Israele è in preparazione per annettersi la maggior parte della West Bank?

22 LUG 2012

 Il rapporto recentemente pubblicato da un giudice israeliano che conclude che Israele non sta in realtà occupando la Cisgiordania – nonostante un consolidato consenso internazionale a una opposta valutazione – ha provocato per lo più incredulità e ilarità in Israele e all’estero.

Alcuni siti web della sinistra in Israele hanno usato comicamente fotografie e didascalie per evidenziare la assurda scoperta del giudice,  Edmond Levy. Una foto mostra un soldato israeliano che preme la canna di un fucile sulla fronte di un palestinese inchiodato a terra, dicendo: “Vedete – ho detto che non c’è occupazione”.

Anche Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, sembrava un pò sconcertato dalla notizia. Gli  è stato consegnato il rapporto più di una quindicina di giorni prima, ma era apparentemente riluttante a renderlo pubblico. Sminuire il significato della relazione di Levy potrebbe rivelarsi imprudente. Se Netanyahu è imbarazzato, è solo per la tempistica della pubblicazione del rapporto piuttosto che per la sua sostanza.

È stato, dopo tutto, Netanyahu stesso che ha istituito il Comitato all’inizio di quest’anno per valutare la legittimità degli avamposti dei coloni ebrei, apparentemente non autorizzati dal governo, che si sono diffusi come semi selvatici in tutta la Cisgiordania.

Ha nominato autonomamente tre membri del Comitato, tutti sostenitori irriducibili delle colonie, e ha ricevuto il verdetto che si aspettava: gli insediamenti sono legali.  Certo, l’opinione del giudice Levy non sarebbe dovuta essere una sorpresa.  Nel 2005 è stato l’unico giudice dell’alta corte israeliana a opporsi alla decisione del governo di ritirare i coloni da Gaza.

Anche i commentatori specializzati in questioni legali hanno dato giudizi sprezzanti sul report, notando che Theodor Meron, consulente giuridico del Ministero degli Esteri nel 1967, aveva espressamente avvertito il governo sulla scia della guerra di quell’anno che la colonizzazione per mezzo di civili nel territorio sequestrati di recente era una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra.

Gli esperti hanno anche sottolineato le difficoltà che Israele dovrà affrontare se si adotta una posizione  come quella di Levy.

Occupazione belligerante

Secondo il diritto internazionale, quella di Israele in Cisgiordania e a Gaza va considerata un'”occupazione belligerante” e, quindi, le sue azioni devono essere giustificate solo da necessità militari.  Se non c’è occupazione, Israele non ha alcun motivo per tenere militari nei Territori. In questo caso, deve o restituire la terra ai palestinesi, e spostare i coloni, o sfidare il diritto internazionale con l’annessione dei Territori, come ha fatto in precedenza con Gerusalemme Est, e stabilire un “Grande Israele” come stato.

L’annessione, tuttavia, pone i suoi pericoli.  Israele deve scegliere se offrire la cittadinanza ai palestinesi e aspettarsi una non-maggioranza ebraica nel “Grande Israele”, o negare loro la cittadinanza e lo status di pari ponendosi come uno stato di apartheid.

Proprio tali preoccupazioni sono state sollevate di recente da quaranta leader ebrei negli Stati Uniti, che hanno invitato Netanyahu a respingere le “manovre legali” di Levy  che, hanno detto, minacciano Israele come “futuro stato ebraico e democratico”.

Ma dal punto di vista di Israele ci può essere un modo per uscire da questo enigma.

In un’intervista del 2003, uno degli altri membri del comitato di Levy, Alan Baker, un colono che ha consigliato il ministero degli esteri per molti anni, ha spiegato l’interpretazione eterodossa degli accordi di Oslo, che Israele ha firmato un decennio prima.

Gli accordi non erano, come la maggior parte ha assunto, la base per la creazione di uno stato palestinese nei territori, ma un percorso per stabilire la legittimità degli insediamenti.  “Non siamo più una potenza occupante, siamo presenti nei territori con il loro consenso [dei palestinesi] per l’esito dei negoziati,” ha detto Baker.

In questa prospettiva, gli accordi di Oslo riassengnarono il 62% della Cisgiordania al controllo di Israele – la cosiddetta Area C – così che da “occupato” il territorio diventasse “conteso”.  Questo spiega perché ogni amministrazione israeliana a partire dalla metà degli anni ’90 è lo spettacolo di un’orgia di costruzioni di insediamenti.

Basi per l’annessione?

Secondo Jeff Halper, capo del Comitato israeliano contro la demolizione delle case, il rapporto Levy sta preparando il terreno legale per l’annessione israeliana dell’Area C. La sua preoccupazione è condivisa da altri.

Recenti report dell’Unione europea hanno usato un linguaggio senza precedenti per criticare Israele rispetto al “trasferimento forzato” – una diplomatica via per non parlare di pulizia etnica – dei palestinesi dell’Area C nelle città della West Bank, che rientrano sotto il controllo palestinese.

L’UE prende atto che il numero dei palestinesi nell’Area C si è ridotto drasticamente sotto il governo israeliano a meno di 150.000 unità, non più del 6% della popolazione palestinese della West Bank.  Nella zona C i coloni ora superano i palestinesi con un rapporto di più di due a uno.

Israele avrebbe annesso circa i due terzi della West Bank, dove ancora concede che si dia la cittadinanza palestinese.  L’aggiunta di 150.000 agli attuali 1,5 milioni di cittadini palestinesi di Israele, un quinto della popolazione, non avrebbe eroso il dominio della maggioranza ebraica.

Se Netanyahu è titubante, è solo perché i tempi non sono ancora maturi per l’attuazione. Ma nelle ultime settimane ci sono state indicazioni di prossime mosse di Israele per rafforzare la sua presa sull’Area C.

E’ stato riferito che la polizia dell’immigrazione di Israele, tradizionalmente limitata ad operare all’interno di Israele, è stata autorizzata ad entrare nella West Bank e ad espellere gli attivisti stranieri. I nuovi poteri sono stati messi in atto lo stesso giorno contro alcuni stranieri, tra cui un giornalista del New York Times, che sono stati arrestati in una delle regolari proteste contro il muro di separazione in costruzione all’interno del territorio palestinese. Tali manifestazioni sono l’espressione principale della resistenza alla acquisizione di Israele del territorio palestinese in Area C.

E’ emerso che Israele aveva iniziato una campagna contro l’OCHA, l’agenzia dell’Onu che si occupa di stimare il danno umanitario subito dai palestinesi a causa dell’esercito israeliano e delle attività di insediamento per la maggior parte dell’Area C.

Israele ha  chiesto informazioni sulla sede di lavoro del personale OCHA e minaccia di ritirare i visti del personale, a quanto pare nella speranza di limitare le sue attività in Area C.

Tuttavia vi è un problema. Se Israele vuole l’Area C, ha bisogno di qualcun altro responsabile per l’altro 38%della Cisgiordania – poco più di un 8% della Palestina storica – per “riempire il vuoto”, come i commentatori israeliani hanno detto.

Salvando l’ANP

Il candidato più ovvio è l’ Autorità Palestinese, il governo di Ramallah guidato da Mahmoud Abbas. La polizia agisce come appaltatore di sicurezza per Israele, mantenendo i palestinesi sotto controllo nelle parti della Cisgiordania che sono fuori dall’Area C.

Inoltre, in quanto destinatario di infiniti aiuti internazionali, l’ANP rimuove utilmente l’onere finanziario del costo dell’occupazione israelinana.

Ma la debolezza dell’ANP è evidente su tutti i fronti: ha perso credibilità con i palestinesi, è impotente nei forum internazionali ed è impantanata in una crisi finanziaria.  A lungo termine, sembra condannata.

Per il momento, però, Israele sembra voler mantenere l’ANP al suo posto. Nel mese di giugno, per esempio, è stato rivelato che Israele aveva tentato senza successo, per salvare l’ANP, di richiedere 100 milioni di dollari di prestito al Fondo monetario internazionale per conto dell’Autorità Palestinese.

Se l’ANP si rifiutasse di, o non potesse, gestire questi frammenti rimanenti della West Bank, Israele potrebbe semplicemente scegliere di portare indietro l’orologio e ancora una volta coltivare i leader locali deboli e isolati in ogni città palestinese.

La domanda è se la comunità internazionale è forgiata per inghiottire l’assurda conclusione di Levy.

Jonathan Cook ha vinto il premio speciale Martha Gellhorn per il giornalismo. I suoi ultimi libri sono “Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il Piano di rifare il Medio Oriente” (Pluto Press) e “Disappearing Palestine:  gli esperimenti di disperazione umana” (Zed Books). Il suo sito è www.jkcook.net

Fonte: Electronic Intifada

Traduzione a cura di PalestinaRossa

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/israele-%C3%A8-preparazione-annettersi-la-maggior-parte-della-west-bank

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1 Commento

  1. Ma se l’ ANP collabora con l’ occupazione chi sono i nuovi leader o partiti che possono fare qualcosa?

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