ISRAELE-ELEZIONI. BROGLI NELLE COLONIE, NON NEI SEGGI ARABI

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11 apr 2019

In diverse colonie il numero di voti è risultato maggiore rispetto a quello degli elettori. A beneficiarne in particolare è stata la lista ultranazionalista “Unione dei Partiti di Destra” (Upd), una coalizione di tre partiti sorta su pressione di Netanyahu, di cui fa parte Otzma Yehudit, erede del movimento razzista antiarabo Kach.

di Michele Giorgio

Gerusalemme, 11 aprile 2019, Nena News – Gli attivisti del partito di maggioranza relativa Likud, martedì hanno segretamente introdotto telecamere in 1.300 seggi elettorali nei centri abitati palestinesi in Israele allo scopo, così ha spiegato lo stesso primo ministro (riconfermato) Benyamin Netanyahu, di registrare possibili “irregolarità” in seggi “notoriamente problematici”. E così facendo hanno contribuito a tenere lontano dalle urne un buon numero di cittadini arabi, a vantaggio proprio della destra. E invece le “irregolarità” vere e più gravi sono avvenute in diversi insediamenti coloniali israeliani, ossia nelle roccaforti della destra nella Cisgiordania palestinese sotto occupazione militare.

In diverse colonie il numero di voti è risultato maggiore rispetto a quello degli elettori. A beneficiarne in particolare è stata la lista ultranazionalista “Unione dei Partiti di Destra” (Upd), una coalizione di tre partiti sorta su pressione di Netanyahu, di cui fa parte Otzma Yehudit,  erede del movimento razzista antiarabo Kach. Nella colonia di Bruchin, nel nord della Cisgiordania, l’affluenza è stata del 167% con 385 schede conteggiate e 230 aventi diritto al voto. A Peduel, la partecipazione si è attestata al 113% con 894 schede su 789 elettori mentre a Negohot è stata del 143% con 125 schede e 87 residenti. Lo stesso è avvenuto nell’insediamento ultra-ortodosso di Modiin Illit dove le schede contate sono risultate 19.989 mentre i votanti erano 19.103, quindi con un’affluenza pari al 104%.

Non è noto al momento quali provvedimenti prenderà, e se li prenderà, la Commissione elettorale centrale, sia nei confronti di queste gravi frodi elettorali nelle colonie e per la vicenda delle telecamere introdotte di nascosto nei seggi dei centri arabi. La legge israeliana consente di filmare all’interno dei seggi ma solo se i presenti sono avvertiti in anticipo della presenza di telecamere.

Intanto Netanyahu lavora alla formazione della nuova maggioranza di destra con la quale guiderà Israele. Tutti i partiti di destra che hanno superato la soglia di sbarramento del 3,25% faranno il suo nome al capo dello Stato Rivlin che la prossima settimana comincerà le consultazioni per l’assegnazione dell’incarico di primo ministro. La maggioranza di destra potrebbe ulteriormente allargarsi se Nuova Destra, il partito fondato nei mesi scorsi dai ministri ultranazionalisti, Ayelet Shaked e Naftali Bennett, riuscirà ad entrare in parlamento grazie ai voti (300mila) di soldati, detenuti, ammalati negli ospedali e dei diplomatici all’estero di cui in queste ore si sta completando lo scrutinio. Voti che in passato sono sempre andati a vantaggio delle forze più conservatrici e nazionaliste. Se Nuova Destra supererà la soglia elettorale, dalla Knesset con ogni probabilità uscirà una delle due liste arabe, Balad-Raam, che ha passato lo sbarramento per poche migliaia di voti. In questa eventualità si aggraverebbe il risultato disastroso dei partiti arabi che, contro il desiderio del loro elettorato e per rivalità personali hanno scelto di dividersi e di mettere fine alla Lista araba unita che nel 2015 aveva ottenuto 13 seggi. Il rischio è che alla Knesset restino solo i deputati della lista Hadash-Taal.

La destra più radicale intanto chiede a Netanyahu di mantenere la promessa di cariche ministeriali che aveva fatto per favorire la nascita dell’Upd. Forte dei cinque seggi ottenuti, il leader Rafi Peretz si vede adatto a ricoprire l’incarico di ministro dell’istruzione. Il numero due, Bezalel Smotrich, vuole il ministero della giustizia. Due incarichi fondamentali ed è facile immaginare con quali intenti l’Upd voglia guidarli. Ieri nella zona H2 di Hebron dove sono insediati 700 coloni israeliani tra i più estremisti e alcuni esponenti di Otzma Yehudit, la soddisfazione si tagliava a fette e si invocava l’annessione immediata della Cisgiordania. Dispiacere tra i coloni solo per il tonfo di Moshe Feiglin, bizzarro leader di Zehut che vuole oltre alla «emigrazione incentivata» dei palestinesi e alla ricostruzione del Tempio ebraico (dove ora sorge la moschea di al Aqsa) propone anche assieme la cannabis libera. Indicato dai sondaggi come una delle sorprese delle elezioni e possibile ago della bilancia per la formazione del nuovo governo, Feiglin non ha neppure superato la soglia di sbarramento. Nena News

 

 

 

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