Israele: gli Ebrei europei hanno fallito il loro dovere

sabato 20 luglio 2013

 

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A stop sign outside the West Bank settlement of Ma’aleh Adumim. Photo by Reuters
 Sintesi personale

Il governo sta freneticamente arrampicandosi sugli specchi per scongiurare la decisione dell’Unione europea che la Cisgiordania e Gerusalemme est devono essere riconosciuti come territori occupati, piuttosto che parte dello stato  di Israele. L’unica domanda da porsi è perchè  qualcuno sia  sorpreso di questoNon c’erano  carenza di segnali di allarme circa la crescente frustrazione della UE per  l’intransigenza di Israele sull’   occupazione , del resto  la politica anti-insediamento  dell’UE è  chiara da anni. Il  governo può  considerarsi fortunato che Bruxelles abbia atteso  così a lungo .

Allora  di chi è la colpa per il crollo dell’  ipotesi israeliana  che l’occupazione possa continuare per sempre  senza alcuna sanzione significativa da parte degli  alleati strategici di Israele e dei principali partner economici?

L’elenco dei colpevoli è lungo  cominciando dai  ministri senior che allegramente  hanno negato l’esistenza di un imperativo per riavviare il processo di pace con i palestinesi. Seguono i  diplomatici di professione che non sono riusciti a suonare le campane di allarme abbastanza forte e, naturalmente, i  media israeliani (con l’eccezione di questo giornale), che hanno illuso  gli  israeliani convincendoli   che avrebbero potuto continuare a vivere nello status quo  esistente    perpetuamente,ma  ci sono anche altri complici.

Le tre comunità ebraiche più grandi e più influenti in Europa sono in  Francia, in Gran Bretagna e in  Germania. I leader di tutte le tre comunità sono ben collegati ai vertici dei loro governi.Sicuramente essi erano consapevoli che sarebbe venuto il giorno in cui l’Europa non  si sarebbe   più limitata a  vuote  proteste contro i coloni.

Tre anni fa Mick Davis  in una riunione aperta a Londra avvertì  che Israele avrebbe rischiato  di diventare uno stato di apartheid se non avesse posto fine al suo  dominio sui palestinesi, ma è stato l’unico.  Non abbiamo sentito  avvertimenti simili da qualsiasi personalità  senior della   comunità ebraica europea,ma  abbiamo ascoltato solo espressioni generalizzate di sostegno a Israele, a volte accompagnati da annotazioni blande  e prive  di senso sulla  soluzione dei due Stati. Invece di suonare il campanello d’allarme gli ebrei  preferivano prestare le loro voci al coro che attutiva tutti gli allarmi .Nessuno potrebbe accusare queste comunità di carenza  nella loro devozione a Israele. 

Essi instancabilmente raccolgono   decine di milioni di euro ogni anno, i loro soci regolarmente affollano Israele per le  vacanze e non si vergognano di esprimere il loro sostegno eterno, nonostante spesso siano accusati   di doppia lealtà (come se gli ebrei britannici o francesi non possono essere considerati cittadini leali pur amando la loro patria ancestrale.)

Allora,perché  hanno lasciato che  Israele decadesse   così miseramente ? So che alcuni hanno cercato di rendere note le loro preoccupazioni provatamente ai  leader , ma è evidente  che negli ultimi quattro anni  abbiamo avuto un governo di destra che non dimostra  alcun interesse ad ascoltare le opinioni divergenti?

L’unico modo incisivo sarebbe stato quello  di parlare in pubblico  sia all’interno delle loro comunità sia  all’esterno  per i cittadini di Israele.  Se avessero parlato ad alta voce e ripetuto la verità abbastanza spesso avrebbero potuto avere   una certa influenza, ma hanno perso questa  opportunità.

Naturalmente  alcuni leader ebrei europei sono d’accordo con la destra israeliana  e non credono nella fine dell’occupazione (o, anzi, che ci sia una occupazione.), ma   i sondaggi hanno mostrato che  la  maggioranza dei mebri  di  queste comunità non sono di destra e non lo sono la  maggior parte delle  loro leadership. Essi rappresentano una vasta gamma di opinioni politiche nei loro paesi, quasi tutti rifuggono l’estrema destra (anche se ci sono preoccupanti sintomi di una maggiore tolleranza per il  Fronte Nazionale francese tra gli ebrei) e in gran parte si identificano  con i valori progressisti e liberali.

Questi ebrei europei  non  solo non sono riusciti  a mettere in guardia sugli  orientamenti dell’UE, che può o non può causare gravi danni per l’economia di Israele e per le  relazioni estere, ma non avendo  fornito   supporto critico alla  politica immorale, antitetica ai valori ebraici  e disastrosa per la  società israeliana  attuata da Israele  in  Cisgiordania  ,  ne hanno tollerato l’immoralità.

Gli  ebrei europei non permettono di essere accusati   di slealtà per il supporto a Israele,  così non dovrebbero percepire come sleale la critica onesta verso  Israele. 

Se ritengono che gli ebrei hanno dei  doveri  per il futuro di Israele, allora hanno fallito in questo compito.

 

 di Anshel Pfeffer

 

Pubblicato da  a 
http://frammentivocalimo.blogspot.it/2013/07/israele-gli-ebrei-europei-hanno-fallito.html

ARTICOLO ORIGINALE

 

European Jews have failed their duty

 Anshel Pfeffer

The government is frantically grasping at straws to avert the European Union’s decision that theWest Bank and East Jerusalem must be recognized as occupied territories, rather than part of sovereign Israel, in every new agreement it signs with Israel. The only question that still remains is why anyone was even surprise

There was no shortage of warning signs about the EU’s growing frustration at Israel’s intransigence on the occupation issue, while the anti-settlement policy of all the significant EU members has been clear for years. If anything, the government could consider itself lucky that Brussels held off from taking such a move for so long. It doesn’t matter where you stand on the new EU guidelines – whether you regard them as yet more proof of Europe’s incorrigible anti-Semitism and deep hostility to the Jewish state or a long overdue decision by friendly nations hoping to convince Israel that it is harming itself by continuing to defy the international consensus against the occupation – the latest development is simply a logical conclusion based on an objective reading of the situation and the EU’s long-held positions.
So who is to blame for the collapse of Israeli assumptions that the occupation could continue forever without any significant sanction from Israel’s strategic allies and main economic partners? The list of culprits is long, starting with the senior ministers who blithely denied there was any imperative to restart the peace process with the Palestinians. They are followed by the demoralized Foreign Ministry professional diplomats who failed to sound the warning bells loud enough and of course by the Israeli media (with the exception of this newspaper) which lulled Israelis into a false sense of security that they could continue living in their comfortable bubbles perpetually. But there are also other accomplices.
The three largest and most influential Jewish communities in Europe are also those of the members with the most say in the EU’s foreign policy: France, Britain and Germany. Leaders of all three communities are well-connected in the upper echelons of their governments. Surely they were aware that the day would come when Europe would no longer be content with empty protests against the settlers, while signing yet more unconditional cooperation agreements with Israel, and would lay down a green-red line?
Three years ago, Mick Davis, then-chairman of the United Jewish Israel Appeal, Britain’s main Jewish fundraising organization, sent shockwaves through the local community when he warned at an open meeting in London that Israel risked becoming an apartheid state if it did not act resolutely to end its rule over the Palestinians. What was particularly shocking about Davis’ words was not their content – centrist Israeli politicians such as Ehud Barak and Tzipi Livni have made similar assessments in the past – but the fact that a mainstream communal leader outside Israel was prepared to air such fears in public.
But it was a one-off. We have not heard similar warnings from any senior figure in European Jewry – just blanket expressions of support for Israel, occasionally accompanied by bland and meaningless endorsements of the two-state solution. Instead of sounding the alarm bells, they preferred to lend their voices to the choir that muffled all warnings.
No-one could accuse these communities of lacking in their devotion to Israel. They tirelessly raise tens of millions of Euros annually; their members regularly flock to Israel for their vacations and are not ashamed to voice their undying support, despite often being accused of dual loyalties (as if British or French Jews cannot be considered loyal citizens while loving their ancestral homeland.) So why have they let Israel down so dismally and so consistently over this issue? I know that some have tried to make their concerns known in private to Israeli leaders, but surely they noticed that for the past four years we have had a right-wing government with no interest in listening to any dissenting opinions?
The only way they could have had some influence was to speak out in public, both within their own communities and to Israel’s citizens. They were best placed to counter the self-confident assurances of Israeli politicians that we have nothing to worry about, as long as our technology and other exports are in demand around the world. Had they spoken out loudly and repeated the truth often enough, they could have had some influence; but they missed their opportunity.
Of course, some European Jewish leaders agree with the right-wing in Israel and do not believe in ending the occupation (or, indeed, that there is an occupation.) They can only be accused of misleading their constituents and the Israeli public as to the true political situation in Europe. But, as polls have shown, the majorities in these communities are not right-wing and neither is most of their leadership. They represent a wide range of political views in their own countries, nearly all of them shunning the far-right (though there are worrying symptoms of a greater tolerance of the National Front among French Jews) and largely identifying with progressive and liberal values.
These European Jews have let Israel down in double measure. Not only did they fail to warn of the EU guidelines, which may or may not cause significant damage to Israel’s economy and foreign-relations, but their continuing failure to provide critical support – to point out that the ongoing policies in the West Bank are immoral, antithetical to Jewish values and disastrous for Israeli society – they acquiesced in the immorality.
Just as European Jews should never allow others to accuse them of disloyalty for supporting Israel, they should not feel that honest criticism of Israel is in any way disloyal. If they feel that as Jews they have a duty to Israel’s future then they have failed in that duty.

http://www.haaretz.com/weekend/jerusalem-babylon/.premium-1.536620
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