Israele, il ritorno di Lieberman

Confermato dalla Knesset ieri come ministro degli Esteri, Lieberman ritrova il sorriso tra le polemiche interne governative e le preoccupazioni dei palestinesi

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martedì 12 novembre 2013 14:01

MIDEAST ISRAEL POLITICS

dalla redazione

Roma, 12 novembre 2013, Nena News – Ieri sera la Knesset ha confermato con una larga maggioranza (62 voti a favore, 17 contrari e un astenuto) Avigdor Lieberman come ministro degli Esteri nel governo Netanyahu. Il parlamentare di origine moldava era stato ministro degli Esteri per tre anni e mezzo. Aveva dato le sue dimissioni lo scorso dicembre dopo che gli erano state formalizzate pesanti accuse di frode e abuso di ufficio. La sua carica era stata ricoperta ad interim dal premier Netanyahu in attesa della sua assoluzione. Un’assoluzione che è arrivata solo cinque giorni fa.

Un ritorno ampiamente previsto ma che ha suscitato vibranti polemiche nella discussione parlamentare che ha preceduto la votazione. Durissimo è stato il commento dalla leader di Meretz (sinistra sionista) Zahava Gal-On: «Mettere Lieberman al Ministero degli Esteri è come piazzare un esplosivo nel processo di pace. Proprio ora che Israele prova a fare progressi con i palestinesi, lo si sistema agli Esteri?».

Michael Ruzin, suo collega di partito, le ha fatto eco: «Un’altra prova della schizofrenia di questo governo dalle due facce. Quella di Livni [Ministro di Giustizia, ndr] che propone un avanzamento delle trattative di pace. E poi quella di Lieberman come Ministro degli Esteri che è invece è contrario alle negoziazioni, ed è per l’isolamento dal mondo». Ruzin ha definito il neo ministro uno «scomunicato da parte dei governi stranieri che non vogliono riaverlo tra di loro». Scontata è stata la contrarietà dei parlamentari palestinesi, espressione del “settore arabo” d’Israele. Zahalka di Balad/Tajammu’ ha invitato i palestinesi ad interrompere immediatamente le trattative di pace con Israele. Tibi (Lista araba unita) ha definito il parlamentare di origine moldave «il vero volto della politica estera d’Israele».

Ovviamente tutt’altra musica a destra. Il premier Netanyahu ha speso parole al miele per il suo alleato: «Sono contento che fra qualche ora potremmo portare Lieberman al tavolo di governo. Mi è mancato. Abbiamo molto da lavorare e di fronte a noi abbiamo molte sfide».

Problema interno

Il ritorno del parlamentare ai vertici della politica israeliana impone due riflessioni. La prima riguarda la coalizione governativa.L’assegnazione del quinto ministero ad Yisrael Beitenu (partito che Liberman ha fondato e guida dal 1999) ha mandato su tutte le furie gli “alleati” di Yesh Atid di Lapid e di Casa ebraica di Bennet. Per placare la sua rabbia, Lapid ha chiesto al premier Netanyahu di affidare la guida della Commissione Esteri e di Sicurezza al suo collega di partito Ofer Shelah. Per il momento Bibi ha risposto picche. Il premier, infatti, preferirebbe piazzare un suo uomo fidato scelto all’interno del Likud.

Yesh Atid e Casa Ebraica confermano ufficiosamente di non volere di far cadere il governo a cui giurano fedeltà. Ma di fronte allo “sgarro” dell’aumento dei ministri di Yisrael Beitenu pretendono una «ricompensa». Un’altra conseguenza della votazione di ieri è che, con l’ingresso di Lieberman nella squadra di governo, crescerà il numero dei rappresentanti del Gabinetto Politico (conosciuta anche come Commissione dei Ministri per gli Affari della Sicurezza). Un organismo importante in Israele composto da un numero ristretto di ministri e guidato dal premier la cui funzione è trattare argomenti delicati come quelli relativi ai rapporti internazionali e alla Sicurezza.

L’ingresso di Lieberman porterà a due i rappresentanti di Yisrael Beitenu all’interno della Commissione spostando ancora più a destra le decisioni che prenderà. Il tentativo del “moderato” Lapid di inserire il suo uomo mira a mitigare quanto il Gabinetto metterà a votazione.

E ora le trattative di pace?

La seconda questione che si pone con il ritorno di Lieberman è cosa accadrà al processo di pace in corso con i palestinesi. Il Ministro degli Esteri è conosciuto per le sue posizioni xenofobe ed estremiste contro i palestinesi e in più circostanze si è dichiarato contrario ai negoziati di pace tra Israele e la Palestina. Sarà interessante capire quale rapporto instaurerà con la “moderata” Tzipi Livni che si sta occupando personalmente delle trattative con l’Autorità Palestinese.

Il leader di Yisrael Beitenu ha sempre mostrato un particolare gusto nel denigrare i palestinesi e in più occasioni ha attaccato ferocemente l’Autorità Palestinese destando timide preoccupazioni persino delle cancellerie occidentali. Secondo la stampa israeliana, Lieberman non distruggerà i colloqui di pace in corso rispettando il rapporto privilegiato che lega indissolubilmente Tel Aviv a Washington. Ciò, precisa la stampa locale, non significa che resterà in disparte. Del resto Lieberman è un politico schietto ed è molto esposto mediaticamente. Pertanto sembra davvero difficile immaginarlo silenzioso e indifferente a quanto (molto poco) sta accadendo con il governo di Ramallah.

Durante i suoi tre anni e mezzo alla guida degli Esteri il leader di Yisrael Beitenu aveva proposto leggi discriminatorie contro i palestinesi d’Israele. Tra queste vi fu quella (fallita) di richiedere agli israeliani un giuramento di fedeltà. In caso di mancata ottemperanza sarebbe stata revocata loro la cittadinanza. Un chiaro tentativo per punire gli “arabi” d’Israele che non si sentono cittadini di uno stato che li discrimina non essendo loro ebrei.

Dalla dialettica poco raffinata ha imbarazzato Netanyahu quando, qualche anno fa, paragonò il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan al ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. La sua stessa vita privata dovrebbe farlo apparire “fuori posto” in un dicastero così importante e fonte di imbarazzo per lo stato d’Israele. Il ministro cinquantacinquenne risiede infatti nell’insediamento di Nokdim, in Cisgiordania, cioè nei Territori Occupati che dovrebbero essere restituiti ai palestinesi per raggiungere un accordo di pace. Nel 2001 Lieberman fu ritenuto colpevole di aver aggredito un bambino palestinese dopo che quest’ultimo aveva colpito suo figlio. Il tribunale lo condannò al pagamento di un ammenda alla famiglia del piccolo palestinese.

Ma Lieberman con i suoi isterismi e la sua pronunciata xenofobia è proprio colui che, meglio degli altri e senza i filtri del “politically correct” della (debole) sinistra sionista, incarna e si fa megafono del razzismo del sionismo. Nena News

 

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