ISRAELE. “Infiltrati” verso il Ruanda

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04 apr 2015

Chiuso un accordo da milioni di dollari con Kampala che si farà carico -non è ancora chiaro in che modo- di centinaia di richiedenti asilo africani di cui lo Stato ebraico si vuole sbarazzare. Finora Tel Aviv aveva esercitato forti pressioni sui migranti affinché lasciassero il Paese, ma non li aveva mai ufficialmente espulsi

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della redazione

Roma, 4 aprile 2015, Nena News – Saranno deportati in Ruanda e Uganda i migranti africani arrivati in Israele per chiedere asilo politico. Si tratta di centinaia di eritrei e sudanesi, definiti “infiltrati” dalla stampa e dalle stesse autorità israeliane, che sono diventati oggetto di scambio in un accordo, che sembra ormai chiuso, tra Tel Aviv e Kampala.

In cambio di milioni di dollari, il Ruanda si farà carico -non è ancora chiaro in che modo- di centinaia di persone di cui lo Stato ebraico si vuole sbarazzare. I richiedenti asilo africani saranno deportati anche in Uganda.

Non è una novità che i migranti africani siano degli indesiderati in Israele, ma la nuova politica dell’Autorità israeliana della Popolazione e dell’Emigrazione li priva del diritto di opporsi a un trasferimento in un altro Paese, sulla base del fatto che si tratta di uno Stato terzo dove non corrono rischi. Finora Tel Aviv aveva esercitato forti pressioni sui migranti affinché lasciassero il Paese, ma non li aveva mai ufficialmente espulsi. Molti eritrei e sudanesi avevano firmato documenti in cui dichiaravano che la loro scelta era stata “spontanea”. Israele, infatti, è firmatario della Convenzione sui rifugiati, che vieta il trasferimento di persone in Stati dove la loro vita potrebbe essere in pericolo. Con l’accordo con il Ruanda si aggira questo ostacolo e per centinaia di persone si aprono le porte della deportazione, contro la loro volontà.

Lo scorso settembre, la Ong Human Rights Watch (HRW) aveva stigmatizzato la politica israeliana nei confronti degli eritrei e dei sudanesi che erano entrati nel Paese dopo essere passati dalla turbolenta Penisola del Sinai, dove avevano subito abusi. Secondo HWR, nello Stato ebraico c’è una discriminazione sistematica nei confronti dei richiedenti asilo, percepiti come una “minaccia”. Nel tentativo di allontanarli, il governo Netanyahu ha reso la loro vita infernale: li ha mandati nei centri di detenzione, ha procrastinato le loro richieste d’asilo (o le ha ignorate del tutto), ha aumentato gli ostacoli per il rilascio del rinnovo dei permessi di soggiorno temporanei. Contemporaneamente, Israele ha aumentato a 3.500 dollari il compenso per chi decideva di andarsene dallo stato ebraico “di propria volontà”.Secondo i dati forniti dal governo al Tribunale superiore israeliano, nel 2014 5.803 immigrati hanno “preferito” lasciare lo stato ebraico. 1093 di loro hanno scelto stati terzi, cioè non di origine.

In Israele risiedono al momento 42.000 eritrei e sudanesi. Di questi, 2.000 sono rinchiusi nella “struttura aperta” (secondo la definizione di Tel Aviv) di Holot nel deserto del Neghev. Nena News

http://nena-news.it/israele-infiltrati-verso-il-ruanda/

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