Israele espelle funzionario di Human Rights Watch

 

Le autorità israeliane hanno revocato il permesso di lavoro di Omar Shakir, il direttore dell’ufficio di Human Rights Watch a Gerusalemme.

Tamara Nassar, 8 maggio 2018

Israele ha ordinato a Shakir di lasciare il paese entro 14 giorni, ha annunciato martedì Human Rights Watch.

Il ministero degli affari strategici di Israele ha detto che la decisione si fondava sul sostegno di Shakir al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), ma Shakir ha detto che “il vero obiettivo è mettere a tacere il dissenso”.

Rottura: Israele ha ordinato che io sia deportato dopo che l’intelligence ha compilato un dossier 7-pg su di me. Per la prima volta nella storia di @hrw Israele dà un ordine di uscita. Un anno fa ha negato il permesso di lavoro prima di fare marcia indietro, accusandoci di “propaganda”. Ora il BDS. Il vero scopo è mettere a tacere il dissenso.

In risposta al ministero degli interni di Israele, Human Rights Watch ha affermato che “né HRW – né Shakir come suo rappresentante – sostengono il boicottaggio, il disinvestimento e sanzioni”.

“Non si tratta di Shakir, ma piuttosto di imbavagliare Human Rights Watch e fermare le critiche al comportamento di Israele in tema di diritti umani”, ha dichiarato il dirigente di Human Rights Watch Iain Levine.

Il mese scorso, Human Rights Watch ha accusato Israele di aver condotto una campagna “calcolata” di uccisione di palestinesi disarmati che prendevano parte alle proteste della Grande Marcia del Ritorno nella Striscia di Gaza.

Il gruppo ha anche esortato la Corte penale internazionale ad aprire “un’indagine formale sui gravi crimini internazionali in Palestina”.

Human Rights Watch ha ribadito il suo pieno sostegno a Shakir e ha detto di aver messo in campo avvocati” per contestare la decisione dinanzi a un tribunale israeliano”.

Sostegno al BDS

Il ministero degli affari strategici che guida lo sforzo ben finanziato da Israele per combattere il crescente movimento globale a sostegno dei diritti dei palestinesi, ha compilato un dossier sulle attività di Shakir in cui si dimostra il suo sostegno al BDS.

Il BDS è un movimento nonviolento nato per esercitare pressioni su Israele. Lanciato dai palestinesi nel 2005, prende ispirazione dalla campagna globale coronata da successo portata avanti negli anni ’80 per isolare l’apartheid in Sud Africa.

Mentre Israele e i suoi sostenitori tentano di dipingere l’attivismo del BDS come scellerato, diversi governi regolarmente filo-israeliani, come la Svezia, i Paesi Bassi, l’Irlanda e l’Unione Europea hanno riconosciuto che l’appoggio al BDS rientra nei limiti della libertà di espressione protetta.

Ma Israele, constatando il fallimento dei suoi sforzi per contrastare la crescita del movimento BDS, si è rivolto a misure sempre più repressive.

A gennaio Israele ha pubblicato una lista nera di 20 organizzazioni per i diritti umani ai cui membri sarebbe stato vietato l’ingresso.

Il pretesto per l’espulsione

Israele ha una comprovata esperienza di schedatura di cittadini statunitensi e altri sulla base della loro appartenenza etnica o religiosa.

In linea con quel primato, il dossier menziona che Shakir, un cittadino statunitense, è di origine irachena senza spiegare come ciò possa essere rilevante per la sua richiesta.

La maggior parte delle attività elencate nel dossier sono antecedenti all’impiego di Shakir con Human Rights Watch e si riferiscono al suo attivismo di studente alla Stanford University, quando chiedeva diritti pieni e uguali per i palestinesi.

Un pretesto citato nel dossier per l’espulsione di Shakir è che ha condiviso su Twitter un articolo scritto dallo studioso Steven Salaita e pubblicato da The Electronic Intifada nel 2014.

Il dossier descrive The Electronic Intifada come “una delle principali piattaforme per la promozione delle campagne di delegittimazione e boicottaggio contro Israele”.

Il dossier cita anche come Shakir è menzionato in ‘In Our Power: US Students Organize for Justice in Palestine’, un libro dell’editore di Electronic Intifada Nora Barrows-Friedman, “come un individuo impegnato a lavorare per ‘porre fine all’occupazione e avere una Gerusalemme liberata’ entro il 2030.”

Nel libro, sebbene non citato nel dossier del governo israeliano, Shakir descrive il suo impegno per i diritti umani in un modo del tutto coerente con il suo futuro lavoro con Human Rights Watch.

“La realtà è che si tratta di un problema di diritti umani”, dice della situazione in Palestina. “E’ un conflitto su terra, risorse e diritti umani, e un sistema di disuguaglianza che priva le persone di tali diritti sulla base del loro background.”

Israele l’anno scorso aveva ripetutamente negato a Human Rights Watch un permesso di lavoro per assumere Shakir, ma alla fine lo ha concesso.

Questa è la prima volta nella storia di Human Rights Watch che Israele ha ordinato che un funzionario venga deportato, ha scritto Shakir su Twitter.

“Questo non è quello che fanno le democrazie”

Alla fine del mese scorso, Israele aveva negato l’ingresso a Vincent Warren, direttore esecutivo del Center for Constitutional Rights, e a Katherine Franke, presidente del consiglio di amministrazione del CCR e professore di diritto alla Columbia University.

Warren e Franke facevano parte di una delegazione per testimoniare le violazioni dei diritti umani in Palestina.

Gli ufficiali israeliani li hanno interrogati, accusando Franke di essere un leader del BDS e che cercava di entrare per “promuovere il BDS in Palestina”, ha detto Franke a The Electronic Intifada Podcast.

Commentando la decisione di Israele di espellere Shakir, Warren ha scritto su Twitter che “Questo non è quello che le democrazie fanno. Vergognoso.

Traduzione: Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/blogs/tamara-nassar/israel-expels-human-rights-watch-official

 

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