ISRAELE HA UN “DIRITTO ALL’AUTODIFESA” CONTRO GAZA?

di Norman Finkelstein e Jamie Stern-Weiner – 5 giugno 2018

Razan al-Najjar

Il 1° giugno 2018 Razan al-Najjar – una paramedica ventunenne – è stata colpita a morte da un cecchino israeliano a Gaza mentre stava offrendo cure mediche a dimostranti feriti. E’ stata il centodiciannovesimo palestinese ucciso a Gaza dall’inizio delle dimostrazioni di massa contro l’assedio israeliano, iniziate il 30 marzo. Nel corso dello stesso periodo forze israeliane hanno colpito con proiettili veri contro più di 3.600 dimostranti, una cifra che l’eminente organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha descritto come un “numero di vittime da capogiro”. L’attacco ha lasciato sull’orlo del collasso lo stremato sistema sanitario di Gaza.

Per giustificare il massacro, Israele e i suoi apologeti hanno invocato il ‘diritto all’autodifesa’ di Israele. Sparare contro i dimostranti a Gaza era il solo mezzo – questa la tesi – mediante il quale Israele poteva impedir loro di violare il confine di Israele. Contro ciò, dirigenti delle Nazioni Unite e organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato che Israele, nell’usare proiettili veri contro dimostranti che non costituivano alcuna minaccia imminente, si è reso colpevole di uso ‘eccessivo’ o sproporzionato della forza. Sulla stessa linea il Coordinatore Speciale dell’ONU per il Processo di Pace in Medio Oriente ha reagito all’assassinio della al-Najjar avvertendo che “Israele deve calibrare il suo uso della forza”. Questo genere di critiche fondamentalmente accetta la premessa israeliana di avere “un diritto all’autodifesa” contro il popolo di Gaza. Accuse di uso ‘sproporzionato’ della forza legittimano implicitamente l’uso israeliano di una forza ‘proporzionata’, mentre accuse di uso ‘eccessivo’ della forza legittimano implicitamente l’uso israeliano di una forza ‘moderata’. In verità, tuttavia, Israele non ha alcun diritto di usare la forza contro la gente di Gaza. Ha perso tale diritto quando ha imposto un assedio illegale e un’occupazione illegale.

In base alla legge internazionale una potenza amministrante non ha alcun diritto di usare la forza per frustrare una lotta per l’autodeterminazione mentre un’entità non statale non è bandita dall’usare la forza armata nel perseguire il suo diritto all’autodeterminazione. Cioè: la legge internazionale non vieta ai palestinesi di Gaza di impiegare la forza armata nel corso della sua lotta per l’autodeterminazione, internazionalmente convalidata, mentre in effetti vieta a Israele di sopprimere con la forza tale lotta per l’autodeterminazione. Gli organizzatori delle dimostrazioni di Gaza hanno preso una decisione strategica a favore della nonviolenza, ma tale decisione non era richiesta dalla legge e Israele non avrebbe avuto maggior titolo a usare la forza contro i dimostranti di Gaza se fossero stati armati.

Potrebbe essere obiettato – sebbene non da parte di Israele che nega di occupare Gaza – che Israele è un occupante belligerante di Gaza e perciò ha il diritto, in base alla Quarta Convenzione di Ginevra, di usare la forza per mantenere l’ordine pubblico. Ma, innanzitutto, in base alla stessa convenzione, il protratto assedio israeliano costituisce una ‘punizione collettiva’ imposta ‘in flagrante violazione della legge internazionale’.

Israele non può citare selettivamente la Quarta Convenzione di Ginevra per legittimare il proprio uso della forza mentre ignora gli obblighi imposti alla potenza occupante dalla stessa Convenzione di salvaguardare il benessere della popolazione occupata. Inoltre, punto secondo, proprio come la Corte Internazionale di Giustizia ha sentenziato nel 1971 che il rifiuto del Sudafrica di negoziare in buona fede aveva reso illegale la sua occupazione della Namibia, così il rifiuto di Israele di negoziare in buona fede sulla base della legge internazionale ha reso illegale la sua occupazione della West Bank e di Gaza. Ha perciò perso i suoi diritti di occupante belligerante.

Israele mantiene un’occupazione illegale di Gaza da più di cinquant’anni. Ha assoggettato la popolazione civile di Gaza a un assedio illegale durato più di un decennio. Il ‘diritto all’autodifesa’ reclamato da Israele corrisponde, in tali circostanze, al diritto di imporre tali regimi illegali. Fino a quando, e a meno che, Israele non porrà fine all’assedio e all’occupazione, il suo solo e unico ‘diritto’ nei confronti di Gaza consiste nel ritirarsi.

Se la visione opposta – che Israele ha il diritto di usare la forza per impedire che gli abitanti di Gaza violino la barriera perimetrale – è diffusamente accettata, è perché una pervasiva de-umanizzazione della gente di Gaza, da un lato, e una cortina fumogena di tecnicismi legali, dall’altro, hanno insieme oscurato il vero carattere della situazione.

Israele presenta la barriera che circonda Gaza come un “confine” e i dimostranti che cercano di attraversarlo come infiltrati. Ma, come ha segnalato il direttore esecutivo di B’Tselem, il termine ‘confine’ in questo contesto è del tutto fuorviante. Gaza non è uno stato. Gaza è un ‘campo di prigionia’ (ex primo ministro britannico David Cameron), un ‘bassofondo tossico’ (capo dell’ONU per i diritti umani Zeid Ra’ad al-Hussein), un ‘ghetto’ (comitato editoriale di Ha’aretz). Più del 70 per cento dei detenuti in questo campo di prigionia è costituito da profughi, mentre più della metà è costituita da bambini sotto i diciotto anni.

L’assedio israeliano in stile medievale non ha fatto altro che estinguere l’economia di Gaza e ha ridotto la sua popolazione alla mendicità.  Più ancora di ciò, la stessa vivibilità del territorio per un vasto insediamento umano è stata messa a rischio. Come ha detto il direttore per il Vicino e Medio Oriente del Comitato Internazionale della Croce Rossa: “Gaza è una nave che affonda”. Nella valutazione professionale di dirigenti delle Nazioni Unite, Gaza è divenuta fisicamente ‘invivibile’.

Di massimo allarme è che il 96 per cento dell’acqua di rubinetto di Gaza è oggi inadatto al consumo umano, mentre la sua sola falda di acqua dolce è sulla soglia, o oltre, di un danno irreversibile. Sara Roy, la principale autorità sull’economia politica di Gaza presso la Harvard University, spiega che cosa ciò significa in pratica: ‘esseri umani innocenti, la maggior parte giovani, sono lentamente avvelenati dall’acqua che bevono’.

Gli avvocati che dibattono se Israele abbia usato o no una forza ‘eccessiva’ per impedire agli abitanti di Gaza di evadere dal loro ‘campo di prigionia’ hanno perso di vista la posta umana in gioco a Gaza. Le sole domande moralmente sensate presentate dalla situazione a Gaza sono le seguenti. Israele ha diritto, nel nome dell’”autodifesa”, a ingabbiare il milione di bambini di Gaza in un ‘bassofondo tossico’? La gente di Gaza non ha il diritto di evadere da un ‘campo di prigionia’ nel quale le condizioni sono state rese fisicamente invivibili? O è obbligata a restare zitta a morire?

Norman G. Finkelstein è autore di numerosi libri sul conflitto israelo-palestinese più recentemente di Gaza: An Inquest Into its Martyrdom  (University of California Press, 2018).

Jamie Stern-Weiner è il curatore di Moment of Truth: Tackling Israel-Palestine’s Toughest Questions (OR Books, 2018).

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/does-israel-have-a-right-to-self-defence-against-gaza/

Originale: redpepper.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

ISRAELE HA UN “DIRITTO ALL’AUTODIFESA” CONTRO GAZA?

http://znetitaly.altervista.org/art/25174

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