 

 Lunedì notte le autorità israeliane hanno demolito per la quinta volta Beit Arabiya, costruzione nella comunità beduino di East Anata. Beit Arabiya, in piena Area C, poco a Nord di Gerusalemme, è un simbolo di resistenza all’occupazione e del desiderio di giustizia e pace.

Beit Arabiya è una casa di proprietà di Arabiya Shawamreh, di suo marito Salim e dei loro sette figli, una famiglia palestinese la cui abitazione era stata già demolita quattro volte dalle autorità israeliane e ricostruita ogni volta da ICAHD (Israeli Committee Against House Demolitions) e da attivisti palestinesi, israeliani e internazionali, prima di essere distrutta di nuovo lunedì notte.

Intorno alle 23 di lunedì, un bulldozer accompagnato da un gruppo di soldati israeliani pesantemente armati è apparso sulle colline di Anata per demolire Beit Arabiya insieme a strutture residenziali e agricole della vicina comunità beduina di Arab al-Jahalin. Tre case sono state distrutte insieme a numerose stalle per gli animali e venti persone, compresi molti bambini, sono stati sfrattati e lasciati all’aperto e al freddo. Mentre cercavano di aiutare i palestinesi, lo staff di ICAHD e altri attivisti sono stati ripetutamente minacciati dai soldati israeliani. Il co-direttore di ICAHD, Itay Epshtain, è stato picchiato e ha riportato ferite lievi.

Beit Arabiya aveva ricevuto un ordine di demolizione dalle autorità israeliane nel 1994, a seguito dell’impossibilità di ottenere un permesso di costruzione. Da allora è stata demolita quattro volte e ricostruita dagli attivisti di ICAHD. Dopo un nuovo ordine di demolizione ricevuto lo scorso giovedì, è giunta la quinta demolizione. Il direttore di ICAHD, Jeff Halper, in piedi in mezzo alle macerie, ha promesso a Salim e Arabiya di ricostruire la loro casa: “Dobbiamo ricostruire, immediatamente, come atto di sconfitta politica dell’occupazione e dell’oppressione continua dei palestinesi”.

Beit Arabiya è diventata un simbolo di resistenza alla giudaizzazione della Cisgiordania e alla politica di demolizione israeliana. “ICAHD è determinata come sempre a ricostruire questa casa e continuerà nella lotta per portare giustizia e pace”, ha aggiunto Halper.

Salim e Arabiya, insieme ai vicini e agli amici, hanno assistito lunedì notte di nuovo alla stessa tragedia. Arabiya e Salim hanno trasformato la loro casa in un centro per la pace in memoria di Rachel Corrie e Nuha Sweidan, due donne (una americana e una palestinese) uccise mentre combattevano contro la demolizione di case a Gaza. Nello scorso decennio, ICAHD ha ospitato numerosi visitatori a Beit Arabiya e ha fatto di questa abitazione il quartier generale del programma di ricostruzione di 185 case palestinesi distrutte.

All’inizio di gennaio, ICAHD ha invitato l’inviata speciale delle Nazioni Unite per le Abitazioni a venire a Beit Arabiya, durante la sua visita nei Territori Occupati prevista per la fine del mese. “La nostra speranza – ha detto Itay Epshtain – è che pur non potendo più ospitare Raquel Rolnik, inviata speciale dell’ONU, possa visitare le macerie di Beit Arabiya e riportare le politiche e le pratiche crudeli e illegali di Israele. E che tutti i membri della comunità internazionale possano seguire i suoi passi”.

La demolizione di case e gli sfratti forzati sono tra le pratiche più odiose di Israele nei Territori Occupati. Nel 2011, anno record di sfratti, ben 622 edifici palestinesi sono stati demoliti dalle autorità israeliane, di cui il 36% (222) erano abitazioni; i restanti edifici erano magazzini per l’acqua e strutture agricole, per un totale di 1.094 persone sfrattate, quasi il doppio del 2010. La Valle del Giordano è stata soggetta al più alto numero di demolizioni (il 32% del totale, il 40% delle abitazioni e il 37% delle persone sfrattate), con 199 edifici distrutti e 401 residenti sfrattati.

Israele controlla oggi il 40% della Cisgiordania attraverso 149 colonie e 102 insediamenti, casa per oltre 500mila israeliani, ma anche attraverso le zone militari chiuse e le riserve naturali. Inoltre, demolizioni di abitazioni, trasferimenti forzati e espropriazione della terra, esacerbati dalla violenza dei coloni e dagli effetti economici delle restrizioni al movimento, hanno lasciato le comunità palestinesi a lottare per sopravvivere. I palestinesi vivono nella costante paura del trasferimento forzato, mentre Israele rafforza il suo dominio e il suo controllo.

La demolizione di case palestinesi è politicamente e strategicamente motivata. Il fine è confinare i quattro milioni di residenti in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme Est in delle piccole enclavi, così da precludere la creazione di uno Stato palestinese, rafforzare il controllo israeliano e autorizzare l’espropriazione di terra, la cacciata etnica dei palestinesi e la giudaizzazione della Cisgiordania.

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/news/3385-israele-demolisce-casa-palestinese-per-la-quinta-volta

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