Israele, Hamas, Gaza. Ci risiamo?

admin | October 11th, 2012 – 1:14 pm

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Ci risiamo? A guardare i titoli che riguardano israeliani e palestinesi, in questi ultimissimi giorni, sembra di essere tornati – di colpo – all’autunno del 2008. Gaza e il sud di Israele sono di nuovo infuocati. Israele è di nuovo in campagna elettorale, perché di nuovo sono stae indette consultazioni politiche anticipate per il rinnovo della Knesset. E su tutto incombono, di nuovo, le elezioni presidenziali americane.

C’è di che essere preoccupati, perché questi continui “di nuovo” fanno temere una escalation sul fronte sud di Israele, nonostante le ferite provocate dall’Operazione Piombo Fuso a cavallo tra 2008 e 2009 non si siano ancora per nulla rimarginate.

Allora, prima di parlare delle evidenti differenze tra l’autunno del 2008 e questo autunno 2012, parliamo degli elementi comuni.

Il primo. Sale la tensione tra Israele e Hamas su Gaza, tra tentativi di omicidi mirati dell’aviazione israeliana e razzi delle fazioni armate palestinesi sparati contro le cittadine israeliane del Negev. Hamas, anche stavolta restia a reagire contro Israele perché lo status quo è più importante, decide che è ora di mandare qualche segnale (qualche razzo) sia agli israeliani sia alle altre fazioni di Gaza, per mitigare quell’aura di regime che da anni la circonda. A farne le spese – anche stavolta – sono i civili, e soprattutto i civili palestinesi.

Certo, in questo autunno 2012 c’è un protagonista diverso. L’Egitto in transizione presieduto da Mohammed Morsy, che però – rispetto a Gaza e a Hamas – non ha deciso una discontinuità rispetto al ‘regno’ di Hosni Mubarak. Quello che viene ritenuto l’interesse nazionale egiziano ha ancora la prevalenza sulle comuni origini islamiste di chi è al vertice, a Gaza e al Cairo. Nulla di nuovo, verrebbe da dire, vista la storia dei rapporti tra palestinesi ed egiziani negli ultimi decenni…

Se questo è vero, è altrettanto vero che difficilmente Morsy potrebbe superare alcuni steccati, e per esempio comportarsi come Mubarak fece alla vigilia dell’attacco israeliano contro Gaza del 27 dicembre del 2008, quando strinse platealmente la mano all’allora miniera degli Esteri Tzipi Livni. Una stretta di mano che il pubblico egiziano interpretò, ex post, come il benestare del regime di Mubarak al massiccio attacco militare israeliano contro i palestinesi. Morsy non potrà rimanere ‘neutrale’ di fronte a una escalation militare, ed è questo il motivo per cui questa escalation molto probabilmente non ci sarà. E poi la questione siriana limita – per così dire – il confronto militare tra Israele e Hamas all’interno delle regole non scritte di un conflitto a bassissima intensità. Non per questo meno sanguinoso e duro per la popolazione di Gaza, stremata, stanca, dimenticata.

Secondo punto: Israele alle prese con le elezioni anticipate. Alcuni dei protagonisti di allora ci sono anche oggi. Bibi Netanyahu, in primis, che resta l’unico possibile e probabile vincitore delle consultazioni che si terranno tra gennaio e febbraio. I primi sondaggi premiano la sua premiership, nonostante i pesanti problemi socioeconomici che hanno spinto il primo ministro ad andare subito e presto a elezioni anticipate. Netanyahu vince a mani basse nei primi sondaggi. E la coalizione di centro destra pure, per nulla toccata da quello che succede sul terreno, dall’aggressività sempre più alta dei coloni sino alle proteste sociali, dalla mancanza di un qualsiasi canale di dialogo con l’Anp di Mahmoud Abbas e Salam Fayyad, sino alla deriva conservatrice e retriva sempre più presente nella società israeliana.

Forse si ripresenterà alle elezioni Ehud Olmert, i cui scandali avevano causato le elezioni anticipate del 2009. E questo possibile ritorno sulla scena di Olmert la dice lunga sulla stagnazione della politica israeliana, in cui pochissimo s’affaccia di nuovo all’orizzonte.

Da ultimo, le elezioni americane che incombono, e che hanno segnato in modo così prepotente gli ultimi mesi, col rischio altissimo di un attacco israeliano sui siti nucleari iraniani. Tutto rinviato in primavera, sembra. Ma ancora una volta il Medio Oriente entra – per così dire – a gamba tesa nelle presidenziali di oltreoceano.

Di questo e di altro parlo oggi pomeriggio alle ore 18 a Milano all’Ispi a via Clerici. Tema: “I tormenti di Israele”, con Gad Lerner e Tatiana Boutourline de “Il Foglio”. Moderatore: Paolo Magri dell’Ispi.

Nella foto, la scuola per i bambini palestinesi di Umm al Nasser costruita da Vento di Terra, colpita durante un raid israeliano il 10 ottobre scorso. L’ho visitata a giugno. È bellissima. Speriamo resista…

Il brano per la playlist di oggi, in una uggiosa giornata meneghina. Nella terra del vento, l’ultimo Ivano Fossati.

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