Israele e le direttive dell’UE: inganno e sciacallaggine negli insediamenti dell’occupazione

mercoledì 17 luglio 2013

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Sintesi personale

Nonostante le  intenzioni i nuovi orientamenti dell’Unione europea possono servire come una spinta per la  già crescente industria della menzogna e dell”inganno, al fine  di nascondere i prodotti degli  insediamento e altre forme di occupazione .
A giudicare dalle prime pagine di tutti i giornali israeliani di oggi (Mercoledì), le nuove linee guida dell’Unione europea hanno quasi posto  il paese in uno stato di emergenza. Come Noam Sheizaf scrive , l’Europa ha ottenuto la nostra attenzione . Le nuove linee guida per le sovvenzioni europee sono un passo serio e positivo nel continuo tentativo di chiarire agli  israeliani che gli insediamenti  sono profondamente radicati e fortificati in un regime di apartheid.Esse  sono anche suscettibili di provocare  (e lo stanno già facendo) al  governo israeliano  un mal di testa grave in quanto non sarebbe probabilmente in grado di firmare dichiarazioni  per definire se i progetti sono oltre  la linea del 1967 .Sarebbe un suicidio politico.
Tuttavia, le implicazioni catastrofiche per l’economia israeliana potrebbero non essere così drammatiche  visto che  le aziende israeliane hanno già ideato il modo di  evitare sanzioni e boicottaggi .
Prendiamo, per esempio, il secondo punto delle  nuove linee guida  che specifica che ” per luogo dove è collocata l’azienda   si intende il domicilio legale   corrispondente ad un luogo fisico concreto.” .Come il Who Profits evidenzia  le società israeliane che operano nei territori occupati hanno aggirato questo problema abbastanza bene con un complesso sistema di frode.SodaStream, affitta un ufficio a City Airport, vicino all’aeroporto internazionale di Ben Gurion, usandolo come suo indirizzo ufficiale per nascondere la posizione del suo stabilimento a Mishor Adumim in Cisgiordania ( vedi pagine 27-9, PDF ). Cosmetici Ahava utilizza lo stesso trucco con un  loro piccolo ufficio in Lod, ma la produzione avviene solo nell’ insediamento Mizpe ( vedere pagina 44, PDF ).I prodotti agricoli degli insediamenti   sono commercializzati  dalla  societàAgrexco , non riconosciuta  a livello internazionale come una società  che collabora con l’ occupazione. Tutte queste misure aiutano le aziende a schivare le tasse  riscosse  sui prodotti degli insediamenti.

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College di Ariel, in Cisgiordania, che opera sotto il “Consiglio per l’Istruzione Superiore – Giudea e Samaria” (Wikimedia CC BY SA 3.0)
Si può facilmente immaginare come i nuovi orientamenti dell’Unione europea daranno  l’imput  a una sorta di inganno subdolo. Sempre più aziende potrebbero affittare  aTel Aviv o a Lod o all’ Aeroporto  uffici  di dimensioni minuscoli per  falsificare il proprio indirizzo o, forse,allestire  forse  una serie di società  di facciata per nascondere le proprie attività nei Territori .Le banche potrebbero sostituire   i  mutui  e i finanziamenti  per gli insediamenti creando   società bancarie esterne  situate  nelle Isole Cayman. Potrebbe funzionare, ma si determinerà  un segmento in costante crescita di società truffaldine in connessione con lo Stato .  E forse sarà proprio questo a porre fine all’occupazione.
E ‘questo concetto che riporta alla mente il capitolo di apertura di  Summertime di JM Coetzee,  :
Once upon a time he used to think that the men who dreamed up the South African version of public order, who brought into being the vast system of labour reserves and internal passports and satellite townships, had based their vision on a tragic misreading of history. They had misread history because, born on farms or in small towns in the hinterland, and isolated within a language spoken nowhere else in the world, they had no appreciation of the scale of the forces that had since 1945 been sweeping away the old colonial world. Yet to say they had misread history was in itself misleading. For they read no history at all. On the contrary, they turned their backs on it, dismissing it as a mass of slanders put together by foreigners who held Afrikaners in contempt and would turn a blind eye if they were massacred by the blacks, down to the last woman and child.

 

Alone and friendless at the remote tip of a hostile continent, they erected their fortress state and retreated behind its walls: there they would keep the flame of Western Christian civilization burning until finally the world came to its senses.

 

That was the way they spoke, more or less, the men who ran the National Party and the security state, and for a long time he thought they spoke from the heart. But not any more. Their talk of saving civilization, he now tends to think, has never been anything but a bluff. Behind a smokescreen of patriotism they are at this very moment sitting and calculating how long they can keep the show running (the mines, the factories) before they will need to pack their bags, shred any incriminating documents, and fly off to Zurich or Monaco or San Diego, where under the cover of holding companies with names like Algro Trading or Handfast Securities they years ago bought themselves villas and apartments as insurance against the day of reckoning (dies irae, dies illa).

ARTICOLO

Hiding from the boycott: An industry of settlement deceit

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