Israele, ‘Grosse Koalition’ e gran pasticcio, il virus salva Netanyahu

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tratto da: REMOCONTRO

Piero Orteca Piero Orteca   29 Marzo 2020

 

Raggiunta l’intesa per un governo di unità nazionale che fronteggi l’emergenza sanitaria ed economica. Netanyahu sarà premier per un anno e mezzo e subito dopo gli succederà Benny Gantz.

Virus in Israele, quello biologico e quello politico

Quello che era troppo difficile da fare di fronte alla minaccia palestinese o a quella iraniana, è stato reso invece possibile dal Coronavirus. Israele si avvia a cambiare la geografia diplomatica del Medio Oriente, con un vero e proprio “colpo di teatro”: Netanyahu, che sembrava messo quasi in fuori gioco dopo le ultime elezioni e le vicissitudini giudiziarie, si avvia a formare un governo di unità nazionale assieme al suo avversario di sempre, Benny Gantz, leader dell’opposizione moderata. La complicatissima formula raggiunta dopo laboriose trattative è stata chiaramente condizionata dall’emergenza pandemica planetaria, che oltre alle ricadute pratiche sul tessuto sociale dello Stato ebraico potrebbe avere conseguenze micidiali sulla traballante economia israeliana.

Staffetta salva ‘Bibi’

L’accordo raggiunto prevede una “staffetta” che vedrà l’attuale leader dei conservatori (Likud) guidare il paese per 18 mesi. Subito dopo gli succederà proprio Benny Gantz, che, nel frattempo, diventerà speaker del Parlamento, cioè in pratica Presidente della Camera . La sottoscrizione dell’intesa ha provocato danni collaterali, perché il partito di Gantz, Kahol Lavan, in pratica si è spaccato in due, perché la metà dei suoi membri non ha accettato il compromesso con Netanyahu. Dopo furibonde polemiche, non prive di ripicche, si è deciso che i dissidenti manterranno il simbolo del partito, mentre i sostenitori di Gantz assieme al loro leader riprenderanno il vecchio nome di “Hosen Yisrael”.

Contro il generale vince Netanyahu

Secondo gli analisti, la chiusura della complicatissima partita è stata una vittoria di Netanyahu, che arrivato a un certo punto sembrava stretto all’angolo. Invece, l’emergenza pandemica e la necessità di salvare non solo l’equilibrio sociale del Paese, ma anche la sua economia, hanno convinto tutti a trovare questa soluzione di compromesso. Certo, nelle segrete stanze si parla apertamente della “buona volontà” di ricompattarsi di fronte alla possibile catastrofe e anche degli interessi individuali e di gruppo che possono essere facilmente comprensibili. Gantz, estenuato dalle continue battaglie elettorali, ha voluto mettere un punto fermo che gli consegnerà il Paese nelle mani tra un anno e mezzo, con la possibilità di sviluppare politiche sociali e finanziarie diverse, come va predicando da lunga pezza.

Corruzione e assoluzione politica?

Netanyahu, dal canto suo, avrà l’opportunità di affrontare il suo spinoso problema giudiziario da premier, facendo valere un potere contrattuale molto più consistente che lo potrebbe portare a condizionare il verdetto finale. D’altro canto, tutti sono concordi nel giudicare il momento cruciale per la sopravvivenza economica e finanziaria di Israele. La pandemia ha fatto scattare l’allarme rosso per tutti, amici e nemici. Così, le preoccupazioni di Gerusalemme, che prima aveva il chiodo fisso di doversi difendere dall’incubo iraniano e dalla sua longa manus rappresentata da Hezbollah, adesso  sono tutte rivolte a cercare di evitare le micidiali ripercussioni che si avranno dopo la prevedibile recessione. C’è molta costernazione negli ambienti politici e finanziari dello Stato ebraico, perché gli ultimi trend sembravano garantire tassi di crescita soddisfacenti, anche se con qualche nube all’orizzonte.

Meno armamenti e aggressività

Adesso bisognerà vedere come salvare capra e cavoli in un sistema produttivo che è decisamente “export-oriented” e che quindi vede improvvisamente congelati la maggior parete dei suoi mercati tradizionali. Se a questo si aggiunge il prevedibile e drastico calo della domanda interna, ecco che allora la frittata è fatta e bisogna immediatamente correre ai ripari. L’anno scorso il Prodotto interno lordo israeliano è aumentato di un ottimo 3,7% e la disoccupazione si era fermata a un più che fisiologico 3,8%. Dati soddisfacenti che adesso dovranno essere rivisti in maniera molto più pessimistica dopo la tempesta da Coronavirus. Tra le altre cose, il motore economico del Paese era già in fase di rallentamento e, infatti, il tasso di inflazione a Gennaio si era abbassato allo 0,3 %. Così, la “Grosse Koalition” avrà adesso l’incarico di mettere in terapia intensiva tutto il sistema-Paese, cercando di ammorbidire i devastanti contraccolpi della incipiente crisi economica, che tra le altre cose, non si sa quanto potrà durare.

Sono tempi duri ed è probabile che l’arrivo di un lungo periodo di vacche magre costringerà Israele a rivedere anche il suo budget per la Difesa.

Piero Orteca

PIERO ORTECA

Piero Orteca, giornalista, analista e studioso di politica estera, già visiting researcher dell’Università di Varsavia, borsista al St. Antony’s College di Oxford, ricercatore all’università di Maribor, Slovenia. Notista della Gazzetta del Sud responsabile di Osservatorio Internazionale

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