Israele è in guardia: il Libano è ossessionato dai fantasmi della guerra civile

REDAZIONE 4 NOVEMBRE 2013

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Di Ramzy Baroud

1° novembre 2013

Nel corso degli anni, la demografia del Libano ha sperimentato influssi periodici, ma particolarmente negli scorsi due anni, il cambiamento demografico è stato enorme a causa dell’arrivo in massa di profughi siriani con un disperato bisogno di rifugio. La situazione è altamente tesa, se non addirittura pericolosa, se si  immaginano gli equilibri settari ingestibili del Libano, per non parlare poi del coinvolgimento diretto dei partiti libanesi nella brutale guerra siriana. Se non verrà trattata con assoluta sensibilità e saggezza politica, la demografia che sta cambiando notevolmente,  non promette bene in un paese di politiche settarie estremamente difficili.

I numeri parlano da soli. Secondo l’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati (UNHCR), 790.000 profughi siriani sono entrati in Libano fino dall’inizio del conflitto. Il numero sta crescendo costantemente dato che si stima che ogni mese 75.000 persone compiono il difficile viaggio dalla Siria al Libano. Questi profughi comprendono anche diecine di migliaia di palestinesi che hanno sostenuto il peso maggiore della guerra  nei due anni passati.

Oltre ai circa 250.000 siriani che lavorano e vivono in Libano, il paese ospita già centinaia di migliaia di profughi palestinesi che sono stati cacciati dalla Palestina in varie ondate, iniziando con la Nabka, o Catastrofe, nel 1947-48. Mentre i rifugiati erano inizialmente bene accolti dal loro paese ospitante – come  i siriani erano inizialmente benvenuti in Libano – alla fine sono diventati un partito nella guerra dei numeri del Libano, dato che ogni setta era terrorizzata alla prospettiva di perdere terreno politico a favore dei loro rivali. E’ stata solo questione di tempo, prima che la presenza palestinese in Libano diventasse altamente politicizzata, spingendo così le fazioni palestinesi nel cuore della disputa settaria del Libano. Il Libano indebolito e frammentato era una facile preda per Israele, che non si è fatta scappare nessuna occasione di invadere il piccolo paese, lasciandosi dietro una scia di sangue e di distruzione. E insieme a ogni attacco militare violento di Israele, arrivava un tentativo di riorganizzare il paradigma del potere a favore degli alleati di Tel Aviv a spese del resto.

L’eredità di sangue sta tornando in auge a causa della natura settaria della guerra siriana, e gli israeliani sono già in guardia per avere un probabile ruolo futuro. A parte l’arrivo in massa dei profughi siriani in Libano, legioni di combattenti libanesi di Hezbollah, e altri gruppi sono completamente impegnati nel conflitto siriano basato su chiare linee settarie. Alla fine la lotta ha attraversato i confini siriani ed è arrivata in Libano sotto forma di autobombe, di bombe da mortaio, di cattura di ostaggi, e di occasionali battaglie nelle strade. Se la tensione continua a crescere, ci sono pochi dubbi che il Libano sarà coinvolto in sua  guerra civile.

Tutte queste sono, naturalmente, notizie ben accette in Israele, che preferisce aspettare che i partiti vincenti si logorino tra di loro in ogni modo, prima che Israele decida di il tempo e il luogo del nuovo scontro. Sul Jerusalem  Post del 24 ottobre  si scrive che il ministro israeliano della Difesa Moshe Ya’alon abbia detto che  in Libano era scoppiata una guerra civile tra Hezbollah e la ‘Jihad globale’. Ha detto: “Per coloro che ancora non ne sono consapevoli, c’è già una guerra  civile in Libano. La Jihad globale che si è infiltrata in Libano e che sta attaccando Hezbollah, sta facendo esplodere autobombe a Dahia e sta sparando razzi contro Dahia e la Valle della Beka’a.”

Questa è una situazione vantaggiosa per Israele che continua a navigare nella guerra siriana in modo così accorto  da non essere direttamente coinvolta nella guerra,  ma pronta a gestirne le conseguenze in ogni momento adatto.

La storia è fondamentale in questa situazione. L’atteggiamento di Israele rispetto alla guerra siriana e alla neonata guerra civile in Libano è simile al suo atteggiamento verso il Libano di pochi decenni fa alla vigilia dell’invasione israeliana del 1978 e di  quella del 1982, per lo più mirate a distruggere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

L’insurrezione politica e sociale del Libano risale a prima dell’esistenza sia dell’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) che di Israele,  cioè agli anni del colonialismo in Medio Oriente. Nel 1920, la Francia ha separato il Libano dalla eegione chiamata  Siria più grande o Siria naturale che era sotto il mandato francese. Il paese era allora gestito da varie sette cristiane che rappresentavano una sottile differenza, in base al consenso del 1932.

Quando, il Libano è diventato completamente indipendente nel 1945, è stato raggiunto un accordo politico su come gestire il paese. Ai Cristiani Maroniti è stato dato l’incarico della presidenza, ai Sunniti la presidenza del Consiglio dei ministri, e uno Sciita è stato nominato presidente del parlamento. Altre sette religiose hanno ricevuto incarichi meno importanti, ma la proporzione del controllo del parlamento favoriva ancora le sette cristiane.

L’arrivo dell’OLP in Libano – avvenuta in seguito alla sua partenza dalla Giordania – ha peggiorato una situazione già difficile. L’OLP rappresentava i palestinesi che erano in gran parte musulmani sunniti e la sua esistenza e crescita in Libano, complicava l’equilibrio demografico estremamente delicato.

Il fiasco in Libano, tuttavia, non è stato una semplice azione di vendetta, ma rifletteva equilibri e calcoli interni ed esterni. Da una parte la dirigenza maronita al  governo era messa molto alla prova dalla presenza dell’OLP e dall’alleanza tra quest’ultima e i gruppi libanesi di opposizione. I regolari attacchi israeliani sui territori libanesi hanno indebolito il ruolo dell’esercito libanese come protettore del paese. Israele era deciso a sradicare la “infrastruttura del terrore” in Libano, cioè le fazioni dell’OLP, usando quindi la guerra civile come occasione per intervenire nel 1976 armando le milizie cristiane. Inoltre, la Siria, che era anche intervenuta nel 1976, lo ha fatto per prima cosa per conto dei palestinesi, poi dei maroniti, quando è stato chiaro che stavano perdendo la battaglia.

Un breve periodo di quiete nella lotta  nel 1976, è stato subito  interrotto dalla violenza che ha travolto il Libano per circa 15 anni. Nel 1978 Israele ha occupato il Libano meridionale, cacciando via migliaia di combattenti dell’OLP dalla zona, il cui arrivo a Beirut aveva spostato l’equilibrio dei poteri, alterando le alleanze, e, ancora una volta, la posizione della Siria. Tuttavia, diecine di migliaia di vittime libanesi e palestinesi hanno pagato il caro prezzo delle battaglie.

L’OLP è rimasta in Libano fino all’invasione israeliana del paese nell’estate del 1982. Alla fine la guerra civile ha ottenuto poco per i partiti in guerra tranne che si adattava perfettamente all’obiettivo strategico di allontanare l’OLP dal Libano meridionale e infine tutto il paese. Quando infine le forze israeliane hanno occupato il Libano nel 1982, quando i combattenti dell’OLP sono stati mandati via su delle navi mare verso molti paesi del Medio Oriente, il trionfante ministro israeliano Ariel Sharon ha permesso ai suoi alleati delle Falangi cristiane di eseguire il tragicamente noto massacro nei campi profughi di  Sabra e Chatila.

Sì, le circostanze non sono esattamente identiche , e la storia non può ripetersi alla maniera di una copia carbone. Queste lezioni storiche, però, non dovrebbero sfuggirci quando osserviamo il Libano scendere in un altro abisso. Giudicando dalla brutalità delle guerra siriana, dalla stessa storia sanguinosa del Libano, e dalle consuete tattiche militari di Israele, un’altra guerra libanese è molto probabile. Una tale  guerra farà rivivere veccie animosità, e stabilirà nuove alleanze militari, ma come sempre i più vulnerabili ne pagheranno il prezzo che già hanno pagato nel bagno di sangue infinito della Siria.

Ramzy Baroud (ramzybaroud.net) è un opinionista che scrive sulla stampa internazionale e dirige il sito PalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story[Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. (Pluto Press).

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/Israel-on-the-lookout-lebanon-haunted-by-the-ghosts-of-civil-war-by-ramzy-baroud

Originale: Ramzy Baroud’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/13002

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