ISRAELE-HAMAS, NELLA CRISI INFINITA IL FALLIMENTO DI DUE CLASSI DIRIGENTI – di Ugo Tramballi

406

tratto da: Ugo Tramballi

giovedì 13 maggio 2021  12:04

Il Sole 24 Ore, 12/5/21
Ugo Tramballi

Se ci fossero state le elezioni, i sondaggi dicevano che i palestinesi di Gaza, governati da Hamas, avrebbero votato Fatah; quelli della Cisgiordania, amministrati da Fatah, avrebbero votato Hamas. Un esempio eclatante di fallimento per una classe dirigente nazionale, quale essa sia. Forse qualche similitudine c’è solo con quella israeliana, sempre più vicina alla quinta e forse ugualmente inutile elezione in poco più di due anni.

Esiste una certa specularità fra israeliani e palestinesi: i primi votano troppo, i secondi non votano da 15 anni. La differenza è che in Israele è stato comunque creato un sistema economico, sociale e di sicurezza, che funziona indipendentemente dalle risse partitiche; i secondi sono bloccati nella gabbia costruita attorno a loro dall’occupazione israeliana; e dentro questo recinto sono governati da incapaci.

Ci eravamo ormai abituati all’assenza dei palestinesi dalle cronache del Medio Oriente: gli americani cercavano di starne il più lontano possibile, gli europei non avevano forza per incidere, gli arabi degli altri paesi erano troppo occupati dai loro conflitti. Tutti si erano stancati del finto velleitarismo di Fatah in Cisgiordania e dell’estremismo islamista di Hamas a Gaza, entrambi convinti che le posizioni di forza sul campo e nella diplomazia fossero presidiate da loro e non dagli israeliani.

Il punto più basso della visibilità palestinese sono stati gli accordi di Abramo, quando i paesi più importanti del Golfo (Arabia Saudita compresa, sebbene a discreta distanza) hanno riconosciuto Israele senza più chiedere in cambio la nascita di un’entità nazionale palestinese. Abbandonati anche dai presunti difensori che quella causa in realtà sostenevano solo quando serviva ai loro interessi.

Gli israeliani ne hanno approfittato, convinti come tanti anni fa sosteneva Golda Meir, che il popolo palestinese non fosse mai esistito. Molti israeliani oggi si riferiscono ai palestinesi chiamandoli semplicemente “arabi”. Gli estremisti al potere a Gaza, la gerontocrazia corrotta e incapace a Ramallah, servivano al loro disegno: isolare i palestinesi, farne dimenticare la causa, continuare indisturbati il furto di terre nei territori occupati. Ed ebraicizzare Gerusalemme “capitale eterna e indivisibile” d’Israele, sfrattando residenti arabi per affidarne le case ai coloni.

Come accade quasi sempre, anche questa crisi si è già trasformata in una guerra su Gaza: Hamas con gli inutili razzi per darsi una ragion d’essere; Bibi Neanyahu con i muscoli, per prolungare il suo potere. Ma a dispetto degli occupanti, di chi li governa, delle cautele della diplomazia internazionale e del disinteresse dell’opinione pubblica, i palestinesi sono ancora lì. Esistono nonostante tutto. E come ogni popolo nella loro condizione, ogni tanto si ribellano anche sapendo di lottare per una causa disperata.

Nel settembre del 2000 la seconda Intifada scoppiò più o meno in questo modo, sempre sulla Spianata del Tempio di Gerusalemme. E’ tuttavia difficile che ne possa scoppiarne una terza: i territori occupati sono rigidamente controllati dagli israeliani anche con tecnologie d’avanguardia; il muro costruito da Israele è immorale ma da quando esiste è un’insormontabile barriera contro gli attentati suicidi di un tempo. E la precedente rivolta è stata un’esperienza così devastante per i palestinesi che pochi vorrebbero ripetere.

Ma in qualche modo una disperazione viene espressa, è comprensibile e sarebbe utile ascoltarla. Ciò che sta accadendo forse spingerà Israele a chiedersi quanto, alla lunga, siano compatibili la democrazia, l’economia vibrante, le startup e l’organizzazione che ha sconfitto la pandemia, con l’immoralità dell’occupazione dei territori. Gli eventi di Gerusalemme rischiano d’isolare di nuovo Israele nella regione e di rovinare gli accordi di Abramo: nemmeno i ricchi regni ed emirati firmatari, possono ignorare quello che accade a Gerusalemme.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante notte, fuochi_d'artificio e cielo
https://www.facebook.com/ugo.tramballi.1/posts/3627186867385343?__cft__[0]=AZUgC5BJdojVil8eVUBZJJt56fP57Qq0h2oGor7cy2SFdsmcIQ2xg-bxA-nkmvuD0u6LXwwA1AG6pZHWUDTOoC_jQKH6ca_PLXgdBPboEtZ2azbo5EoANW8IMTyH5GWb648&__tn__=%2CO%2CP-R

 

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

SHARE

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.