“Israele distrugge strutture palestinesi finanziate dall’Ue, perché Bruxelles non interviene?”

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Articolo pubblicato originariamente su Europa Today

La denuncia dell’eurodeputata D’Amato: “Abbattimenti aumentati negli ultimi anni del 15% ma questo non ha avuto conseguenze nei nostri rapporti con Tel Aviv”

Demolizioni di strutture palestinesi in Cisgiordania – foto archivio Ansa EPA/ABED AL HASHLAMOUN

L’Unione europea sostiene con i suoi fondi la costruzione di strutture in Palestina, ma molte di queste strutture, destinate ad attività principalmente umanitarie, poi diventano spesso obiettivi del governo di Israele che le demolisce. Questa settimana il Parlamento europeo ha approvato (con 519 voti favorevoli, 23 contrari e 92 astenuti) il Protocollo all’Accordo di associazione interinale euromediterraneo sugli scambi e la cooperazione tra l’Europa e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina.

Grazie a questo accordo l’Autorità Palestinese avrà la possibilità di partecipare ad alcuni programmi dell’Ue e Bruxelles potrà rafforzare l’assistenza economica verso i territori occupati, ma c’è il rischio che i progetti finanziati finiscano letteralmente in macerie. “Le ong sul territorio riportano che negli ultimi anni c’è stato un aumento del 15% in termini di demolizioni israeliane di strutture finanziate dall’Ue in Palestina. Dovrebbero esserci delle conseguenze concrete per queste violazioni, penso a misure ad hoc contro quegli individui che hanno un ruolo primario nel pianificare e implementare l’annessione o l´espansione degli insediamenti nella Cisgiordania”, ha sostenuto l’eurodeputata dei Verdi Rosa d’Amato.

Secondo i dati dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, giugno ha fatto segnare un record per l’emissione di ordini di demolizione, in particolare contro strutture finanziate dall’Ue o dai suoi Stati membri, con ben 55 di queste, per un valore di oltre 222mila euro, che hanno ricevuto ordini di stop ai lavori o di demolizione da parte di Tel Aviv, il più alto numero di strutture di aiuto umanitario a rischio di demolizione in un solo mese da quando l’Ocha ha iniziato a registrare questa pratica. La maggior parte di queste strutture si trovava a Massafer Yatta, nel sud di Hebron, in Cisgiordania.

E le cose potrebbero anche peggiorare con la vittoria alle recenti elezioni della coalizione guidata da Benjamin Netanyahu e di cui fa parte la destra sionista e religiosa più estremista. D’Amato si è detta “preoccupata dei recenti risultati elettorali e per quello che potrebbero significare per il popolo palestinese”. Secondo la deputata tarantina “la politica dell’Ue deve essere coerente: da una parte finanziamo programmi e infrastrutture in Palestina, mentre dall’altra lo Stato israeliano abbatte queste stesse infrastrutture e porta avanti una politica di insediamenti aggressiva nei territori occupati senza che questo abbia la minima conseguenza sui nostri rapporti con lo Stato d’Israele”.

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