Israele e Siria: dietro le bombe

REDAZIONE 23 FEBBRAIO 2013

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Di Conn Hallinan

 

20 febbraio 2013

Ora che la polvere si è posata – in senso letterale e figurato – in seguito all’attacco di Israele alla Siria del 29 gennaio, la domanda è: perché? Secondo Tel Aviv, il bombardamento mirava a evitare il trasferimento di sofisticati missili antiaerei russi SA-17 al partito Hezbollah nel Libano meridionale che, secondo un ex ufficiale dei servizi segreti militari israeliani sarebbe stato un “fatto che avrebbe cambiato i giochi”. Ci sono però problemi importanti riguardo a questa storia.

Primo, è altamente improbabile che Damasco volesse consegnare un sistema del genere a Hezbollah, in parte perché i Russi quasi certamente non lo avrebbero permesso, e, secondo, perché gli SA-17 non sarebbero molto utili all’organizzazione Sciita libanese. Infatti non sappiamo neanche se l’obiettivo fosse un SA-17. I Siriani lo negano sostenendo che era stato bombardato un centro militare di ricerca a 15 miglia a nordovest di Damasco, dove sono morte due persone e cinque sono state ferite. La notizia che il sistema anti-aereo fosse l’obiettivo arriva principalmente da “funzionari occidentali”.

Il sistema missilistico  SA-17 è una buona arma antiaerea di media gittata. Definita “Grizzly” dalla NATO (Organizzazione del Trattato Nord Atlantico), essa consiste di quattro missili montati su un lanciamissili mobile. Ha una gittata di 30 miglia,  un altitudine di quasi 1.600 m. e può abbattere qualsiasi cosa, da un velivolo a missili Cruiser. Introdotto  nel 1998 per sostituire lo SA-11 “Gadfy”, il sistema SA-17 è stato venduto all’Egitto, alla Siria, alla Finlandia, alla Cina, al Venezuela, all’ India, a Cipro, alla Bielorussia, e all’Ucraina.

Esso ha inserito all’interno un apparato di controllo. Durante la guerra tra Russia e Georgia il sistema SA-17 sembra abbia abbattuto tre aerei russi SU-25 da appoggio durante gli attacchi e un vecchio bombardiere Tupolev-22 a lunga gittata. Sembra che la Georgia abbia acquistato un sistema anti-aereo dall’Ucraina senza che i  russi lo sapessero.

I costruttori del sistema SA-17 sostengono che esso è immune alle contromisure elettroniche, ma ogni produttore  sostiene che le proprie armi sono irresistibili o invincibili. I SU-25 e il bombardiere sono stati abbattuti il primo giorno dei combattimenti, prima che i russi comprendessero che i georgiani avevano un asso nella manica e hanno stabilito delle contromisure che sembra abbiano funzionato perché i quattro aeroplani sono stati gli unici che i Russi hanno perduto. E’ chiaro, tuttavia, che se si è distratti o negligenti quando si tratta di un “Grizzly”, la cosa può mettervi in una situazione spiacevole.

Ma è in grado di “cambiare i giochi?” Il sistema SA-17 è grosso e vulnerabile, un bersaglio facile per un velivolo armato di bombe e missili a lunga gittata e sostenuto da attrezzature per la guerra elettronica.

Le componenti elettroniche di Israele per la guerra di reazione sono molto sofisticate, buone quanto -se non migliori di quelle americane. Nel 2007 gli aerei da guerra sono scivolati attraverso la rete di radar siriani senza essere rilevati e hanno bombardato un reattore nucleare sospetto. Damasco ha acquistato il sistema SA-17 in seguito all’attacco del 2007.

Dato che la NATO parla apertamente di una zona interdetta al traffico aereo, sulla Siria, perché Damasco consegnerebbe uno dei suoi più moderni  sistemi antiarei a Hezbollah? E che cosa gi farebbe Hezbollah con quello? E’ troppo grosso da nascondere ed è generalmente usato come pezzo di un sistema di un più grosso sistema antiaereo, che Hezbollah non possiede. In ogni caso, sarebbe stata una provocazione, e né Hezbollah né la Siria voglio fornire agli israeliani una scusa per attaccarli. Entrambi hanno tante cose da fare senza aggiungervi la guerra con un nemico enormemente superiore.

In breve, non ci sono prove che l’attacco avesse nulla a che fare con lo SA-17, che, in ogni caso, sia Tel Aviv che Washington sanno che non costituirebbero alcun pericolo reale per Israele. Secondo l’UPI, (United Press International) l’attacco è stato  chiarito con gli Stati Uniti.

Quali sono quindi, gli altri probabili motivi  dell’attacco?

L’obiettivo più ovvio è il regime di Assad in Siria, il che, a una prima occhiata sembrerebbe una contraddizione. Israele che bombarda la Siria non farebbe forse riunire i paesi arabi dietro a Damasco? In effetti ci sono state condanne da parte della Lega Araba, dell’Egitto, del Libano, della Turchia e perfino da parte di alcuni degli oppositori siriani di Assad, sebbene il Consiglio della Cooperazioine del Golfo, la lega delle monarchie ricche di petrolio che finanziano la guerra civile siriana, fosse particolarmente tranquillo.

Le “proteste” erano però soprattutto una formalità, e, nel caso della Turchia, piuttosto bizzarre. Ankara ha avuto un ruolo importante nel rifornire gli insorti anti-Assad, schierando missili Patriot al suo confine con la Siria, e chiedendo che il presidente della Siria si dimettesse. Tuttavia il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha denunciato Assad perché non “sostiene la dignità del suo paese” e perché si rivale contro Israele.

Secondo i servizi giornalistici, Israele sta potenziando le sue forze sulle Alture del Golan occupate che sono ai confini con la Siria e si sta preparando a stabilire una zona cuscinetto dal lato siriano. Israele aveva stabilito un analogo “cuscinetto” che alla fine ha causato la formazione di Hezbollah e un’umiliante ritirata di Israele nel 2000.

Israele sostiene di non essere interessato alla battaglia siriana e probabilmente è preoccupato che gli estremisti islamici  alla fine siano i vincitori  della guerra civile. Però, malgrado tutta la montatura che si fa riguardo agli islamisti che guidano la guerra santa contro Israele, Tel Aviv sa che al-Qaida e i suoi alleati non costituiscono alcuna seria minaccia per Israele. E’ una buona politica (e un bello spettacolo),  a Washington e anche a Tel Aviv, gridare: “i turbanti stanno arrivando” (svelti, dateci un sacco di soldi e la vostra costituzione), ma l’estremismo religioso e la legge della sharia non costituiscono certo un pericolo per l’esistenza delle nazioni che hanno armi nucleari e grossi eserciti. I combattenti del gruppo militante Jabhat al-Nusrah salafita non arriverebbero lontano se marciassero su Gerusalemme.

Il bombardamento è stato certamente uno schiaffo in faccia cad  Assad, ma non il primo e sembra diretto meno al regime di Damasco che non ad aggiungere un ulteriore ingrediente alla mistura della

strega del caos che sta rapidamente inghiottendo la Siria e le nazioni circostanti. E il caos e la divisione nella regione sono stati sempre alleati di Israele. Dividi e conquista è una vecchia tattica coloniale che risale all’Impero romano. Dopo la I guerra mondiale, gli Inglesi hanno usato gli Ebrei e gli Arabi come pedine in un gioco destinato a controllare il Mandato britannico in Palestina. In breve, gli Israeliani hanno imparato dai migliori.

La crescente guerra settaria tra Sunniti, Sciiti, e Curdi istigata dalla guerra civile siriana, fa sì che Israele resti ai margini. Chi noterà il continuo sconfinamento di insediamenti sulle terre palestinesi quando la guerra siriana ha causato circa 60.000 morti, ha creato quasi 800.000 profughi e sta destabilizzando il Libano, l’Iraq e la Giordania?

Infine c’è l’Iran. Liberarsi di Assad rimuoverebbe uno dei più importanti alleati dell’Iran nella regione, e inoltre indebolirebbe la Hezbollah sciita, un’organizzazione che ha combattuto Israele    fino a portarlo a un punto morto, nel 2006. Assad, dice l’ex generale israeliano Michael Herzog, ” un cardine dell’asse radicale Iran-Hezbollah…la sua caduta assesterebbe un colpo importante a Tehran, indebolirebbe notevolmente Hezbollah e smantellerebbe l’asse trilaterale.”

Il caos delle varie sette in Siria sta già inondando l’Iraq, dove una brutale campagna di bombardamenti da parte degli estremisti sunniti sta alimentando discorsi sul ristabilire le milizie sciite per difendere le loro comunità. Anche gli Islamisti sono sempre più attivi in Libano e in Giordania.

Per vari anni gli Stati Uniti e le monarchie medio-orientali dominate dai Sunniti hanno avvertito dei pericoli di una “mezzaluna sciita” di Iraq, Iran ed Hezbollah. L’idea di una “mezzaluna” è stata però più una montatura che una realtà: gli Sciiti costituiscono circa il 15% della regione, e sono una maggioranza soltanto in Iraq, Iran e Bahrein. Gli Sciiti libanesi costituiscono una pluralità. In generale, gli Sciiti sono il settore più povero della comunità musulmana e, con l’eccezione dell’Iran e della Siria, sono stati a lungo emarginati dal punto di vista politico. La “dominazione” sciita è stata sempre uno spauracchio  non molto reale, ma utile per attizzare il fuoco del settarismo.

E il settarismo oggi è in marcia in Medio Oriente, finanziato dalle monarchie del Golfo ricche di liquidità e dall’ostilità degli Stati uniti e dei suoi alleati verso i loro governi laici e autoritari. Mentre la NATO ha rovesciato il governo libico e aiuta gli insorti siriani in nome della democrazia, non ha alcuno scrupolo ad appoggiare i monarchi assoluti che governano dal Marocco, a ovest, fino all’Arabia Saudita a est.

La facilità con cui gli Israeliani sono penetrati nello spazio aero siriano è stato un messaggio anche per Teheran? Certamente, sebbene le probabilità che Israele attacchi l’Iran in qualche momento della primavera siano piuttosto basse (sebbene non certo inesistenti). Israele potrebbe fare un sacco di danni all’Iran, ma non ha le armi o la potenza aerea per  eliminare il programma nucleare di Tehran. Inoltre gli iraniani, mentre sono arrabbiati per le onerose sanzioni, e  irritabili  come mai riguardo  ai negoziati, stanno attentamente dirottando le loro scorte nucleari per usi civili.

Israele avrebbe bisogno che gli Stati Uniti attaccassero davvero l’Iran e questa non sembra essere la direzione verso che segue ora l’amministrazione Obama. Un attacco contro l’Iran isolerebbe Israele e gli Stati Uniti in campo diplomatico, e spaccherebbe profondamente la NATO in un periodo in cui Washington sta tentando disperatamente di tenere unita l’alleanza.

In ogni caso, Tel Aviv e Washington si rendono bene conto che l’Iran non costituisce una minaccia

“esistenziale” per Israele. Perfino se l’Iran dovesse costruire parecchie armi nucleari – e non c’è alcuna prova che abbiano intenzione di farlo – esso dovrebbe affrontare Israele armato di 100/200 armi nucleari, sufficienti a distruggere l’Iran come società. Perfino il Ministro della difesa Ehud Barak ammette che l’Iran non pone una minaccia all’esistenza di Israele.

Se c’è una cosa che il bombardamento ha ottenuto, è quella di  aver reso più spesse le mura tra Israele e il resto del Medio Oriente. Tel Aviv sta schierando sistemi anti-missile sul suo confine settentrionale e sta distribuendo le maschere antigas in Galilea. Sta aumentando la sua presenza sulle Alture del Golan e sta rafforzando il suo confine con l’Egitto. Nel frattempo, l’amministrazione Netanyahu ha appena annunciato ancora un’altra fase di costruzione di insediamenti.

Se quella divisone e il caos, insieme a quei muri e ai missili e alla maschere antigas terranno a bada l’anarchia circostante, è completamente un’altra faccenda. I mattoni e le bombe non producono mai vera sicurezza.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/Israel-and-syria-behind-the-bombs-by-conn-hallinan

Originale: Dispatches From the Edge

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/9848

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