ISRAELE-IRAN E IL NUCLEARE “GIUSTO”

Dopo la pubblicazione del rapporto dell’Aiea sul presunto programma militare nucleare iraniano, è allarme nella comunità internazionale sugli esperimenti atomici segreti. Ma si dimenticano quelli israeliani.

GIORGIA GRIFONI

Roma, 09 novembre 2011, Nena News. “Teheran sta sviluppando un’arma nucleare”: è questo che gridano oggi tutti i giornali del mondo, riferendosi alla pubblicazione del rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) che ha confermato le anticipazioni del Washington Post su di un presunto sviluppo di un programma militare nucleare iraniano. “L’Agenzia è seriamente preoccupata riguardo alle possibili dimensioni del programma nucleare iraniano”, si legge nel rapporto. Secondo il documento, l’Iran avrebbe lavorato allo sviluppo dell’atomica in un programma strutturato fino al 2003, ma ci sarebbero “elementi credibili” per provare che gli esperimenti non si siano mai fermati. Sempre secondo le dodici pagine pubblicate ieri dall’Agenzia a Vienna, ci sarebbero “forti indizi” per cui l’Iran si sarebbe avvalso dell’assistenza di un tecnico russo, tale Vyacheslav Danilenko, nell’impiego dell’energia atomica per scopi militari.

La risposta di Teheran non si è fatta certo attendere: “l’Iran non ha bisogno della bomba atomica per far fronte agli Stati Uniti e ai suoi alleati”, ha dichiarato il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, riferendosi sia alla pubblicazione del rapporto dell’Aiea -considerato “falso, perché basato su documenti del 2004”- sia alle minacce israeliane di attacco alle istallazioni nucleari iraniane che, da qualche settimana ormai, campeggiano sulle prime pagine della stampa mondiale. I recenti avvertimenti di guerra di Tel Aviv-lanciati persino dal presidente Shimon Peres-  accompagnati da un vasto coro di affermazioni di sostegno a Israele e del suo diritto di difendersi dal nemico iraniano, lasciano perplessi. Come ha recentemente affermato l’ex segretario di Stato americano Condoleeza Rice: “Sono sicura che Israele saprà difendersi nel momento in cui gli Iraniani appariranno in procinto di oltrepassare la soglia nucleare”, il messaggio è chiaro: attaccare prima ancora di essere attaccati. Nonostante le mire iraniane siano lungi dall’essere state provate. L’appoggio incondizionato verrebbe dagli amici di sempre: Stati Uniti e Gran Bretagna che, secondo alcune indiscrezioni diffuse pochi giorni fa dal quotidiano britannico Guardian, sarebbero pronti ad attaccare Teheran.

E mentre la comunità internazionale è impegnata a dimostrare che il programma nucleare iraniano è finalizzato alla distruzione di Israele, tutti tacciono sulla situazione atomica dello Stato ebraico. Se Teheran, oltre ad aver aderito al Trattato di non-proliferazione nucleare, è stata visitata dagli ispettori dell’Aiea, Tel Aviv invece tiene ben chiuse le porte di Dimona, centrale nucleare nel deserto del Negev. E non ha firmato nessun trattato. Si stima che Israele tenga nascosti dai 100 ai 200 ordigni tra le sabbie a 35 km dal mar Morto. La sorte che attende chi spiffera i misteri atomici israeliani porta il nome di Mordechai Vanunu, il tecnico che nel 1986 rivelò il programma nucleare di tel Aviv al quotidiano Sunday Times e per questo, tra celle di isolamento e arresti domiciliari, gli è vietato lasciare il paese e parlare con la stampa. Proprio Dimona, secondo le rivelazioni del New York Times, è stata la sede del laboratorio israelo-statunitense per la creazione dello Stuxnet, un potente software in grado di infettare e compromettere i sistemi degli impianti industriali. Ne hanno fatto le spese le centrali nucleari iraniane, destinazione finale del virus, che si sono viste infettare e sabotare gli esperimenti sull’uranio impoverito.

Lo scorso anno un tecnico nucleare israeliano, Uzi Even, ha esortato il suo Governo ad aprire alle ispezioni dell’Aiea e ad aderire al programma per la riduzione delle armi nucleari come il resto del mondo. Ovviamente il suo appello è caduto nel vuoto. Se si aggiunge che il reattore è vecchio di 40 anni e non è completamente sicuro –tanto che nel 2004 le autorità israeliane hanno distribuito migliaia di tavolette di iodio anti-radiazioni ai residenti nelle vicinanze- il quadro comincia a delinearsi nella sua chiarezza: due pesi, due misure. Perché non importa quanto un paese ne minacci di guerra un altro, o quanto segreti siano i suoi esperimenti atomici: l’importante è trovarsi dal lato “giusto” del mondo. Nena News

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