ISRAELE. E’ guerra nell’ esecutivo, tutti contro Bennett

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14 apr 2014

Il leader di Casa Ebraica e ministro dell’economia Naftali Bennett minaccia da giorni di lasciare il governo se sarà raggiunto un accordo per la liberazione dei detenuti palestinesi. Netanyahu risponde: “Che se ne vada, sopravviveremo”

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dalla redazione

Roma, 14 aprile 2014, Nena News – E’ guerra per i colloqui di pace. Succede nel governo israeliano, dove un intransigente Naftali Bennett, ministro dell’Economia e leader del partito “Casa Ebraica” caro ai coloni, ha sparato a zero un po’ su tutti i suoi colleghi, a cominciare dal premier Benjamin Netanyahu, ventilando di far crollare l’esecutivo e di condurre a elezioni anticipate. Il polverone è stato sollevato giovedì scorso, quando Bennett ha minacciato ancora una volta di uscire dalla coalizione di governo se Israele avesse alla fine acconsentito alla liberazione di un gruppo di prigionieri palestinesi, chiedendosi se il primo ministro israeliano fosse “Netanyahu o Abu Mazen”.

Parole che hanno scatenato sdegno nell’entourage di Netanyahu e che hanno provocato la cancellazione dell’incontro di ieri tra il premier e il ministro, definito “infantile” dal primo ministro, che in un’intervista a Channel 2 ha spiegato che “il Paese è sopravvissuto 65 anni senza di lui (Bennett, ndr) come ministro e continuerà a farlo in futuro”. Uno scontro duro, che vede anche il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Liebermann irritato dalle dichiarazioni guerrafondaie – e compromettenti il disegno del governo israeliano di addossare l’intera colpa del fallimenti del negoziato ai palestinesi – di Bennett. In un’intervista al quotidiano Yedioth Aharonot il capo della diplomazia israeliana ha ribadito che “Bennett non dovrebbe bruciare i ponti né avviare elezioni. Chi vuole lasciare lascia, non minaccia. E dubito che Bennett voglia attuare le sue minacce”.

Fonti dell’entourage di Netanyahu hanno inoltre accusato il leader di Casa Ebraica di danneggiare il Paese “flettendo inutilmente i suoi muscoli per ottenere visibilità” e gli hanno pubblicamente ricordato che “non è trattenuto nel Governo con la forza”. Inoltre, ha spiegato una delle fonti vicine a Netanyahu al quotidiano Jerusalem Post, “se Bennett non avesse minacciato Netanyahu, forse un accordo sarebbe stato raggiunto e Jonathan Pollard (la spia americana con nazionalità israeliana usata da Washington come pedina per far ripartire il negoziato, ndr) sarebbe sulla via di casa, ora”.

Ma l’attacco più duro è arrivato ieri da Tzipi Livni, capo negoziatore israeliano ai colloqui di pace, che ha accusato Bennett di essere l’istigatore dei coloni, la cui violenza comincia a ritorcersi contro lo stato di Israele stesso, fautore di un disegno sistematizzato in cui i più ortodossi tra gli ebrei vengono mandati a vivere nei Territori palestinesi per “riconquistarli”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la distruzione, da parte di un’orda di coloni invasati provenienti dal vicino insediamento illegale di Yitzhar, di un avamposto dell’esercito israeliano, dopo che i militari avevano demolito alcuni edifici illegali della piccola colonia illegale.

“Ci sono persone nel governo – ha dichiarato ieri Livni al portale Ynet– a cui non interessa la pace, che sono per uno stato unico. Loro (Bennett e Uri Ariel, ministro della casa, del partito Casa Ebraica, ndr) rappresentano Yitzhar. Rappresentano l’ideologia del servizio militare abbreviato per gli studenti delle yeshiva, da cui scaturiscono i rivoltosi di Yitzhar che vogliono impedire la pace”. “Quest’uomo e il suo partito – ha aggiunto Livni – stanno danneggiando la sicurezza di Israele. Sono quelli che cercano di fare in modo che non ci sia alcun accordo di pace  e che i giovani di Yitzhar diventino l’immagine ufficiale di Israele. Non lascerò che questo accada”.

Non è certo rimasto silenzioso, Bennett. “Quello che Livni ha raggiunto nei nove mesi di trattative – ha dichiarato –  è stato solo un rilascio di prigionieri dopo l’altro”, ha detto. “Lei ha portato vergogna a Israele – non solo lei, ma tutta la in cui questi negoziati sono stati gestiti”. E non si è fatto mancare neanche un tocco di classe, il ministro dell’Economia: domenica, con una lettera, ha invitato i palestinesi cittadini di Israele a opporsi all’accordo che prevede la liberazione dei prigionieri “arabi israeliani”, avvertendoli di non mettere il loro destino nelle mani dell’Autorità palestinese e di rifiutarsi di agire come quinta colonna contro Israele. La lettera, scritta in arabo, a quanto ha rivelato Radio Israele era “piena di errori”. E i leader palestinesi di Israele l’hanno bollata come “irrispettosa”. Nena News.

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